5 Luglio 2019

Bollette a 28 giorni, è arrivata la sentenza: cosa succede ora con i rimborsi

Il Consiglio di Stato ha respinto la richiesta di Telecom Italia di estendere la sospensione dei rimborsi ai clienti, nell’ambito della controversia sulle bollette a 28 giorni, fino alla decisione nel merito del proprio ricorso. Il Consiglio di Stato, in altre parole, ha rigettato il ricorso presentato da Telecom contro la delibera AGCOM del 2017 che stabiliva i rimborsi in favore degli utenti danneggiati economicamente dall’invio di bollette ogni 28 giorni, anziché mensilmente. Secondo i giudici della Sesta sezione, la richiesta di Telecom non è assistita “da sufficienti profili di fondatezza, tali da giustificare, allo stato, la sospensione dell’impugnata sentenza”, si legge nell’ordinanza pubblicata oggi.

Lo scorso 21 maggio, i giudici avevano già respinto analoghe richieste da parte di Vodafone, Wind e Fastweb. I ricorsi di Vodafone, Fastweb e Wind sono stati discussi ieri nel merito, sempre davanti alla Sesta sezione del Consiglio di Stato. I giudici si sono riservati di decidere con dispositivo di sentenza entro sette giorni.
Bollette a 28 giorni e rimborsi: cosa succede dopo la decisione del Consiglio di Stato

Cosa succede ora? Dinanzi al Consiglio di Stato era intervenuto il Codacons, dalle cui denunce ad Agcom e Antitrust è nata tutta la vicenda delle bollette a 28 giorni, con un atto di intervento in cui si chiedeva ai giudici di Palazzo Spada di confermare le decisioni dell’Autorità e del Tar e di rigettare il ricorso dell’operatore telefonico.

“Attendiamo la decisione del Consiglio di Stato sui ricorsi promossi dalle altre società, e se saranno respinte le loro istanze si aprirà la strada ai rimborsi diretti in favore degli utenti, che dovranno ricevere una somma compresa tra i 30 e i 50 euro ciascuno per le maggiori spese sostenute a causa dell’illegittima pratica delle bollette a 28 giorni – afferma il presidente Carlo Rienzi –. Le compagnie telefoniche, come denunciato dal Codacons nei giorni scorsi, stanno giocando d’anticipo offrendo ai propri clienti indennizzi sottoforma di minuti e traffico internet gratis, ma i consumatori devono prestare massima attenzione: tali offerte sono infatti a costo zero per le società della telefonia e potrebbero non compensare il credito vantato dagli utenti per le fatturazioni a 28 giorni”.

Bollette a 28 giorni, perché c’è speranza per i rimborsi

Il caso delle bollette a 28 giorni scoppiò nell’autunno del 2017, quando si scoprì che le compagnie telefoniche inviavano le fatture ai loro clienti basate su quattro settimane (28 giorni appunto) e non su base mensile, con il risultato che ogni famiglia si trovava a pagare 13 bollette l’anno invece che 12. Questa strategia, considerata da molti un “trucco scorretto”, è stata più volte oggetto di multe e provvedimenti da parte dell’Agcom, dell’Antitrust, prima di arrivare alla legge che ha vietato alle compagnie telefoniche questa pratica, obbligandole a tornare alla fatturazione mensile. Le compagnie sono quindi tenute a restituire agli utenti quanto incassato in più nel periodo tra giugno 2017 e aprile 2018. I rimborsi dovevano arrivare entro il 31 dicembre 2018, termine poi spostato al 31 marzo 2019 e infine slittato.

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