6 Luglio 2002

Caro tariffe: euro e Istat nel mirino della protesta

Su scala nazionale si calcola un`adesione dei consumatori tra il 20 e il 50 per cento. Ma l`Ascom: «Gli aumenti sono legati a eventi sporadici»


Caro tariffe: euro e Istat nel mirino della protesta

Sciopero della spesa contro gli arrotondamenti selvaggi. Raggiunto un obiettivo: si rivedrà il paniere




C`è tosatura e tosatura. Ma oltre un certo limite anche la pecora si ribella. Fuori di metafora: gli italiani, e i bergamaschi con loro, non gradiscono affatto gli arrotondamenti selvaggi. Una visita al pub senza eccessi (panino e birra, per esempio) costa quanto una cena in trattoria due o tre anni fa. E la trattoria, dal canto suo, ha raggiunto lo stesso peso (in termini di portafoglio) di un ristorante tout court.
Colpa dell`inflazione? Anche, ma non solo. Le associazioni dei consumatori puntano piuttosto l`indice contro le rilevazioni dell`Istat: «Non tiene conto dei consumatori in carne e ossa – osserva il presidente della sezione bergamasca di Federconsumatori, Umberto Dolci – con diversi panieri di spesa e con un diverso grado di vulnerabilità rispetto all`aumento dei prezzi».
Una protesta che ieri si è tradotta nel primo sciopero della spesa promosso da Federconsumatori, Adoc, Codacons e Adusbef. E le adesioni non sono mancate: su scala nazionale, secondo alcune stime, tra il 20 e il 50 per cento dei consumatori hanno incrociato il portafoglio, accogliendo l`invito a «protestare contro i ladri di euro e gli arrotondamenti ingiustificati di prezzi e tariffe».
Morale, sembra che oltre 10 milioni di italiani si siano astenuti per un giorno dal fare la spesa, anticipando o posticipando rifornimenti di benzina, serate al cinema o in discoteca.
In chiave più strettamente bergamasca il volantinaggio ha prodotto i suoi effetti: qualcuno ha rinunciato al caffè, qualcun altro ha preparato in anticipo la doppia razione di pane.
Non si sono invece verificate defezioni consistenti nella grande distribuzione: il passaggio nei supermercati cittadini è rimasto nella norma, in linea con il calo estivo. «Una cosa è certa – osserva Umberto Dolci -: abbiamo inaugurato uno strumento nuovo da impiegare anche in futuro. Non vogliamo distruggere l`economia del Paese, ma mandare un segnale di pressione per combattere la speculazione imperante».
I commercianti però, dal canto loro, smorzano i toni della polemica: «Non apprezziamo queste iniziative – commenta Claudio Re, responsabile sindacale di Confesercenti -: già nella fase iniziale l`entrata in vigore dell`euro era stata accompagnata dal tentativo di esasperare fenomeni isolati».
Dati alla mano, Federconsumatori, sull`altro fronte, squaderna prezzi: «Qualcuno – sottolinea Umberto Dolci – mi deve spiegare perché il latte fresco costa al produttore 685 delle vecchie lire e in negozio raggiunge quota 2.500 vecchie lire».
Non va meglio sul fronte degli ortofrutticoli: due esempi, la lattuga romana parte da 0,16 euro per arrivare a un rincaro del 925% (tradotto per le tasche dei consumatori: 1,48 euro), mentre le fragole passano dall`1,50 euro del produttore ai 3,85 del mercato. E l`elenco – secondo Federconsumatori – potrebbe continuare, senza troppa euforia per il portafoglio dei clienti.
«Da parte nostra – ribatte Claudio Re – non riteniamo che si siano verificati aumenti ingiustificati. Si è gridato allo scandalo per la lievitazione dei prezzi relativi agli esercizi pubblici. In realtà, se anche l`adeguamento è stato superiore al tasso di inflazione dell`anno, non va dimenticato che i prezzi erano fermi da tre anni».
Eppure la sensazione di spendere di più dentro i confini di eurolandia va al di là della semplice percezione: «Come mai – incalza Umberto Dolci – nel settore abbigliamento non esistono più i centesimi? Un centesimo corrisponderà pure a 19,36 delle vecchie lire, ma dieci centesimi sfiorano le 200 lire».
Bocche cucite invece all`Ascom, che preferisce risolvere la questione senza scendere nella polemica con i consumatori e chiarendo la propria posizione con uno scarno comunicato stampa: «A livello locale non abbiamo rilevato significativi scostamenti dai rilevamenti nazionali. Se ci sono stati da parte di qualcuno, o in alcune circostanze, si è trattato di eventi sporadici, diluiti da una situazione più generale di conferma dei listini».
Intanto lo sciopero della spesa ha consentito ai consumatori di portare a casa un risultato di tutto rispetto. Ovvero: l`Istat si è impegnato a definire un calendario di incontri per approfondire e discutere il paniere dei beni e le metodologie di rilevazioni territoriali. Insomma, le statistiche ufficiali fanno i conti con l`inflazione percepita dai consumatori attivi e paganti.
«Chiedere che venga ridiscusso il paniere secondo le esigenze di chi consuma – precisa Claudio Re – è legittimo, così come è legittimo verificare l`attendibilità dei dati reali: le abitudini dei consumatori mutano molto rapidamente e richiedono verifiche periodiche. Però un conto è definire l`indice effettivo rispetto al costo della vita delle famiglie italiane, un altro cavalcare lo scandalismo per esigenze di visibilità».

    Aree Tematiche:
  • EURO
Previous Next
Close
Test Caption
Test Description goes like this