16 Febbraio 2018

Bollette mensili col trucco, l’ Antitrust apre l’ indagine

sospetti di un accordo sui rincari dopo lo stop alla fatturazione a 28 giorni
Una giornata di ispezioni ieri per le principali società di telefonia che operano in Italia e per Asstel, l’ associazione confindustriale che le rappresenta. In mattinata, il nucleo speciale Antitrust della Guardia di Finanza ha fatto visita alle sedi delle aziende su richiesta del Garante della concorrenza, dopo gli esposti delle associazioni dei consumatori (Codacons) e di alcuni parlamentari dem (Morani, Malpezzi, Esposito e Rotta). Nel pomeriggio, l’ Antitrust ha poi comunicato l’ avvio di un’ istruttoria: l’ ipotesi dell’ authority è che le compagnie abbiano fatto cartello sull’ aumento tariffario dell’ 8,6 % dopo la reintroduzione dell’ obbligo di fatturazione mensile anzichè ogni 28 giorni. Tutto inizia nel 2015, quando i principali operatori telefonici (Tim, Vodafone, Wind) modificano il periodo di rinnovo delle offerte e passano da una cadenza mensile a una ogni quattro settimane (incassando di fatto 13 mensilità per un aumento di 1,19 miliardi ). Seguono proteste ed esposti delle associazioni e così viene discussa la necessità di tornare a una cadenza mensile: il ministero dello Sviluppo economico annuncia l’ intenzione di introdurre l’ obbligo con una norma. Lo stop arriva a fine 2017. Problema: le società hanno di fatto conservato il beneficio aumentando le tariffe di pari importo. “Sulla base di informazioni pubbliche – scrive l’ Antitrust nell’ avvio del’ istruttoria – risulta che il dialogo tra gli operatori telefonici, l’ Agcom e il ministero è avvenuto per il tramite dell’ associazione Asstel, che ha gestito l’ interlocuzione per conto delle associate, tra cui Tim, Vodafone, Fastweb e Wind Tre”. Poi è arrivata la controffensiva. “Fonti di stampa apparse nei mesi di ottobre/novembre 2017 – scrive ancora l’ Antitrust – hanno dato conto del fatto che, quando è stata chiara l’ intenzione del legislatore, gli operatori telefonici hanno discusso in sede Asstel delle modalità di implementazione di tale obbligo sulla propria base clienti”. Tim, inoltre, con indiscrezioni in un articolo (mai smentito), aveva annunciato l’ intenzione di rispondere all’ obbligo di fatturazione con un aumento del 10% circa a carico dei clienti. “Nella medesima nota di stampa – si legge – si faceva riferimento a un fronte composto da Tim, Fastweb e Vodafone all’ interno di Asstel e al perseguimento di un obiettivo ad allinearsi sui rincari”. Tim, Vodafone, Fastweb e Wind Tre, secondo l’ Antitrust, hanno inviato quasi contestualmente, tra la fine del mese di gennaio e gli inizi di febbraio 2018, ai propri clienti una comunicazione “dall’ identico contenuto” che li informava delle modifiche temporali di fatturazione. “Tutti e quattro gli operatori – scrive l’ Antitrust – hanno precisato che tale rimodulazione tariffaria, benché comportante l’ aumento dei singoli canoni (8,6%), non avrebbe modificato il prezzo annuale dell’ offerta di servizi”. Ieri, tutte le società – inclusa Asstel – hanno preso le distanze dai sospetti di pratiche anticoncorrenziali, garantendo la piena collaborazione per l’ indagine e la massima trasparenza.
virginia della sala e antonio massari

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