30 Novembre 2020

Apple, sanzione da 10 milioni di euro dall’Antitrust per pratiche commerciali scorrette

 

di Martina Pennisi Apple ha violato gli articoli 21 e 24-25 del Codice del Consumo e dovrà pagare 10 milioni di euro di multa. A deciderlo l’Autorità garante della concorrenza e del mercato, secondo la quale la Mela ha adottato «pratiche commerciali scorrette» (qui il testo del provvedimento).

Come? In due modi, infatti le sanzioni sono due, da 5 milioni e 5 milioni.

Il primo: il linguaggio che Apple ha usato per pubblicizzare la resistenza all’acqua dei modelli iPhone 8, iPhone 8 Plus e iPhone XR e 11pro, 11 pro Max, 11, XS e XS Max è considerato «idoneo ad ingannare i consumatori». Secondo l’Antitrust, negli spot la Mela ha enfatizzato la possibilità dei suoi smartphone di venire a contatto con l’acqua con descrizioni di comportamenti che non possono essere adottati nell’uso «quotidiano e continuativo». Nello specifico, la resistenza a una profondità massima variabile tra 4 metri e 1 metro e fino a 30 minuti — scrive l’Autorità — viene testata in laboratorio per poi effettivamente assegnare il punteggio secondo gli standard di riferimento, ma non si può considerare un invito o un consiglio all’utente perché le condizioni sono diverse (in laboratorio l’acqua è statica e pura, per esempio).

Quindi: quello che viene pubblicizzato non è automaticamente replicabile nella vita reale, tuffi in compagnia dello smartphone compresi, senza compromettere le funzioni del dispositivo.

L’Autorità aggiunge che il disclaimer «la garanzia non copre i danni provocati da liquidi» è allo stesso modo «idoneo ad ingannare i consumatori» perché non chiarisce se si tratti di garanzia convenzionale o garanzia legale. Spiega l’avvocato Ernesto Belisario: «La garanzia legale è quella a cui ha diritto l’acquirente, dura due anni e può essere fatta valere nei confronti del venditore in tutte quelle situazioni in cui il prodotto risulti difettoso, non funzionante, difforme rispetto a quello ordinato o diverso da quello descritto nella pubblicità (come nel caso in questione, ndr). La garanzia commerciale (convenzionale) è quella a cui ha diritto l’acquirente nei confronti del venditore e/o produttore che assumono obblighi aggiuntivi nei confronti del consumatore (che nel caso di Apple dura un anno, ndr)». Se, come conferma Apple, il disclaimer comprende solo la garanzia commerciale andrebbe specificato.

E questo ci porta alla seconda violazione: Apple, secondo il provvedimento, non riconosce i diritti di assistenza e garanzia nel caso di malfunzionamenti e danni provocati da liquidi. Vuol dire che se il dispositivo si rompe o non funziona più come dovrebbe dopo essere stato bagnato, il consumatore deve pagare di tasca sua la riparazione o la sostituzione. Questo accade, come spiegavamo sopra, nel caso dell’esclusa garanzia commerciale ma — si legge nel provvedimento — in alcuni casi anche nel perimetro della garanzia legale, che Apple applica solo se vende i dispositivi nei suoi negozi o dal suo sito.

Come si difende Apple? Il Corriere ha contattato l’azienda, che per ora non commenta la decisione dell’Antitrust. In una pagina web pubblicata il 31 ottobre 2020 Apple ha chiarito tutto quello che si può e non si può fare (no, non si può fare il bagno con l’iPhone o immergerlo intenzionalmente in acqua. Sì, i modelli di iPhone citati resistono agli schizzi e a un rapido contatto con l’acqua) e linkato le informazioni sulla garanzia. All’interno della pagina precisa inoltre che «la resistenza all’acqua, agli schizzi e alla polvere non è una caratteristica permanente e potrebbe diminuire con la normale usura». All’Autorità, come si legge nel provvedimento, ha detto di non ritenere che i suoi messaggi pubblicitari lascino intendere in alcun modo la «possibilità di immergere il dispositivo in acqua senza problemi», ha sottolineato di non aver «mai indicato – neanche incidentalmente – che i dispositivi in questione sono totalmente impermeabili» e ha — come detto — asserito che se il dispositivo non viene acquistato nei suoi negozi non è responsabile della garanzia legale. Poi, importante, secondo Apple per quello che riguarda la garanzia commerciale «non è possibile individuare alcun obbligo in capo ad Apple di coprire con la propria garanzia tutte le caratteristiche pubblicizzate dei suoi iPhone».

Secondo il Codacons la sanzione dell’Antitrust è «irrisoria e in grado di fare appena il solletico al gigante delle tlc, che grazie alle sue pratiche scorrette incamera guadagni stratosferici». La cifra — 5 milioni per ognuna delle due sanzioni — è in realtà il massimo che si può stabilire. Entro il novembre del 2021 deve terminare l’iter di recepimento nell’ordinamento nazionale della Direttiva europea 2019/2161 che fissa invece il massimo al 4% del fatturato annuo delle aziende. Nel 2019 Apple ha guadagnato 260 miliardi di dollari. Nel 2018 l’Antitrust ha multato la Mela sempre per altri 10 milioni di euro per commerciali scorrette relative, in quel caso, all’obsolescenza programmata: la progressiva diminuzione delle prestazioni dei dispositivi per limitarne il ciclo vitale a un periodo prefissato.

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