9 Agosto 2012

Belpaese di tangenti e burocrazia

Belpaese di tangenti e burocrazia
 

Leonardo Ventura L’ Italia risulta tra 26 Paesi europei ed extra-europei «maglia nera» per livello di corruzione, lungaggini burocratiche e bassa qualità dei servizi pubblici a partire dalle infrastrutture. Nel confronto internazionale messo a punto dalla Confcommercio, l’ Italia nel 2010 è la peggiore per grado di efficienza del sistema giudiziario ed è tra gli stati con la più ampia diffusione di tangenti, superata solo da Slovacchia, Messico e Grecia. Insomma il rapporto sulle determinanti dell’ economia sommersa realizzato dalla Confcommercio dà le prove del cattivo stato di salute del sistema Italia. Lo studio, infatti, va ad analizzare tutti gli aspetti che influenzano l’ evasione fiscale, risultato di molti fattori, dalla percezione dei cittadini sull’ azione dello stato alla difficoltà di far fronte agli obblighi fiscali. Tra i Paesi dell’ Unione europea – a cui vengono aggiunti nazioni come Stati Uniti, Canada, Giappone, Australia -, l’ Italia è ultima, per efficienza giudiziaria, che comprende il livello di corruzione, la complessità burocratica, i tempi di attesa per la soluzione di controversie. In particolare si distingue in fatto di «mazzette», superata solo da 3 Paesi su 26 e lasciandosi indietro tutti i Paesi più industrializzati. In base ai dati del World economic forum e della Banca mondiale la Confcommercio rileva che «negli ultimi 10 anni il tempo di attesa per una sentenza di fallimento o di insolvenza è quasi raddoppiato passando da 1 a quasi 2 anni». Proprio così. Le cose sono peggiorate. Infatti l’ indicatore sull’ efficienza del quadro giuridico di riferimento per le controversie tra imprese, mostra per l’ Italia una situazione fortemente critica. Le valutazioni che sono state espresse nell’ indagine del World economic forum sull’ idoneità del nostro sistema a risolvere le controversie in maniera rapida ed efficiente sono decisamente negative: nella graduatoria del 2010 l’ Italia occupa la penultima posizione preceduta da Portogallo, Grecia, Slovenia e Messico. La posizione dell’ Italia risulta addirittura calata dal confronto con il 2000 quando occupava la 23esima posizione nella classifica dei «corrotti». Siamo in coda alle classifiche anche per quanto riguarda le pratiche amministrative: per l’ adempimento degli obblighi fiscali occorre un numero di ore quasi 5 volte superiore a quello del Lussemburgo. Il paragone con gli altri stati delude anche su altri fronti: secondo il rapporto la qualità-quantità dell’ output pubblico in Italia è tra i peggiori, ricoprendo il terzultimo posto nella graduatoria dei 26 paesi presi in considerazione e addirittura chiudiamo la graduatoria sulla qualità complessiva delle infrastrutture. Anche l’ istruzione non viene giudicata del tutto positivamente: ad una percezione abbastanza buona della scuola primaria fa riscontro una minore performance del sistema educativo superiore. L’ unico settore a cavarsela è la sanità, con l’ Italia che compare tra i Paesi più virtuosi. Il rapporto della Confcommercio ha suscitato le preoccupazioni delle associazioni dei consumatori, come il Codacons, secondo cui «questi dati dimostrano che Monti è molto bravo a tassare, ma molto meno a riformare, come aveva già dimostrato con il dl cresci Italia, un fallimento totale sul fronte delle liberalizzazioni. Perché ad esempio il dl sulla corruzione giace al Senato ed il Governo non ha ancora posto la fiducia?». Si fa sentire anche la Coldiretti. Il settore agricolo è ancora pieno di una pletora di adempimenti quotidiani che tolgono all’ attività di impresa vera 100 giorni l’ anno. Tagliare la burocrazia a carico delle imprese aiuterebbe a recuperare qualche punto di Pil – sottolinea l’ organizzazione – Non vanno certo eliminati gli adempimenti che garantiscono la sicurezza alimentare ed ambientale che qualificano il nostro Made in Italy, ma non c’ è dubbio che troppo spesso la burocrazia si inventa pratiche per giustificare se stessa. L’ attività legislativa, infatti, rimanda spesso a provvedimenti amministrativi che alimentano una tecnocrazia che – rileva la Coldiretti – mette a rischio la competitività delle imprese, sopratutto in un difficile momento di crisi. Lo snellimento delle procedure con la semplificazione, il dialogo tra le amministrazioni e l’ informatizzazione è – conclude la Coldiretti – il miglior investimento che può fare il Paese per sostenere la cres

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