27 Aprile 2011

Apertura negozi 1° maggio, è polemica

Apertura negozi 1° maggio, è polemica 
 

 
Il 1° maggio le saracinesche dei negozi devono restare abbassate o possono "alzarsi"? E’ questa la domanda che sta circolando da qualche giorno sugli organi di stampa, tra un botta e risposta di favorevoli e contrari. A lanciare per primo il sasso è stato il Sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che ha proposto di dare facoltà ai negozianti di aprire o meno i negozi, durante il giorno della festa del Lavoro. Renzi non è solo; al suo fianco ci sono, tra gli altri, la Cisl e la Confcommercio.
Il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ha invocato decisioni territoriali: "La decisione dovrebbe essere gestita luogo per luogo, da parte dei sindaci, con i sindacati e le imprese – ha detto Bonanni – L’obiettivo è trovare soluzioni convenienti per le imprese e per i lavoratori, e che tengano conto dell’intero arco del calendario annuale". Il contesto permetterebbe infatti di modulare, scegliere le giornate più adatte per le aperture e le chiusure, e trovare le giuste soluzioni e compensazioni contrattuali”. ”In questo modo – ha concluso Bonanni – ciascuno sarà maggiormente responsabile. E la questione non sarà più affidata agli umori dei sindaci, o alla voglia o meno di arrivare a esasperazioni per stare sui giornali".
Il segretario generale della Uiltuc, Bruno Boco, ha sottolineato che a Roma, Venezia e Milano i commercianti non possono chiudere i battenti: "sarebbe un’occasione persa per loro, e un’accoglienza monca per i turisti".
Confcommercio chiede buonsenso, e non battaglie ideologiche; secondo il direttore generale di Confcommercio, Francesco Rivolta, "i nuovi stili di vita e gli appuntamenti straordinari che determinano molte presenze turistiche nelle città d’arte sono elementi che non possono essere ignorati dalla distribuzione, che da sempre ha saputo interpretare le nuove e diverse esigenze dei consumatori, delle famiglie e dei turisti". "Quello della distribuzione – ha aggiunto Rivolta – è un settore che sta soffrendo da molti anni a causa di consumi praticamente fermi (solo nel 2010 hanno chiuso oltre 60 mila esercizi commerciali)".
Tra i contrari, in prima linea, la CGIL, il cui Segretario generale, Susanna Camusso, ha parlato di "provocazione e ricerca di visibilità" da parte del Sindaco di Firenze. "Le ragioni di chi lavora ed i valori insiti in alcune date meriterebbero da parte di tutti di essere prese sul serio". Così Susanna Camusso, in una lettera al Corriere della Sera, risponde ad un articolo pubblicato domenica scorsa da Dario di Vico. "La nostra non è disattenzione alla globalizzazione – si legge nella lettera – è attenzione a non farsi travolgere dall’ideologia del mercato che, appunto, ci ha portato nella crisi. Dopo la crisi speriamo che nulla sarà più come prima. Sentiamo, però, forti venti di restaurazione. In Italia, comunque, le cose sono già cambiate. Basta riflettere sulla divisione, sulla paralisi, sulla non crescita. Eppure ogni giorno si attribuisce ai lavoratori il ‘dovere’ della discontinuità. E la festa del Lavoro (che pure si celebra nel mondo) diventa un simbolo, come già successo poco tempo fa con la festa dell’Unità d’Italia". "Ma davvero – domanda Camusso – crediamo che le sorti dell’economia, del cambiamento, dipendano dall’apertura dei negozi il Primo maggio, mentre, per esempio, sul fisco si può rinviare da una campagna elettorale all’altra? Il Segretario della CGIL ha concluso: "Sappiamo che sarà ritenuto retrò, ma farsi sfiorare dal pensiero che non tutto è monetizzabile, che non tutto si può comprare, non sarebbe un bel segno per questo Paese? Consolidare dei valori, dei segni di identità del lavoro non farebbe bene a tutti?"
Secondo il Codacons le liberalizzazioni degli orari e delle aperture dei negozi servono anche ad aumentare la concorrenza nel settore commerciale e, per questa via, ad abbassare i prezzi e premiare i commercianti più competitivi. "La verità – scrive l’Associazione in una nota – è che da alcuni anni si coglie l’occasione del 1° maggio per strumentalizzare un tema importante come l’apertura dei negozi a fini squisitamente politici, sia da parte di chi vuole lasciarli aperti non tutte le domeniche, ma guarda caso proprio e solo il 1° maggio, sia da parte di chi vi si contrappone con identiche barricate, altrettanto ideologiche". Per svelenire questo solito clima da guelfi e ghibellini, basterebbe accettare la proposta che il Codacons fa da decenni: dare la possibilità ai negozianti di qualunque comune (non solo a vocazione turistica) di poter aprire i negozi 24 ore su 24 e per 365 giorni all’anno, oltre a saldi liberi e vendite sottocosto libere. In tal modo aumenterebbe la concorrenza e nessuno parlerebbe più del 1° maggio.
Sulla questione si esprime anche il Ministro del Turismo, Vittoria Brambilla: "Liberalizzare l’apertura dei negozi nei giorni festivi può dare alla nostra economia la frustata di cui ha bisogno" ha detto il Ministro, ricordando che da tempo ha "allo studio un disegno di legge per liberalizzare gli orari degli esercizi commerciali nei Comuni a vocazione turistica".
 
 
 

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