30 Settembre 2005

«C`è chi fa debiti per comprarsi da mangiare»

«C`è chi fa debiti per comprarsi da mangiare»

Il Codacons: soldi presi a prestito perfino per pasta, latte e uova. In media siamo indebitati per 850 euro a testa, neonati compresi




Ma è proprio vero che stiamo meglio, come ci spiega il presidente del Consiglio? Bepi Covre, imprenditore trevigiano, è stato per una decina d`anni sindaco di Oderzo, 17mila anime, nel cuore del Nordest del benessere. E anche adesso che non fa più politica, la sua gente e la sua terra le conosce a fondo. Per rispondere alla domanda, propone una sorta di Istat fai-da-te che ciascuno può sperimentare: «Basta mettere il naso in una qualsiasi pizzeria. Fino a qualche tempo fa c`era gente tutte le sere, non parliamo del fine settimana, venerdì compreso. Adesso c`è vita solo al sabato, qualcosa di meno la domenica, per il resto è un pianto greco».

C`è una controprova che si può abbinare al test di Covre: verificare il numero dei locali dove si vendono pizze da asporto, e che si stanno moltiplicando anche nei piccoli centri. I più organizzati si sono attrezzati pure con le sedie: i clienti arrivano, ordinano, si accomodano per l`attesa, poi partono verso casa con il loro cartone fragrante. E c`è chi arriva a organizzarsi ancora più al ribasso. Come Luciano R., che ha mandato qualche tempo fa una lettera al «Gazzettino». C`è scritto: «Ci siamo accordati con un gruppo di amici. Uno compra le pizze surgelate al supermercato, un altro arriva con i funghi, un altro con il prosciutto. Poi ce le prepariamo in proprio».

Sempre meglio, molto meglio, di chi deve mettersi in fila alle cucine popolari: d`accordo. Ma nel suo piccolo, il test della margherita (pizza, non partito) rivela quanto anche a Nordest bisogni lavorare di fantasia per far quadrare i conti. Un problema trasversale, segnala l`Eurispes: negli ultimi quattro anni, un dirigente ha avuto un calo del potere d`acquisto del 7 e mezzo per cento, un operaio del 9, un impiegato del 13. E il Codacons segnala che «l`aumento dei prezzi e delle tariffe dal 2002 a oggi ha disastrato i bilanci delle famiglie del Veneto».

A supporto di questa affermazione, l`associazione propone una comparazione tra i redditi nostrani e quelli di alcuni Paesi europei, in termini di retribuzione netta annua, traducendola anche in un singolare ma efficace indicatore del potere d`acquisto, consistente nel numero di carrelli di spesa in un anno. Ne usciamo decisamente malconci: un nostro autoferrotramviere prende la metà del suo collega irlandese, e arriva a 9 carrelli contro 17; una segretaria introita metà della sua collega belga, e mette assieme 7 carrelli; un metalmeccanico arriva a meno di metà del suo collega olandese, e deve a sua volta accontentarsi di 7 carrelli; un insegnante schiatta d`invidia vedendo la busta paga del suo collega lussemburghese, che prende tre volte più di lui, e che accumula 29 carrelli di spesa contro appena 10. Intanto Confcommercio segnala che per la prima volta c`è un vero e proprio crollo delle vendite al dettaglio pure a Nordest: meno 3 per cento.

C`è un`altra contabilità del caro-vita, sempre relativo al Nordest, ed è quella proposta dalla Lista Consumatori. Lo scorso anno, i veneti si sono indebitati per 3,8 miliardi di euro a causa del credito al consumo, e a fine 2005 si dovrebbe salire a 4,5 miliardi; i prestiti sono cresciuti del 21 per cento, e ogni veneto (neonati compresi) in media risulta indebitato per 850 euro. L`indebitamento dei friulani ammontava a 1,1 miliardi di euro, che dovrebbero salire a 1,5 a fine anno; i prestiti sono cresciuti del 17 per cento, e ogni friulano è indebitato per 920 euro. Quanto al Trentino-Alto Adige, il debito complessivo era di 600 milioni di euro, destinati a portarsi a 850 a fine 2005; i prestiti sono cresciuti del 7 per cento, e ogni abitante porta un carico medio di debiti per 640 euro.

Per forza, ribatterà il solito esperto: se vogliono comprarsi il macchinone e la tv al plasma… Ma non è così, ribatte Carlo Rienzi, presidente di Codacons: «Un tempo si ricorreva ai prestiti per acquistare l`automobile o il grande elettrodomestico, o per comprare beni costosi e non essenziali, adesso lo si fa per riuscire a mantenere lo stesosotenore di vita degli anni passati. E lo dimostra il fatto che i finanziamenti avvengono per tutti i tipi di acquisti, dai libri ai viaggi, passando per i generi di prima necessità come pasta, latte, uova, farina, o perfino per i pranzi di nozze. Ma è una pratica pericolosa: se adesso siamo abituati all`idea di comprare un prodotto e cominciare a pagarlo dal 2006, dovremmo ricordare che prima o poi arriverà il momento di saldare le rate, e il nostro stipendio non sarà certo più elevato di quello attuale».


Se poi dalla media generale della popolazione si passa a qualche approfondimento, si trova un filo rosso che porta a situazioni sulla soglia della poverà. Spiega un operatore della Caritas sulla breccia da anni: «Stiamo registrando ormai da temnpo un crescente numero di pensionati che ci contattano perché non hanno abbastanza soldi per comprare neanche l`olio». Conferma Ivan Pedretti, segretario generale dello Spi veneto, il sindacato pensionati della Cgil: «La continua erosione del potere d`acquisto delle pensioni, e il progressivo quanto inesorabile ridimensionamento del welfare, hanno determinato una situazione di forte criticità, con rischio di abbandonare all`emarginazione le fasce più povere della popolazione. L`allargamento delle disparità sta producendo sacche di vera e propria indigenza, soprattutto per gli anziani soli, molti dei quali non sono più in grado di mantenersi».

Ma non ci sono soltanto i pensionati a comporre il quadro di un diverso Nordest rispetto a quello del benessere diffuso. Spiega Maurizio Rasera, ricercatore dell`Osservatorio veneto sul mercato del lavoro: «Il nostro reddito pro capite è di 20 punti percentuali superiore alla media dell`Unione Europea, ma anche in una comunità ricca come la nostra ci sono dei poveri. I numeri dicono che a Nordest forse 100mila persone sono al di sotto della soglia di povertà assoluta, e 360mila al di sotto di quella di povertà relativa».

Certo, può sembrare stridente questa mappa applicata a un`area con uno tra i tassi di disoccupazione più bassi del mondo. Ma Rasera invita a ragionare con categorie mentali diverse, perché diversa è la realtà: «È vero che la nostra società è ricca, e il numero dei poveri è limitato. Però il sistema è stato incapace di integrare le fasce più deboli all`interno del sistema produttivo in una maniera che non sia semplicemente burocratica. E per fasce deboli non intendo solo quelle esposte al rischio di povertà, ma mi riferisco specialmente ai disabili e a tutti coloro che hanno un problema a entrare nel mercato del lavoro. Il sistema produttivo richiede un`enorme efficienza su tutti i piani, ed è costruito attorno al lavoro di molti, in modo da produrre numerosi redditi in grado di assicurare molti consumi. Chi non riesce a stare al passo e si discosta in maniera significativa dal possedere le caratteristiche richieste, si trova facilmente emarginato, vicino alla soglia di rischio, soprattutto se si trova a essere solo. Il sistema ricco non ha trovato le risorse per risolvere i problemi dei più deboli».


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