10 Febbraio 2007

Bersani fa un bel regalino ai gestori

Un errore nel decreto porterà 141 milioni di euro in più nelle casse di Tim, Vodafone, Wind e 3. Bersani fa un bel regalino ai gestori

Slitta di un mese la cancellazione del balzello sulle ricariche Una ricarica da oltre 141 milioni di euro. Per tutti i gestori che si spartiscono in Italia la torta della carte prepagate. Una bella sorpresa riservata dall`ultimo decreto firmato dal ministro dello sviluppo economico, Pierluigi Bersani, che pure ha scritto la parola fine sulla storia del contributo di ricarica che le big delle telecomunicazioni pretendevano dalla loro clientela. Il balzello, considerato iniquo soprattutto perché gravava in particolare sui clienti che acquistano carte di basso importo, dovrebbe sparire completamente grazie al provvedimento annunciato più volte da Bersani, discusso nel corso del vertice di governo a Caserta e infine approvato dal consiglio dei ministri. Ma nelle pieghe del provvedimento c`è un errore abbastanza clamoroso. Che di fatto fa slittare di 30 giorni rispetto alle attese il termine entro il quale Tim, Vodafone, Wind e 3 dovranno adeguare alle nuove disposizioni `dell`articolo 1` del decreto `i rapporti contrattuali già stipulati alla data di entrata in vigore del presente decreto`. Lo sbaglio, perché proprio di questo si tratta, sta nel fatto che al contrario di quanto stabilito dal primo comma dell`articolo 1, che detta un termine di 30 giorni a partire dall`entrata in vigore del decreto entro il quale i gestori dovrebbero adeguare le loro offerte commerciali alle nuove disposizioni, il terzo comma permette un ulteriore rinvio di 30 giorni. Con la conseguenza che dal 3 marzo si andrà a finire al 3 aprile. I clienti delle prepagate, che versano ogni anno ai gestori contributi di ricarica per 1,4 miliardi di euro, dovranno quindi pagare almeno fino ad aprile la maggiorazione, con un esborso di 116 milioni di euro e spiccioli. Dice infatti la parte incriminata del decreto Bersani: `I contratti per adesione stipulati con operatori di telefonia…, indipendentemente dalla tecnologia utilizzata, devono prevedere la facoltà del contraente di recedere dal contratto o di trasferirli. Le clausole difformi sono nulle, fatta salva la facoltà degli operatori di adeguare alle disposizioni del presente articolo (dunque anche le ricariche, ndr) i rapporti contrattuali già stipulati alla data di entrata in vigore del presente decreto entro i successivi sessanta giorni`. Una bella grana per il ministro dello sviluppo economico, insomma, tanto più se si considera la discussione nata intorno all`annunciato emendamento al decreto sulle liberalizzazioni attualmente all`esame della Commissione Attività produttive che prevedrebbe di posticipare l`entrata in vigore della misura. Un rinvio che potrebbe giungere fino a giugno. Il termine fissato dalla commissione attività produttive per la presentazione degli emendamenti è martedì. Ma l`iniziativa è fortemente avversata dalle associazioni dei consumatori. Adusbef e Codacons sull`ipotesi di slittamento dell`abolizione dei costi aggiuntivi delle ricariche dei cellulari sono saltate sul caval grigio definendolo un vero e proprio scempio. `Le compagnie telefoniche devono adeguarsi al decreto Bersani e devono farlo subito, nessun rinvio deve essere loro concesso`, si legge nella nota del presidente del Codacons Carlo Rienzi. Per le associazioni, infatti anche una sola settimana di rinvio comporterebbe un `ingente danno economico` agli utenti. `Tali pretestuose difficoltà tecniche avanzate dal cartello degli operatori della telefonia`, aggiunge Lannutti, `sono inesistenti e volte al solo scopo di prendere tempo e continuare a taglieggiare i consumatori`. Ma forse non sanno che il rinvio nel testo c`è già. Ce lo ha messo Bersani. Forse inconsapevolmente, forse no, ma comunque il rinvio è già nei fatti. Perché i tempi sono stretti e perché per la conversione del decreto in legge bisognerà attendere i tempi del parlamento. Non meno, quindi, di un`altra trentina di giorni.

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