16 Febbraio 2018

Bollette a 28 giorni, operatori perquisiti dalla Finanza

 

Giovanni Rossi ROMA L’ ANTITRUST spedisce la Guardia di finanza nelle sedi dei principali operatori telefonici. Il nucleo ispettivo delle fiamme gialle setaccia i quartieri generali di Tim, Vodafone, Wind-3, Fastweb, nonché la sede di Asstel (l’ associazione di categoria), alla ricerca di possibili intese restrittive della concorrenza sulle bollette telefoniche, già a 28 giorni, ma sulla via del ritorno alla fatturazione mensile. Il generalizzato rincaro ‘proposto’ da quasi tutte le compagnie agita utenti e autorità di controllo. Esultano le associazioni dei consumatori, mentre, a tutela delle aziende, Asstel informa in una nota di prestare «la massima collaborazione, nella consapevolezza di essere estranea a qualunque pratica anticoncorrenziale». La vicenda nasce dalla decisione 2016 degli operatori di telefonia – e anche di Sky – di passare dalla fatturazione mensile a quella a 28 giorni. Un salasso per i clienti. La reazione non si fa attendere. Già a marzo 2017 l’ Autorità garante impone alle aziende coinvolte il ripristino della fatturazione mensile su tutte le offerte fisse e ‘ibride’, con deroga (di 90 giorni) per la sola telefonia mobile. Ma gli operatori non si adeguano e si rivolgono al Tar. COSÌ SCENDE in campo il governo e a dicembre il Parlamento ripristina la periodicità mensile o dei suoi multipli come standard minimo dei contratti. La norma (che esclude luce e gas) prevede che gli operatori di telefonia, internet e pay-tv ritornino alla fatturazione mensile entro il 4 aprile prossimo. L’ Antitrust censura i ritardi e affibbia un milione di multa a ciascun gigante delle tlc: un buffetto rispetto alla posta in palio, che include il rimborso agli utenti delle somme indebitamente versate dal 23 giugno 2017 con teorico storno nella prima bolletta mensile. Teorico, sì, perché nel frattempo il Tar – interpellato da Vodafone e Wind-3 – rinvia la questione al 31 ottobre 2018 in udienza di merito, in attesa di discutere (entro fine mese) anche i ricorsi di Fastweb e di Tim. Una nuova beffa per gli utenti. L’ ISPEZIONE odierna, disposta dall’ Agcom dopo l’ istruttoria sugli aumenti tariffari decisa il 31 gennaio, riconsegna la questione bollette al dibattito pubblico e tra l’ altro in piena campagna elettorale. «Non è pensabile che quasi tutte le compagnie stiano magicamente aumentando le tariffe, guarda caso, dell’ 8,6% ( ndr, la quota in ballo, su base annua, nel passaggio da 28 giorni a 31)», protesta Massimiliano Dona, presidente dell’ Unione Nazionale Consumatori . «Le denunce cominciano a dare frutti – afferma Carlo De Rienzi (Codacons) -. Avevamo segnalato aumenti delle tariffe praticamente identici», in misura tale da rendere inutile «il recesso e la migrazione» ad altro operatore. Promette De Rienzi: «Se l’ Antitrust accerterà illeciti, avvieremo una class action». ANCHE i partiti solidarizzano con gli utenti. «Basta schiaffi ai consumatori», chiede Mirella Liuzzi (M5S). «Se le bollette sono tornate mensili, i servizi e il costo non devono subire modifiche, né è possibile che gli operatori adottino il medesimo piano costringendo i consumatori a una strada senza uscita», osserva Alessia Morani (Pd). Sarebbe bastato «impedire aggravi contestuali al ritorno alla bollettazione mensile», si arrabbia Giovanni Paglia (Leu), secondo il quale «tre ‘concorrenti’» nel mobile «non fanno un mercato». Caso mai «un oligopolio». © RIPRODUZIONE RISERVATA.

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