Bollette a 28 giorni, scattano i rimborsi
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fonte:
- Alto Adige
la sentenza. il consiglio di stato respinge i ricorsi delle compagnie. «da 30 a 50 euro a ogni cliente»
roma. Bollette a 28 giorni, scatta l’ obbligo per gli operatori telefonici di restituire ai loro clienti i giorni illegittimamente erosi rispetto alla reale durata del mese. Il Consiglio di Stato ha messo la parola fine al braccio di ferro tra compagnie, consumatori e Autorità per le comunicazioni con la decisione che ha respinto i ricorsi di Vodafone, Wind-3 e Fastweb contro la sentenza del Tar che aveva già imposto la restituzione dei giorni entro lo scorso dicembre. Per Tim, che ha presentato ricorso in un secondo momento, non è stata ancora emessa una sentenza, anche se la decisione dei giudici amministrativi sulle diverse compagnie appare univoca. Le società dovranno allungare le prossime scadenze mensili fino a restituire i giorni sottratti nel passato: si tratta di poco più di un paio di settimane visto che si tratta di un periodo compreso tra il 23 giugno 2017 e i primi giorni di aprile 2018 nel quale bisogna riportare la durata del contratto da 28 a 30/31 giorni. Possibile anche restituire i giorni erosi fornendo un analogo valore economico di servizi. Nessun problema se il consumatore non ha cambiato operatore: in questo caso il recupero scatta automaticamente. Qualche problema in più, invece, per chi ha esercitato il diritto di recesso o per coloro che hanno cambiato compagnia. In media il «valore» della compensazione sarà – calcola il Codacons – tra i 30 e i 50 euro. Il Movimento Consumatori, secondo il quale in caso di recesso le società dovranno rimborsare gli utenti, l’ esborso complessivo potrebbe valere circa un miliardo. andrea d’ ortenzio milano. Solo uno 0,1 di differenza nelle stime del Pil per il 2019 ma uno sguardo che non coincide sui prossimi mesi. Fra il ministro dell’ Economia, Giovanni Tria, e il governatore della Banca d’ Italia, Ignazio Visco, corrono buoni rapporti e stima, ma davanti ai banchieri riuniti all’ assemblea dell’ Abi a Milano il primo è apparso sollevato per una crescita fin qui «soddisfacente», aver evitato la procedura Ue e contribuito a riportare lo spread sotto i 200 punti. Per il banchiere centrale questo è solo il punto minimo di partenza per un sentiero duraturo di calo del debito e stabilità di un’ economia che «ristagna» e che deve passare attraverso un contesto con forti rischi sia internazionali che interni. Una visione condivisa dall’ Ocse secondo cui il Pil «è anemico» e occorre puntare sulla scuola e la lotta all’ evasione. Nel luglio dello scorso anno l’ assemblea dell’ Abi si era celebrata in un clima rovente di forte sfiducia dei mercati verso il nuovo governo e le sue dichiarazioni bellicose sull’ Europa che alimentavano il rischio di uscita dalla moneta unica, con il padrone di casa, il presidente Abi Antonio Patuelli, che parlò di «rischio sudamericano» per il nostro Paese. Seguirono nei mesi successivi la corsa dello spread fino ai 320 punti, la ritirata della manovra in deficit, l’ entrata e poi l’ uscita dalla recessione e la minaccia della procedura Ue, disinnescata da un aggiustamento sui conti di 8 miliardi. E così questa volta il ministro Tria, che con il comparto bancario ha sempre mantenuto buoni rapporti (al di là dell’ orientamento di settori della maggioranza di governo), parla di uno «scenario significativamente diverso» che ha dissipato i «dubbi immotivati». E per il ministro sono ancora «valide» le stime di 0,2% del Pil per il 2019. Afferma come sia «alla nostra portata ottenere una crescita del Pil nominale che converga rapidamente al decrescente tasso di interesse medio sul debito». Poco prima di lui, sul palco, il governatore della Banca d’ Italia Visco si era mostrato meno fiducioso e, citando le previsioni del Bollettino economico di Palazzo Koch, secondo cui la crescita del Pil sarà +0,1% nel 2019, aveva descritto un quadro dei prossimi mesi dove il vantaggio del ribasso dei tassi viene annullato dalle tensioni internazionali e dagli investimenti scarsi. La crescita del Pil è così di 0,6 punti percentuali in meno nel triennio 2019-21 rispetto alle previsioni di gennaio. E una delle misure bandiera dell’ esecutivo, la quota 100, spingerebbe solo in misura moderata l’ occupazione visto che le uscite sarebbero sostituite in parte da nuove assunzioni. E quindi è un bene che lo spread sia sceso, appunta Visco, grazie al mancato scontro con l’ Unione europea, ma perché sia duraturo e vada ancora più in giù serve una strategia di lungo periodo che tranquillizzi gli investitori anche stranieri che sono tornati ad acquistare il debito pubblico italiano (assorbendo il 40% delle emissioni nette). Duecento punti sono infatti ancora troppi rispetto a un mondo di tassi a zero con le banche centrali che sono tornate a una politica di allentamento monetario generosa.Anche il presidente dell’ associazione bancaria Patuelli sprona a non accontentarsi. Serve riportare lo spread quasi vicino allo zero come nei primi dieci anni dell’ adozione dell’ euro. E ridurre il fardello del debito pubblico. Quando l’ Italia non lo aveva riuscì a mettere a segno «il miracolo economico».
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