4 Settembre 2014

Allarme per i cellulari senza rete ma una app può salvare la vita

Allarme per i cellulari senza rete ma una app può salvare la vita

MILANO – È di nuovo allarme per i telefonini muti sulle nostre montagne. Infatti non c’ è segnale oltre un’ altezza di 2.000 metri, in quanto le antenne sono poste a una quota inferiore. Il caso si è riaperto dopo la sciagura di domenica sul Monte Disgrazia in Val Masino, dove sono morti quattro alpinisti brianzoli. Ma il disagio della mancanza di copertura per i cellulari (anche per le chiamate d’ emergenza) è un nervo scoperto in numerose aree alpine della Lombardia. Zone «buie» che creano problemi a residenti, turisti ed escursionisti dalla Valtellina alla Val Camonica, passando per il Lecchese, il Comasco e la Bergamasca. A nulla sono valse finora le petizioni, con annesse raccolte di firme, indette lo scorso anno sia nel Bresciano, sia in provincia di Sondrio e inviate alle rispettive prefetture. Così come sono caduti nel vuoto gli appelli lanciati dai sindaci alle compagnie telefoniche affinché potenziassero la rete. Per Tim, Vodafone e Wind, che garantiscono una ricezione pressoché capillare in tutti i piccoli comuni di montagna, le vette non sono un business, quindi l’ attivazione del segnale può attendere. Com’ è accaduto domenica ai tecnici del Soccorso alpino costretti a spostarsi (impiegando 20 minuti) sul ghiacciaio del Disgrazia per scovare un punto in cui c’ era campo e coordinare il recupero dei quattro scalatori precipitati. Difficoltà di comunicazione che però, come spiega Gianni Zappa, capostazione del Soccorso alpino della Val Masino, non avrebbero salvato la vita ai quattro alpinisti: «A frenarci è stato il maltempo, non l’ assenza di segnale per i cellulari. Comunque questa rimane una questione seria e grave, che va risolta». Interviene intanto il Codacons. Spiega il presidente Carlo Rienzi: «È assurdo che vi siano delle aree dove, in caso di incidenti, non sia possibile lanciare l’ allarme». Ma il Soccorso alpino non esclude che una copertura completa potrebbe avere persino un effetto boomerang: «Con un segnale ottimo ovunque, non mancherebbero alpinisti, escursionisti e cercatori di funghi che si avventurerebbero in luoghi impervi, certi che, in caso di pericolo possono chiedere aiuto», osserva Zappa. Di sicuro, un escamotage per dribblare le zone buie in montagna è l’ attivazione dell’ app salvavita «GeoResQ», un’ applicazione per la geolocalizzazione per gli smartphone e che permette di essere collegati con le stazioni del Soccorso alpino, fornendo la propria posizione tramite il gps. «Ma è un’ app che stenta a decollare – conclude Elio Guastalli del progetto “Sicuri in montagna” del Cai -. Basti dire che, nonostante sia a metà prezzo (12,20 euro) per i soci Cai, su 90 mila iscritti in Lombardia, quelli che finora ne fanno uso sono appena 2 mila». Paolo Marelli.

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