15 Agosto 2007

A Lecco è sempre più allarme “phishing“,

A Lecco è sempre più allarme “phishing“, una particolare forma di raggiro informatico molto pericoloso
Occhio, la truffa arriva via Internet
Nel mirino i naviganti inesperti: “Non date mai i dati di accesso al vostro conto bancario“

A Lecco è sempre più allarme phishing, una particolare forma di truffa informatica, estremamente semplice, ma potenzialmente molto pericolosa per le tasche dei naviganti inesperti. Secondo i dati del sito specializzato “Anti-Phising Italia“, confermati dalle associazioni dei consumatori del territorio, nel secondo trimestre di quest`anno si è registrato un incremento dei casi di oltre il 940%. Una cifra enorme. Ma per comprenderla basta contare gli strani messaggi che, oramai a decine, riempiono le caselle di posta elettronica dei lecchesi ogni settimana. Si tratta per lo più di comunicati che recano le intestazioni – fasulle – dei principali istituti di credito italiani (Banca Intesa e Ras Bank in testa), e soprattutto di Poste Italiane, nei quali si richiede la modifica dei dati anagrafici dei clienti attraverso l`inserimento dei dati di accesso al conto on-line del cliente, password e user name, in un apposito link. “A questo punto la trappola è pronta a scattare“, avverte i rappresentanti dell`Adoc. “Il link trasferisce il malcapitato ad un sito clone dove un programma apposito (il nome tecnico è keylogger) registra ogni dato digitato sulla tastiera, nella fattispecie i codici di accesso ai conti bancari on-line e le relative parole chiave. A procedura effettuata, il truffatore dispone fin da subito dei soldi della vittima“. Quanti casi si sono verificati nella nostra provincia? “Con l`estate il fenomeno è in deciso aumento – proseguono – anche se va detto che sono in pochi quelli che abboccano fino in fondo. Le associazioni dei consumatori fanno continue campagne informative, ma questi signori sparano nel mucchio, senza un vero criterio. Inoltre hanno una fantasia incredibile: uno degli ultimi messaggi-esca millanta una citazione in tribunale dalla quale ci si salverebbe pagando subito, attraverso la rete, qualche centinaio di euro. L`unico strumento di difesa rimane eliminare ogni mail di cui si ignora il mittente, e tenere bene a mente che nessun istituto bancario chiede i dati personali dei clienti via e-mail“. Dello stesso avviso anche i responsabili del Codacons: “Le banche non chiedono mai i dati segreti dei clienti via internet. Da parte loro, però, potrebbero fare più informazione. Esiste il decalogo anti-phishing distribuito dall`Abi, ma non costerebbe molto avvisare la clientela, anche telefonicamente magari, durante i periodi critici“ E se si cade nella rete? “C`è poco da fare, in ogni caso avvisare immediatamente la Polizia postale e il proprio istituto di credito“.

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