17 Dicembre 2009

ALIMENTARE: CONSORZIO BALSAMICO MODENA,CODACONS E’ IN ERRORE

                       (ANSA) – ROMA, 17 DIC – E’ un "grossolano errore" quello in cui è incorso il Codacons che ieri ha annunciato il ricorso alla Comunità europea per chiedere la difesa del riconoscimento dell’ aceto balsamico di Modena, affermando che esistono sul mercato etichette illegali ai sensi della normativa Igp. A sostenerlo è il Consorzio dell’Aceto Balsamico di Modena e l’ Associazione degli Assaggiatori di Aceto Balsamico di Modena.    Il Codacons, si spiega in una nota, avrebbe citato "tra gli elementi che costituirebbero violazione del disciplinare alcuni riferimenti che sono invece del tutto leciti,e  anzi addirittura utili per i consumatori: in particolare – si spiega -, ci si riferisce alla menzione ‘invecchiato’, che per legge deve indicare il prodotto che è stato lasciato maturare in botti e tini di legno per almeno 3 anni e che è del tutto legittima e prevista dal disciplinare della Igp. Il prodotto ‘invecchiato’ viene certificato dall’Organismo di controllo, garantito dal Ministero e chiunque metta in commercio prodotto con indicazioni false è soggetto a sanzioni gravissime, anche penali. Stupisce quindi rilevare che Codacons consideri una simile garanzia come potenziale fonte di confusione per i consumatori". (ANSA).
 

DI SEGUITO SI RIPORTA LA REPLICA DEL CODACONS

 Le contestazioni formulate dal dott. Mazzetti n.q. ci impongono una rigorosa risposta, puntualizzazione  e contestazione.
Premesso che, nel caso di specie, Il Codacons agisce anche a protezione e tutela della IGP aceto balsamico di Modena oltre che a difesa dei consumatori, lo stesso  è ben a conoscenza che il Reg. 583/09 prevede all’Art. 4.8 dell’etichettatura che l’unica altra denominazione ammissibile è il termine  “invecchiato” , e che per recare tale terminologia in etichetta l’aceto balsamico di Modena deve aver trascorso almeno 36 mesi in recipienti di legno secondo il piano dei controlli da effettuarsi ai sensi del DPC 030.
Quello che invece risulta,  e che purtroppo, non costituisce “grossolano errore”, è che sul mercato europeo sono state reperite ampolle recanti un bollino con la scritta “invecchiato” posto al collo della bottiglia, e che in etichetta, invece, viene riportato il logo IGP senza alcun riferimento all’invecchiamento così come previsto del piano dei controlli da effettuarsi a cura del CSQA ai sensi del citato  DPC 030.
Il  Consorzio Aceto Balsamico di Modena, invece di aggredire il Codacons avrebbe dovuto effettuare un controllo e verificare  se tra le aziende aderenti al consorzio vi siano alcune aziende che attuino il comportamento e la pratica commerciale verificata da questa associazione. Se così avesse fatto ,anche il consorzio avrebbe accertato che il riferimento al presunto “invecchiamento”  non è riferito al DPC 030 ma ad una  certificazione “volontaria” (di parte) e riportata sempre nel bollino con il logo CSQA DTP 075; ed ancora, sempre in etichetta ad un secondo logo CSQA  “Certificazione Volontaria DTP 033 Cert. N.1586 “. Il dubbio pare legittimo, chi certifica che questo prodotto abbia 36 mesi? L’ente Csqa con il Reg.Comunitario 583/09 della Unione Europea conferita, o sempre lo stesso CSQA ai sensi di una certificazione volontaria?
Da non dimenticare che l’unica certificazione per definire un aceto balsamico “invecchiato” resta , solo,  quella prevista dal piano dei controlli conferito dal DM 20/7/09 dal Mipaf all’ente di certificazione CSQA.
Le certificazioni, volontarie, che fra l’altro vedono utilizzare simboli quali foglie espressamente vietate anche all’All.2 della scheda riepilogativa del Reg. (CE) n.583/09, vengono utilizzate da aziende che sicuramente non fanno gli interessi del Consorzio Aceto Balsamico di Modena e degli utenti finali.
Tutto quanto precede è ancora più chiaramente sancito al considerando 8 del regolamento, allorquando la Commissione Europea ha chiesto il parere del Comitato scientifico per le denominazioni di origine il 6 Marzo 2006. Lo stesso, nel capitolo Discussione e Motivazione ha sottolineato che “.sono contrari alle osservazioni che precedono ABM che contengono menzione del loro particolare invecchiamento, e contro etichette o collaretti che attestano questa situazione affinato-invecchiato, clessidre, foglie. Sarà necessario porre fine a questi disguidi, spesso contrari al disciplinare di produzione e comunque sempre pregiudizievoli per gli interessi dei produttori originari”
Ne consegue che la progressiva diffusione in ambito comunitario di prodotto designato dalla Igp recante anche segni e/o indicazioni contrari ai regolamenti può far sorgere il dubbio fondato  di frodi in ambito agroalimentare, e ciò in violazione dei diritti dei consumatori Comunitari ed italiani, oltre a creare confusione sul mercato dei prodotti autenticamente originari di determinati territori.
Avv. Giuseppe Ursini
Copresidente Codacons
 

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