26 Ottobre 2009

Bolletta alle stelle: gli addebitano i consumi dell’Asl

LUCCA. Con il contratto stipulato con Fastweb aveva attivato due utenze fisse. Ma di fatto il signor Giuliano Serafini, piccolo imprenditore capannorese, ne usava solo una. Quando arrivò la bolletta congiunta sgranò gli occhi: 560 euro di traffico. Gli sembrava impossibile e allora gli venne in mente di telefonare, per scrupolo, al numero che teneva inutilizzato o quasi. Si sentì rispondere da un ufficio dell’Asl lucchese.  Subito si rivolse al Codacons. Il suo caso ha trovato soluzione al Corecom (comitato regionale per le comunicazioni): il gestore telefonico ha stralciato la parte di bolletta (circa trecento euro) relativa al traffico sul numero che in realtà era dell’Asl e lo ha risarcito con un assegno da 140 euro. Ma non ha ammesso la colpa.  Crescono al ritmo di almeno sei la settimana, al Codacons, le pratiche dove le controparti sono sempre le stesse: cittadini utenti e gestori telefonici. E si sommano alle decine di pratiche già aperte negli uffici lucchesi dell’associazione che tutela i consumatori.  Perché quella dei telefoni «è diventata una giungla», dice l’avvocato Francesco Nerli del Codacons. Spesso basta che una persona, contattata per una promozione telefonica di una società, si dimostri interessata a ricevere informazioni più precise in merito, che rischia di vedersi arrivare il contratto per il servizio offerto. «E se qualcuno, ricevuto il contratto non desiderato, telefona al gestore per dire che c’è un errore, che il contratto non lo voleva, si sente dire che la telefonata era stata registrata – continua l’avvocato -. Io dico alle persone di non farsi intimidire e piuttosto di rivolgersi a un’associazione di consumatori, oltretutto non costa niente». Più frequentemente, spiega Nerli, le contestazioni degli utenti si risolvono al Corecom, fase intermedia fra la semplice lettera di reclamo e la via legale. «Da parte dei gestori – commenta Nerli – c’è grande leggerezza a instaurare rapporti e anche a risolvere i problemi. Possono arrivare alla conciliazione e anche a fare piccoli risarcimenti, ma non ammettono mai l’errore».  Nerli cita un altro caso, di una persona che si era rivolta al Codacons. «Questa signora aveva ricevuto una bolletta da 2.900 euro, per una utenza fissa di una casa di vacanze. Dai tabulati veniva fuori che quasi tutto il traffico era attribuibile a numeri particolari, che l’utente diceva di non avere fatto. Il primo tentativo di arrivare a conciliazione con lettera al gestore non andò in porto; ma davanti al Corecom il gestore non ha fatto obiezioni: la bolletta è stata diminuita a 50 euro, che era la parte di importo non contestata. Significa che sapeva che il resto erano soldi in più». Di casi ce ne sono dei più diversi, riguardano non solo utenze fisse ma anche quelle mobili. Come è capitato ad esempio a un altro imprenditore, continua Nerli. Daniel D’Onofrio, questo il suo nome, di Castelnuovo, «ha una piccola impresa edile. Non ha un telefono fisso, lavora solo con un cellulare Wind che ricarica spesso e con cifre alte. Un giorno si vede disattivare il telefono senza preavviso né motivo. Ha avuto grossi problemi sul lavoro, perché ha perso molte occasioni. Davanti al Corecom Wind gli ha offerto cento euro di risarcimento: lui non ha accettato e ha fatto causa. Essere privato del telefono crea un problema che si può definire danno morale. Se capita a un imprenditore il danno è anche patrimoniale, per il mancato guadagno e le mancate occasioni lavorative. Su questi argomenti spesso si fa leva per difendere l’utente».
 

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