Buoni pasto, guerra finita
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fonte:
- La Gazzetta del Mezzogiorno
Scajola promette: emendamento o decreto legge
ROMA Da oggi stop allo sciopero dei buoni pasto. La fine dell`agitazione è stata annunciata da Sergio Billè, presidente di Confcommercio, al termine di riunione straordinaria dell`Anseb, l`associazione nazionale delle società emettitrici di buoni pasto. La decisione, presa dalla Fipe-Confcommercio dopo le rassicurazioni arrivate dai ministri Domenico Siniscalco e Claudio Scajola, ha subito raccolto anche l`adesione della Fida, la Federazione dei dettaglianti alimentari che ha giudicato gli impegni dei ministri «una garanzia sufficiente a revocare lo sciopero». Gli oltre 2 milioni di italiani che ogni giorno hanno l`abitudine di acquistare il pranzo in bar e alimentari pagando alla cassa con un ticket possono tirare un sospiro di sollievo. In particolare, il ministro per le attività produttive, si è impegnato a nome del governo a risolvere la questione, con un decreto o un emendamento al disegno di legge sulla competitività. «Mi ritengo personalmente impegnato – ha detto il ministro – e ne ho parlato poco fa con Siniscalco, sia alla Camera che al Senato a sostenere un emendamento al disegno di legge sulla competitività che risolva legislativamente la questione dei buoni pasto in maniera definitiva. In caso di lungaggini il Governo saprà approvare una soluzione legislativa d`urgenza», attraverso un decreto legge. Finisce così una «querelle» che, nelle ultime due settimane, ha opposto gli uni agli altri, in ordine più o meno sparso, esercenti, consumatori-lavoratori, aziende private ed enti pubblici, governo e società che emettono i ticket restaurant, con quest`ultime principali imputate e obiettivo della protesta degli esercenti. E con i consumatori-lavoratori nella posizione di incolpevoli danneggiati. A scatenare la protesta, la questione delle commissioni, troppo alte, secondo i titolari dei pubblici esercizi, anche del 13% a fronte del 2-3% di dieci anni fa. Da qui la richiesta di Confcommercio al governo, affinchè intervenga a vietare le gare al massimo ribasso. Per parte loro il popolo dei buoni pasto, stimato in oltre 2 milioni di lavoratori al giorno, non ha fatto mancare le sue critiche agli stessi esercenti, accusati dal Codacons di essersi «già rifatti delle alte commissioni, rialzando i prezzi. Dal 2001 a oggi un pasto fuori casa costa mediamente l`83% in piu» e col ticket da 5 euro è sempre più difficile consumare un pasto. La revoca dello sciopero ha comunque soddisfatto le associazioni dei consumatori che chiedono più concorrenza e l`apertura di un tavolo per fare chiarezza sulla vicenda. Resta poi da capire se e quanto la protesta sia stata efficace. Sicuramente è servita a dare visibilità al problema, ma le cifre sull`effettiva adesione dei commercianti, nelle diverse città, restano diverse a seconda della fonte. In più, il comportamento degli operatori non è stato uguale in tutte le città, con Milano e Roma che sembrano aver registrato bassi tassi di adesione allo sciopero. Quali le soluzioni del problema? Sicuramente si può intervenire sulle gare al ribasso e sulla regolamentazione del sistema, ma anche la tecnologia potrebbe dare una mano. Il buono pasto elettronico, ad esempio, fa sapere la Panini Italia, l`associazione che si occupa del trattamento elettronico dei buoni pasto, una sorta di carta di credito con chip, può consentire di tagliare i costi fino al 10%. In ogni caso, Billè ha precisato che, «in caso di mancata approvazione dell`emendamento, ci sarà l`immediata ripresa delle agitazioni».
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