9 Settembre 2007

Un euro, in città prime tazzine di caffè “salato“

Un euro, in città prime tazzine di caffè “salato“

La Confcommercio promette “direttive“. Il capocategoria Perna mette le mani avanti: “Rincari di pochi centesimi all`anno non sono la fine del mondo“ Un euro, in città prime tazzine di caffè “salato“ Ma nella maggioranza dei bar il prezzo è ancora fermo a 85 centesimi. Altolà delle associazioni dei consumatori diIrene GiurovichIl più richiesto. Il più bevuto. Occasione lavorativa o sentimentale.Stiamo parlando della mitica, e insostituibile tazzina di caffè che, nella media settimanale, risulta fra le prime cinque richieste più gettonate nei bar, dopo l`acqua minerale, e balza al primo posto se si analizza la fascia oraria dalle 8 alle 11 del mattino. Ma sarà ancora così corteggiato il caffè dopo i paventati aumenti delle tariffe? Dovremo davvero intaccare più volte al giorno il portamonete e sganciare un euro a bevuta? Tradotto, significherebbe un sei-sette euro al giorno dati alla causa della torrefazione, considerando che la media dei caffè sorseggiati dagli udinesi si aggira sui cinque al dì, come da un freschissimo sondaggio dell`Aec, l`associazione a difesa del consumatore. Ed è proprio dalla voce dei consumatori che arriva una proposta di concertazione: “Ribadiamo la nostra ferma opposizione – scandiscono Sergio Sambi, presidente Aec, e Vitto Claut, presidente regionale Codacons – a qualsiasi incremento del tutto ingiustificabile; anzi lanciamo l`idea di un tavolo in cui fissare i prezzi `politici` dei beni alimentari essenziali“. Non è soltanto una questione di euro, ma anche di qualità, fanno notare i movimenti pro consumatori: “Si devono stabilire anche parametri di qualità standard, perché non è possibile che in un posto ti servano caffè scadente e in un altro, per di più allo stesso prezzo, un caffè più raffinato al palato“. Per questo le due sigle a difesa dei diritti del cittadino stanno elaborando una specie di `contratto` da sottoporre alle categorie commerciali da cui si evinca che quanti vogliono un caffè di qualità, allora il prezzo sarà in linea con le esigenze (anche 1 euro e più), mentre quanti si accontentano della versione `classica`, diciamo base – ma senza trucchetti sul contenuto – devono poter pagare una cifra sociale. Nella nostra città il 60 per cento dei locali applica la tariffa di 85 centesimi, con un 20 per cento che aggiunge alla media cinque centesimi e un 20 per cento (i bar più da `struscio`) che ha già fatto lievitare la tazzina a un euro.Mentre il toto-prezzi ha inizio, la Confcommercio ha chiesto il time-out: dalla sede di viale Duodo si viene a sapere di una pausa di riflessione che dovrà condurre all`uscita di direttive, in pratica consentire o meno il rialzo del caffè. I locali, però, si stanno già adeguando, direttive a parte. C`è chi si è già allineato all`inflazione, portando il tariffario a un euro, chi invece si prende ancora qualche giorno prima di emettere la sentenza. Al Contarena, ad esempio, la tazzina `pesa` 0,85 centesimi e non hanno ancora valutato se incrementarla o meno. Stesso importo anche al Delser che però annuncia possibili adeguamenti, leggi altri centesimi da dare. Al caffè Torriani, invece, hanno da poco ritoccato il costo, arrivando a fissare 0,90. All`Americano la cifra rimarrà ferma stabile a quota 0,80. Suona un po` diversa la voce del rappresentante della mescita per conto della Confcommercio, Gianluca Perna che mette più di qualche puntino sulle varie `i` del discorso: “Premessa fondamentale: il caffè non è un diritto; infine è ora di smetterla con pretestuose polemiche su rincari spacciati come assurdi: nell`arco di cinque anni una tazzina è cresciuta appena di 15 centesimi (nel 2001 costava mille e 500 lire, l`equivalente degli attuali 75 centesimi)“.Secondo Perna, 3 centesimi l`anno in più non sono poi la fine del mondo. Chi la spunterà sull`ultima battaglia post-ferie? Consumatori ed esercenti si contendono la tazzina `politica` e la tazzina che lasci invece dei margini di guadagno visibili.

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