Buoni pasto, si allarga la protesta
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fonte:
- Il Mattino
Torino. Slogan di protesta anche negli asettici Mc Donald?s. È da qui che è partita la guerra ai «buoni»: i 340 templi italiani del fast-food sono stati infatti i primi a chiudere la porta in faccia ai «ticket restaurant» i miniassegni colorati convertibili in cibo diventati simbolo del lavoratore dipendente dell?era moderna. E la rivolta, adesso, rischia di coinvolgere anche 65mila bar e ristoranti e 24mila tra alimentari, rosticcerie e gastronomie convenzionati convenzionati, che accusano le società emittenti di richiedere commissioni troppe elevate con aumenti arrivati nel giro di qualche anno al 12%. Che accettare in pagamento un ticket anzichè denaro contante non fosse più conveniente, gli esercenti, in realtà, lo sostengono già da un po?. Risale esattamente a due anni fa, il primo «No ticket day» che verrà replicato domani quando verrà estesa, seppure con modalità diverse, la protesta iniziata ieri a Torino da bar e ristoranti. A guidare i contestatori la Fipe Confcommercio. «Al massimo la prossima settimana ogni grande città arriverà al blocco dei buoni pasto», ha annunciato il direttore generale Edi Sommariva spiegando le motivazioni dello «sciopero» e sollecitando l?intervento dello Stato in modo che il costo di ogni ticket versato dalle aziende sia esattamente quello nominale. La Confcommercio ha inviato una lettera ai ministri dell?Economia, Domenico Siniscalco e delle Attività Produttive, Claudio Scajola, nella quale sostiene che serve una delega al governo con l?obiettivo di vietare le gare al massimo ribasso salvaguardando il valore del buono-pasto nell?intera filiera. Secondo Sommariva in questo modo si riuscirebbe a riportare le commissioni al 2-3% di una decina di anni fa. Dal canto suo, invoca «regole certe per il settore» anche l?Anseb, l?associazione che riunisce le società che emettono buoni pasto che ha negato l?esistenza di «un cartello». È guerra di cifre, intanto, sull?adesione dei locali torinesi alla giornata di protesta: l?Epat, l?associazione che ha promosso l?iniziativa, parla del 64% dei locali che non ha accettato i buoni pasto, mentre per la Fiepet torinese (federazione dei pubblici esercizi della Confesercenti) «da un sondaggio effettuato in 150 bar e ristoranti di Torino e provincia risulta che oltre il 70% ha dichiarato di non aderire alla protesta». Diversa la posizione della Fiepet nazionale che sostiene lo stato d?agitazione. Tutti i locali nel centro del capoluogo piemontese, dallo storico «Caval`d Brons» di piazza San Carlo al McDonald`s di piazza Castello, comunque, avevano esposta la locandina della protesta.Nella guerra dei ticket sono scese in campo le associazioni dei consumatori con il Codacons, che ha presentato un esposto al procuratore aggiunto di Torino, Raffaele Guariniello, in cui viene ipotizzato il reato di serrata e l?Adoc che dopo aver fatto sapere che pagare in contanti anzichè con i buoni pasto può arrivare a costare alle famiglie italiane fino a 1.200 euro l?anno, ha chiesto l?istituzione di una Commissione «che vigili sui processi di vendita dei ticket». «Lo sciopero dei buoni pasto è pienamente legittimo» ha dichiarato invece il ministro delle Attività Produttive Adolfo Urso invitando l?Antitrust ad avviare «un?istruttoria utile e necessaria per la massima trasparenza possibile».
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