5 Ottobre 2015

Bando di piazza Navona dietrofront del Municipio

Bando di piazza Navona dietrofront del Municipio

IL CASO Un passo indietro quello che l’ amministrazione del I municipio sembra intenzionata (o costretta) a compiere che riapre completamente la partita sulla festa della Befana di piazza Navona. Dopo l’ alzata di scudi da parte delle associazioni di categoria, Confcommercio e Fipe, pare sia giunto il momento di una necessaria riflessione su quel bando di concorso che tende ad agevolare solo e soltanto i vecchi esercenti della storica rassegna. Una riflessione invocata – e perpetrata – dall’ assessorato alle Attività produttive di Roma Capitale e, si vocifera, anche dai “piani alti” del Partito democratico romano. Al centro di un ripensamento, che molti già leggono come un’ ammissione di colpevolezza da parte del I municipio per aver elaborato un bando (della durata decennale) discutibile, i criteri di valutazione per l’ assegnazione delle postazioni. Pur nella correttezza formale del bando che, come hanno ricordato proprio la presidente e il vice del I municipio, Sabrina Alfonsi e Jacopo Emiliani, risponde alle norme regionali e statali, non si può non tenere in considerazione la storia pregressa della festa della Befana e l’ esito che proprio il nuovo concorso potrebbe recare con le attuali condizioni. I REQUISITI I criteri di valutazione per l’ assegnazione dei 28 posteggi destinati alle attività commerciali, contemplano l’ anzianità acquisita dagli esercenti che può arrivare a valere fino a un massimo di 10 punti. Vagliato l’ entourage che per decenni ha sempre lavorato a piazza Navona è verosimile – calcolatrice alla mano – credere che la famiglia Tredicine e lobby affini riusciranno a ottenere un vantaggio significativo rispetto ad altri esercenti e che saranno loro a tornare da padroni a piazza Navona. È pur vero che questi, come tutti gli altri concorrenti, non potranno partecipare per più di due banchi, ma l’ amministrazione, compresa quella comunale, dovrebbe forse verificare se e quante sono le licenze che dallo scorso anno a oggi sono passate di mano. In più – ed è questa l’ altra nota stonata del bando – per dimostrare la qualità dei prodotti messi in vendita, siano essi dolci o oggetti, si dovrà presentare una semplice autocertificazione. Una delle novità del concorso di quest’ anno risiede proprio nel punteggio maggiore da assegnare a quegli esercenti che venderanno prodotti biologici, per celiaci, regionali oltre che a manufatti realizzati con materiali da riciclo. Un inno all’ artigianalità che pare solo apparente dal momento che per dimostrarne la qualità, basterà solo dire «uso il biologico». Un po’ pochino. Ecco allora che per evitare una possibile debacle, le amministrazioni paiono intenzionate a sedersi a tavolino per modificare il testo, cercando di far recuperare quei dieci punti di svantaggio dati dall’ anzianità attraverso un’ integrazione sui criteri di valutazione dei prodotti in primis alimentari. Lo strumento potrebbe essere una disciplinare integrativa all’ autocertificazione che, richiedendo informazioni aggiuntive sulla provenienza, la reperibilità e la lavorazione dei prodotti, e pesando in maniera diversa sul punteggio, potrebbe colmare il gap dell’ anzianità acquisita. Sarà possibile? Al momento pare che si stiano compiendo le verifiche giuridiche del caso. Già oggi potrebbe arrivare una risposta. Una soluzione elaborata in extremis ma che sembra l’ unica perseguibile. I criteri di anzianità, sia per l’ iscrizione al registro delle imprese che per l’ anzianità acquisita, non possono essere modificati. La festa della Befana, poi, figura come “fiera” e per questo è aperta solo agli esercenti con le licenze di vendita su aree pubbliche. Insomma, per dirla con Emilio Gadda, un bel pasticciaccio che non va in scena in via Merulana, ma in una delle piazze più antiche di Roma. I DUBBI Intanto questa mattina il Movimento 5 Stelle depositerà in Campidoglio, per mano del consigliere Enrico Stefàno, e in I municipio tramite la consigliera Giusi Campanini, un’ interrogazione urgente in cui si chiederanno spiegazioni oltre al ritiro del bando. Anche il Codacons, infine, è pronto a dire la sua. Gli uffici legali dell’ associazione dei consumatori stanno finendo di visionare come è articolato il concorso. Non è escluso che – in mancanza di soluzioni – si arrivi a impugnare il bando di fronte al Tar. Camilla Mozzetti © RIPRODUZIONE RISERVATA.
camilla mozzetti
 

 

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