5 Luglio 2008

Allarme consumi, a maggio flessione del 2,7%

Allarme consumi, a maggio flessione del 2,7%
Auto e benzina sono scesi del 13,5%. Giù anche cibo (3,3%) e vestiti (2,3%)



ROMA � da un pò che gli italiani tirano la cinghia e acquistano sempre meno. Ma ora la crisi dei consumi è davvero “strutturale e profonda“ e sembra tramontata ogni possibilità di uscirne a breve. L`allarme arriva da Confcommercio, che nell`Indicatore dei consumi rivela che a maggio gli acquisti sono calati (-2,7%) per il settimo mese consecutivo, con una contrazione soprattutto nella spesa per auto e benzina, e per il cibo. Il calo dei consumi, che nei primi cinque mesi di quest`anno è stato dell`1,9% (dal +1,1% dello stesso periodo del 2007), a maggio ha colpito soprattutto i servizi e i beni legati alla mobilità, con la spesa per auto e moto, benzina e biglietti aerei crollata del 13,5% in un anno. Sul fronte degli alimentari, invece, il calo dei consumi è stato del 3,3%. Ma si è speso meno anche per i beni e servizi ricreativi (-4,9%), per l`abbigliamento e calzature (-2,3%), e per i beni e servizi per la casa (-1,2%). Persino i consumi di beni per la comunicazione, che continuano a segnalare una crescita del 6,9%, mostrano i primi sintomi di rallentamento. Non cala invece la spesa per alberghi e pasti fuori casa (+0,4%) e quella dei beni e servizi per la cura della persona (+2,8%). I consumi alimentari, in particolare, secondo le stime della Cia-Confederazione italiana agricoltori, sono calati del 2,5% nei primi sei mesi dell`anno e hanno colpito soprattutto i prodotti della dieta mediterranea (-5,5% per il pane, -5% per l`olio d`oliva). E, come se non bastasse, l`aumento dei prezzi condiziona anche le vacanze estive: secondo Coldiretti, infatti, a giugno quasi la metà degli italiani (il 44%) non è mai andata a cena fuori al ristorante, in pizzeria o al bar. Confcommercio vede una ormai crisi “strutturale, profonda e non legata a fenomeni stagionali“: il calo di maggio, afferma, “fa sfumare definitivamente l`ipotesi di uscire entro breve“ dalla crisi, “rafforzando la previsione di una crescita dell`economia italiana, nel 2008, prossima allo zero“. Il dato è “molto preoccupante“ anche per il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, che si augura, tuttavia, che non si tratti proprio di crisi strutturale. “Sono convinta – ha detto – che se poi si torna alla crescita ci potrebbe essere una ripresa dei consumi“. L`allarme resta comunque alto tra i consumatori, che denunciano una situazione drammatica per le famiglie. “I cittadini non hanno più soldi da spendere“, afferma il Codacons, che chiede una “liberalizzazione dei saldi“ e invita i commercianti a fare “sconti effettivi“. Per Adusbef e Federconsumatori sono necessari alcuni interventi che vanno dal blocco dei prezzi energetici all`aumento del potere di acquisto delle famiglie a reddito fisso di almeno 1.200 euro l`anno. Anche il presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli, chiede al governo provvedimenti “per ridare fiato a imprese e famiglie“ e suggerisce di “ridurre le tasse“ per stimolare la domanda. Insomma gli italiani vanno meno al ristorante, al cinema, allo stadio, usano meno la macchina, comprano meno libri. E, dato inquietante, quando vanno al supermercato acquistano meno cibo. Un calo dei consumi, per la verità, era atteso. Il prezzo del petrolio alle stelle fa aumentare benzina e gasolio e provoca rialzi di quasi tutti i generi alimentari (che in Italia vengono trasportati su camion). Quindi si è innescata una spirale che sarà dura fermare. Da notare anche una polemica a distanza fra la Coldiretti e i gestori dei ristoranti: se gli italiani vanno meno al ristorante, la colpa è dei gestori o dei prezzi delle materie prime? La Coldiretti dice: “Il 44% degli italiani non è andata a cena al ristorante o in pizzeria nel mese di giugno e questo mette in evidenza come, anche le vacanze estive, saranno condizionate dall`aumento dei prezzi. Invece aumenta la spesa nelle bancarelle dietro le quali, spesso, ci sono gli imprenditori agricoli e dove si può risparmiare anche il 30%“. Immediata la replica del Fipe (Federazione publici esercenti). “Se i prezzi sono aumentati – dicono – la colpa è dell`incremento dei prezzi delle materie prime. Sarebbe meglio per tutti che le aziende agricole si occupassero di tenere bassi i prezzi all`origine dei prodotti alimentari e non preoccuparsi, invece, di quante volte gli italiani vanno al ristorante. I cavolfiori sono aumentati del 106%, i formaggi del 15%, i meloni del 92%, i conigli del 44% e le galline del 41%“. Per arginare l`emergenza sociale “il governo deve convocare subito tutte le parti sociali e affrontare il tema della ripresa dei consumi con una terapia d`urto, attraverso un`alleanza tra tutti i soggetti responsabili“ ha detto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ieri a Milano in un incontro con i vertici lombardi del sindacato. La Cisl ribadisce l`urgenza di un patto sociale per la crescita, che faccia risollevare i livelli dei consumi e dei redditi dei cittadini italiani. Per Bonanni, misure economiche che farebbero crescere i salari sono la “restituzione fiscale“, ovvero l`aumento delle detrazioni a lavoratori e pensionati, e il sostegno alla famiglia, attraverso la dote fiscale per i figli e il fondo per la non autosufficienza.

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