10 Febbraio 2020

Apple, multa di 25 milioni dall’antitrust francese: rallentava di proposito gli iPhone più vecchi

 

di Alessandro Vinci Ricordate le accuse di «obsolescenza programmata» degli iPhone che le autorità francesi avevano rivolto a Apple tra la fine del 2017 e l’inizio del 2018? Ebbene, a due anni di distanza l’antitrust transalpino ( Direction générale de la Concurrence, de la Consommation et de la Répression des fraudes ) ha riconosciuto la fondatezza degli addebiti e inflitto a Cupertino una sanzione da 25 milioni di euro. Si tratta di una delle multe più salate mai comminate dall’ente parigino, ma che costituisce comunque una cifra irrisoria rispetto alle entrate complessive della company, che solo nell’ultimo trimestre hanno sfiorato i 92 miliardi di dollari . L’azienda ha già accettato di pagare la sanzione e dovrà ora pubblicare un apposito comunicato stampa che resti visibile online per almeno un mese.

Perché la multa

«Pratica commerciale ingannevole per omissione»: così la Dgccrf ha definito la condotta adottata da Apple in occasione del rilascio di iOS 10.2.1 e iOS 11.2, quando migliaia di utenti avevano improvvisamente riscontrato un anomalo rallentamento delle prestazioni dei loro dispositivi a seguito dell’installazione dei nuovi aggiornamenti. Alle critiche la Mela aveva risposto ammettendo la volontaria limitazione di alcune funzionalità , ma ciò unicamente allo scopo di «prolungare la vita» degli iPhone più vecchi (iPhone 6, SE e 7, nello specifico). Tuttavia – si legge nella sentenza – «i proprietari non erano stati informati che gli aggiornamenti del sistema operativo iOS che stavano installando avrebbero potuto causare un rallentamento del funzionamento dei loro dispositivi». Un fatto non da poco, tenuto conto che, una volta installata la nuova versione, non era più possibile tornare a quella precedente. Il che, di fatto, ha obbligato migliaia di utenti « a cambiare le batterie o ad acquistare un nuovo telefono». Secondo l’antitrust francese, dunque, Apple non solo ha praticato obsolescenza programmata (illegale in Francia secondo «legge Hamon» del 2015), ma è anche stata ben poco trasparente nei confronti dei consumatori.

Se ne era parlato anche in Italia

La questioni legate a iOS 10.2.1 e iOS 11.2 erano entrate nel mirino anche dell’Agcm, l’antitrust italiano. In questo caso però, seppur con motivazioni analoghe a quelle francesi, la multa era stata solamente di 10 milioni di euro. Inoltre, nonostante se ne parli ormai da diversi anni, nel nostro Paese non è ancora stata approvata nessuna legge sull’obsolescenza programmata (il ddl 615 è ancora all’esame delle Camere). Una pratica, questa, che secondo il Codacons costa ai consumatori europei circa 100 miliardi di euro all’anno . Tutto denaro destinato a finire proprio nelle tasche dei colossi del tech, conti alla mano per nulla intimoriti dall’entità delle attuali sanzioni.

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