21 Settembre 2007

Prezzi, Unionalimentari: Media imprecisi peggiorano situazione

Basta con le falsità nella comunicazione. Iniziamo a fare, della problematica, una questione di contenuto e non di polemica”. Lo ha detto il presidente dell`Unione nazionale della piccola e media industria alimentare (UnionAlimentari-Confapi) Renato Bonaglia, all`incontro organizzato il 20 settembre dal ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali e dello Sviluppo economico per discutere gli aumenti di prezzi agricoli a consumo e delle materie prime della filiera del latte e dei cereali. Condivisa, da parte di tutti i presenti, l`esistenza di difficoltà strutturali e non momentanee nel mercato alimentare. “Le imprese di piccola e media dimensione, soprattutto del settore pasta, si trovano in una stato di compressione e rischiano il fermo della produzione”, ha aggiunto Bonaglia precisando che “il problema delle materie prime è mondiale, provocato da congiunture internazionali, ed impatta su tutti gli operatori di filiera”. Secondo il presidente di Unionalimentari, a ciò si aggiunge “una comunicazione mediatica ad effetto, spesso ricca di imprecisioni”, che rischia di aggravare la situazione. “è impensabile risolvere la situazione bloccando i prezzi a valle. Apparentemente è la soluzione più facile, ma a monte, c`è un mercato che soffre, perché si trova a subire prezzi imposti da meccanismi internazionali, e non ha adeguata marginalità per assorbire gli aumenti dei costi diretti. Inoltre, a breve termine, gli aumenti dei prezzi sono incontrollabili anche da apposite politiche governative”. Bonaglia ha poi spiegato che i piccoli e i medi imprenditori alimentari “non cercano, in Italia, falsi paladini o ipotetici oppressori perché non intendono speculare a scapito del potere d`acquisto delle famiglie italiane. Occorre trasparenza informativa. Per questo valuto positivamente la proposta del ministro delle Politiche agricole, alimentari e forestali Paolo De Castro di indire periodici tavoli tecnici per comprendere la catena del valore, dei vari settori alimentari, e intensificare il monitoraggio dei prezzi, oltre a qualsiasi misura per fare chiarezza e riconoscere ai produttori l`adeguata remunerazione del loro lavoro”. Sulla stessa linea è Mario Rummo, presidente dell`Unione industriali pastai italiani (Unipi) che ha sostenuto il punto di vista del settore e le ragioni in base alle quali non sembrerebbe più possibile rimandare di un solo giorno il necessario aumento dei prezzi di listino della pasta. “Purtroppo il continuo innalzamento del prezzo del grano duro, che ha ormai raggiunto un aumento dell`80 per cento rispetto a un anno fa – ha spiegato – rende sempre più drammatica la situazione del settore e perciò improcastinabili i ritocchi di listino sul prezzo della pasta conseguenti all`aumento della materia prima, che incide per il 60 per cento sul costo del prodotto”. Secondo Rummo, in ogni caso, “l`impatto per i consumatori sarà limitato. Parliamo di un aggravio medio, per la famiglia italiana, di circa due euro al mese e di meno di 25 euro l`anno”. Nessun aumento generalizzato dei prezzi al consumo secondo Confcommercio che sostiene che le tensioni sui prezzi sono da considerare “circoscritte a quei prodotti che utilizzano alcune materie prime”, come frumenti, farine, latte e derivati, e che incidono per il cinque per cento sull`intero paniere di spesa delle famiglie. “Il problema vero dell`economia italiana non è certo dato dai prezzi quanto dalla ridotta crescita economica e dal minor reddito disponibile delle famiglie a causa degli aumenti della pressione fiscale e delle spese incomprimibili”. Della stessa opinione non sono invece i consumatori. L`Aduc, il Codacons, Federconsumatori e Adusbef fanno sapere che “lo sciopero della spesa e della pasta, con adesioni straordinarie rimbalzate sui mezzi di informazione di tutto il mondo, almeno è servito a far riconoscere quegli aumenti e quei rincari che prima non solo venivano negati, ma che addirittura erano addebitati all`allarmismo dei consumatori che avevano l`unica colpa di registrarli e di segnalarli facendoli uscire da quel regime di omertà, terreno fertile per la speculazione, non solo da filiera”. Secondo le associazioni dei consumatori “il governo deve ora riportare i prezzi alla normalità, lavorando per ottenere una riduzione di almeno il cinque per cento e disincentivare qualsiasi ulteriore rialzo. Ai consumatori poco importa di chi siano le responsabilità degli aumenti, quello che per loro davvero conta è che ci sia una seria politica.

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