16 Febbraio 2018

I big delle tlc nel mirino Antitrust

Il caso delle bollette a 28 giorni continua a tenere banco nel mondo delle tlc; ieri la giornata si è aperta con le perquisizioni della Guardia di Finanza nelle sedi dei principali operatori telefonici italiani per verificare eventuali intese restrittive della concorrenza per la fatturazione mensile delle bollette. Le Fiamme Gialle si sono mosse su input dell’ Antitrust, che ha avviato verifiche per accertare se gli operatori telefonici abbiano o meno posto in essere un cartello sulle bollette. L’ Agcm ha avviato un’ istruttoria nei confronti delle società Telecom Italia, Vodafone, Fastweb e Wind Tre e dell’ associazione di categoria Assotelecomunicazioni-Asstel per accertare se tali imprese, anche tramite la suddetta associazione, abbiano coordinato le proprie strategie commerciali connesse alla cadenza dei rinnovi e alla fatturazione delle offerte sui mercati dei servizi al dettaglio di telecomunicazione elettronica fissi e mobili, a seguito dell’ introduzione dei nuovi obblighi regolamentari e normativi. Il procedimento si concluderà entro il 31 marzo 2019. Con queste ispezioni, viene precisato, è stato «pienamente accolto l’ esposto del Codacons che chiedeva all’ Antitrust di accertare una intesa anticoncorrenza» aprendo un’ indagine per un presunto cartello messo in piedi dalle compagnie telefoniche e lesivo della concorrenza e dei diritti dei consumatori. Immediata la replica degli operatori coinvolti. Tim ha dichiarato di aver «sempre operato nel rispetto della normativa vigente garantendo la piena collaborazione a tutte le autorità di settore e la massima trasparenza ai propri clienti» e si è detta «estranea a qualsiasi comportamento anticoncorrenziale». Wind Tre dal canto suo «ha fornito con la massima collaborazione tutte le informazioni richieste». L’ azienda ha confermato «di aver pienamente rispettato le disposizioni di legge e di essere estranea a qualunque pratica anticoncorrenziale». Anche Fastweb ha spiegato che «collaborerà, come ha sempre fatto, con l’ autorità» e che ha già «fornito tutte le informazioni richieste». In merito all’ introduzione della fatturazione a quattro settimane la società però ha rilevato come l’ Agcom avesse segnalato all’ Antitrust «già nel 2015 una possibile intesa tra i principali operatori (Tim, Vodafone e Wind) che nel giro di poche settimane avevano introdotto gli stessi aumenti e con le stesse modalità». L’ Agcm all’ epoca «non rilevò alcuna criticità». Come comunicato alla stessa authority, Fastweb nel febbraio del 2017 «si è trovata a doversi adeguare, due anni dopo, a quello che era diventato ormai uno standard di mercato, anche alla luce del sostanziale assenso da parte delle autorità competenti alle manovre degli altri operatori». In ogni caso Fastweb ha ribadito la «totale estraneità a qualunque ipotesi di pratica collusiva e conferma di essersi adeguata a quanto previsto dalle disposizioni di legge». Probabile a questo punto che si aprirà un serrato confronto legale. È evidente che la fatturazione a 28 giorni rappresenti sembrato un rincaro camuffato delle fatturazioni telefoniche, così come è chiaro che aver riportato le bollette a cadenza mensile ma con un canone aumentato (quindi non modificando la cifra annua) abbia irritato consumatori e autorità. Ma gli operatori tenteranno in tutti i modi di far valere le proprie ragioni e nel frattempo stanno lavorando per adeguare le offerte a quanto previsto nel decreto fiscale del 6 dicembre 2017, anche perché il ritardo nell’ adeguamento comporterebbe il rimborso di 50 euro a ogni cliente. (riproduzione riservata)
manuel follis

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