27 Aprile 2005

Ambientalisti e sindaci contrari Le imprese pronte al dialogo

«È brutta l?immagine che si dà di vendere le spiagge. Io sono nato su una spiaggia e l?idea che qualcuno la compri non mi piace». Lo afferma Altero Matteoli, vicepresidente di An, conversando con i giornalisti alla Camera. Per Matteoli, quella di Tremonti è stata «una provocazione». E poi, ha osservato: «Le concessioni sono già state cedute». E mentre i politici discutono la «boutade» di Tremonti consumatori e ambientalisti «bocciano» la proposta di Tremonti e si affidano soprattutto all?ironia. Legambiente dice: «Ma sì vendiamo spiagge e coste». Per Greenpeace «Tremonti si candida a dare il colpo di grazia ai circa 8mila chilometri di coste italiane». Marevivo parla di «tsunami economico». Adusbef attribuisce invece a Tremonti l?idea di «cartolarizzare la sabbia» e il Codacons si chiede: «Perchè non vendere anche il mare?». L?operazione di finanza creativa ipotizzata dal vicepremier Giulio Tremonti per immettere una boccata d?ossigeno al turismo italiano, prima industria del Paese, ha suscitato polemiche anche da parte di amministratori locali, ma ha anche incontrato qualche cauta apertura da parte degli operatori del settore. Commenti preoccupati se non talvolta anche sarcastici, arrivano da alcuni amministratori locali. «Di questo passo venderemo anche l?aria», commenta il sindaco di Capalbio, Lucia Biagi. «Non poteva esserci un inizio più infelice per un ministro », afferma Francesco Bruni, sindaco di Otranto (Lecce). Più caute se non addirittura favorevoli le associazioni di categoria. A partire innanzitutto dal Sib, il Sindacato italiano balneari, che si dice disponibile al confronto. «Prendiamo atto con piacere che il nuovo G overno – afferma Riccardo Borgo, presidente del sindacato che rappresenta circa 10mila operatori del settore – intende affrontare il problema del rilancio del turismo». Borgo chiede tuttavia che venga definito con chiarezza di cosa si sta parlando in termine di superfici, delle modalità con le quali si intende affrontare l?iniziativa e degli obiettivi che ci si pone. Altro tema sollevato dal Sib, come anche dalla Fiba, la Federazione italiana balneari e la Confartigianato, è che si risolva prima la questione dell?aumento dei canoni demaniali, per i quali è previsto, e momentaneamente bloccato, un incremento del 300%. L?ipotesi di estendere la cosiddetta finanza creativa anche alle spiagge non spaventa invece gli albergatori, a patto che le condizioni siano chiare. «Se non vi sono fondi – osserva il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca – qualcosa bisogna pur inventare. L?importante è che serva al turismo».

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