17 Gennaio 2020

Biomasse, torna l’incubo dell’impianto delle puzze

Saverio Cioce CASTELVETRO. Il regalo che hanno trovato sotto l’ albero di Natale non faceva un buon odore. Quando i componenti del Comitato No Biomasse hanno controllato il sito dell’ Arpae il 20 dicembre hanno trovato il via libera all’ impianto ottenuto dall’ Inalca per trasformare i resti delle carcasse dei bovini macellati in sottoprodotti e farine per l’ alimentazione.Un incubo. Sette anni fa i ricorsi presentati, grazie al Codacons, al Tar hanno evitato la costruzione di un inceneritore che produceva anche energia, trasformando i grassi in residui oleosi che avrebbero alimentato due motori navali e fornito elettricità allo stabilimento. Ma dal 2012 a oggi il blocco sostanziale dei lavori, se ha archiviato completamente il cogeneratore non ha fermato il “rendering”, come si chiama in inglese l’ impianto di cottura dei resti.«Siamo di nuovo allo stesso punto: lavorazioni insalubri e ricadute pesanti per i cittadini – spiega Luciano Bozzoli, portavoce del comitato “No Impianti di Biomasse Terre di Castelli – Il nuovo stabilimento dovrebbe sorgere accanto all’ Inalca, di fianco al torrente Guerro e lavorare i cascami di un migliaio di mucche al giorno. Oggi vengono portati e lavorati in un’ azienda del Mantovano. Bene, le circa 6700 firme raccolte erano dei cittadini che abitavano in queste zone. Già oggi, per la presenza di altri grossi stabilimenti che lavorano carni, la vita degli abitanti è alla direzione del vento; anche a Castelvetro in piena estate ci sono giorni in cui si deve stare tappati in casa e con le finestre chiuse. Del resto in questa zona tra Settecani e Cà di Sola ci sono i confini di tre Comuni ed è ovvio che anche a Spilamberto e Castelnuovo siano molto preoccupati per quello che sta venendo avanti. Infatti la temperatura dei resti di macellazione, a poche centinaia di gradi, garantisce odori terrificanti come ben sa chi abita nelle vicinanze di quegli stabilimenti. Qui poi ci sono produzioni agricole di pregio, Parmigiano e lambrusco, agriturismi in piena attività. Che succederà, devono chiudere tutti per lasciar costruire l’ impianto?» Nel frattempo anche l’ Arpae avrebbe imposto delle prescrizioni. Il Comune dal conto suo dovrà convocare una conferenza di servizi prima di dare una risposta definitiva e per evitare problemi l’ ha spostata a un mese dopo le elezioni, a fine febbraio. Il Comitato No Biomasse invece ha convocato per la sera del 23 gennaio un’ assemblea pubblica. La mobilitazione è iniziata. —

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