“Batterio killer, misure insufficienti”
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fonte:
- Corriere di Viterbo
Il Codacons ha inviato ieri un esposto alle procure di tutto il Lazio sull’allarme sanitario legato al batterio killer Escherichia coli, vicenda che sta scuotendo l’intera Europa. Nel mirino dell’associazione, le misure a tutela della salute dei cittadini adottate dal ministero della Salute e dalle altre autorità sanitarie italiane, ritenute dal Codacons «assolutamente inadeguate e insufficienti». L’iniziativa dei Codacons laziali rientra in una mobilitazioni più ampia dei consumatori. Esposti analoghi, infatti, sono stati consegnati anche in altre procure italiane. «Il ministero – si legge nell’esposto dell’associazione – continua a minimizzare, sottolineando che non è giustificato l’allarmismo verso il consumo di ortaggi crudi, e si limita a diffondere alcune norme di prevenzione che coincidono con le consuete norme igieniche per la sicurezza alimentare. A fronte del quadro generale, tali misure sembrerebbero insufficienti e inadeguate». In particolare nell’esposto del Codacons si richiama il principio di precauzione, cui si dovrebbe sempre ricorrere quando si verificano allarmi alimentari in grado di mettere a repentaglio la salute dei consumatori. «Visto l’effettivo rischio di un grave danno alla salute della collettività e il maggior pericolo a cui la stessa potrebbe essere esposta a causa del protrarsi del tempo senza un effettivo e risolutivo intervento delle autorità competenti, il Codacons ha chiesto a 104 p rocure della Repubblica di tutta Italia di accertare la sussistenza di fattispecie penalmente rilevanti a carico del ministero della Salute o di altri organi competenti». «Occorre fornire maggiori garanzie ai cittadini – sostiene il presidente dell’associazione Carlo Rienzi – non basta dire che è tutto sotto controllo e che se si lava l’ortofrutta i rischi spariscono. Servono controlli a tappeto sugli alimenti destinati all’uomo e agli animali provenienti dall’estero, al fine di individuare subito i prodotti contaminati ed evitare il diffondersi dell’epidemia anche nel nostro Paese»
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