5 Settembre 2013

Caro benzina, la rabbia dei gestori

Caro benzina, la rabbia dei gestori

La benzina, in questi ultimi fine settimana d’ estate, ha raggiunto i 2 euro al litro. La notizia è stata diffusa lunedì dal Codacons, in base al particolare sondaggio che la stessa associazione ha appena condotto, invitando gli automobilisti di tutta Italia a fotografare i listini dei distributori in giro per il Paese. Ieri, però, è arrivata la risposta di Maurizio Micheli, presidente nazionale della Figisc, ovvero i benzinai associati a Confcommercio. Secondo Micheli, quasi inutile dirlo, i gestori degli impianti di distribuzione «non sono responsabili» dei rincari dei prezzi della benzina. Piuttosto, sono vittime. «Si ripetono in questi giorni, ora in una città ora in un’ altra, scoop su picchi e sforamenti dei prezzi dei carburanti, spesso prendendo a riferimento i prodotti speciali, che costano da 10 a 15 cent al litro in più della benzina e del gasolio ordinari, che falsano del tutto la percezione sulla rete del costo dei carburanti e delle sue cause», scrive Micheli in una nota. «La media dei prezzi in Italia, secondo la rilevazione del Ministero per lo Sviluppo economico riferita al 2 settembre, è pari, tenuto conto della grande molteplicità dell’ offerta tra impianti di marchio e pompe no logo e delle diverse modalità di servizio dal servito al self service , degli sconti e delle diverse promozioni, a 1,78 euro al litro per la benzina e a 1,67 per il gasolio». Quanto ai prezzi «citati come picchi massimi», spiega ancora Micheli, «va anche ricordato che contrattualmente il gestore che pratichi prezzi più alti di quelli consentiti dagli accordi commerciali con le compagnie petrolifere rischia direttamente lo scioglimento del contratto, ossia il proprio posto di lavoro». In altre parole, Micheli confuta i dati che ha udito in questi giorni per spiegare che «notizie sparate senza alcuna verifica non fanno informazione, ma solo sensazionalismo». E di svarioni, lui, ne avrebbe sentiti «non pochi: dal calcolo al ribasso delle imposte che gravano sui carburanti (che valgono ben 104 cent per la benzina e 91 per il gasolio, dai dati ministeriali del 2 settembre 2013), agli impropri confronti con il prezzo di altri Paesi europei dove la tassazione sui carburanti è inferiore in alcuni casi anche del 45 % a quella italiana, che è comunque superiore del 30% a quella media dell’ Unione Europea». E poi, secondo la Figisc, sugli ultimi rialzi hanno ovviamente influito i venti di guerra in Siria (vedere grafico e articolo a lato ). Questa, appunto, la conclusione di Micheli: «Non sono certo i gestori, che peraltro riscontrano difficoltà persino a poter pubblicare i prezzi sul sito ministeriale, come loro imposto da una norma inutile e beffarda per i consumatori, ad avere responsabilità in questa situazione. Gestori che hanno un margine fisso che non dipende mai dal prezzo finale, che sono costretti a lavorare a prezzi non competitivi imposti dalle compagnie petrolifere e che sono colpiti dal caro carburante, come gli automobilisti, che incide sulla loro esposizione finanziaria e sull’ indebitamento per l’ acquisto del prodotto, al punto da mettere in crisi definitivamente le loro imprese». La Figisc, in altre parole, si auto-assolve a tutto tondo. Ora si attende la contro-replica del Codacons.

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