Caro-spesa, serve tavolo col governo
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fonte:
- Italia Oggi
Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori scrivono al ministro per le politiche agricole De Castro. Caro-spesa, serve tavolo col governo Ma Confcommercio frena: niente allarmismi sull`inflazione I dati Istat non bastano a frenare l`allarmismo delle associazioni dei consumatori, che per paura di una stangata sul paniere degli italiani invitano il governo a prendere misure urgenti a tutela dei cittadini. Se da un lato Confcommercio e Federalimentari richiamano le rilevazioni dell`Istituto di statistica e un`inflazione “che non supererà il 2,4% per alimentari e bevande nel 2007“, dall`altro le associazioni Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori si muovono con carta e penna richiamando il ministro delle politiche agricole e forestali, Paolo De Castro “a fare in fretta nel convocare il tavolo di trattativa con il compito di affrontare l`aumento esponenziale dei prezzi alimentari“.INTERVENTO RAPIDO“A fronte di quanto sta avvenendo in merito al problema degli aumenti dei prodotti alimentari“, recita la nota congiunta delle associazioni, “chiediamo al ministro De Castro un`accelerazione della convocazione del tavolo della trattativa“. Un`accelerazione giustificata, secondo le associazioni, dai dati rilevati negli ultimi tempi: “Il nostro osservatorio“, spiegano, “continua a confermare improponibili aumenti dei prezzi, soprattutto dei prodotti fondamentali a base dell`alimentazione quali pane, pasta e latte“. “Per quanto ci riguarda“, fanno quadrato Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori, “riteniamo che le giustificazioni addotte, come quella dell`aumento del prezzo della materia prima a livello internazionale, siano inaccettabili“. In particolare, le quattro sigle sottolineano che nell`analizzare il problema non si è tenuto conto, fino a oggi, “della rivalutazione dell`euro sul dollaro, quale moneta di acquisto dei prodotti di base“. LE MATERIE PRIMEIl secondo punto sul quale le remore delle associazioni si concentrano è quello relativo alla tesi per la quale l`aumento sarebbe dovuto al costo della materia prima: “L`incidenza della materia prima sulla determinazione del costo del prodotto trasformato e finito“, spiegano, “varia dal 10 al 30%, poiché nell`intera filiera vi sono diversi costi, quali quello dell`energia, della manodopera, del trasporto, della commercializzazione e della pubblicità. Traslare l`aumento della materia prima in identica misura sul prezzo del prodotto finito“, concludono le organizzazioni, “è operazione scorretta e speculativa“.NIENTE ALLARMISMIConfcommercio e Ferdistribuzione invitano però alla riflessione. “Prima di allarmarsi sarebbe bene far riferimento ai dati Istat“, dice a ItaliaOggi Mariano Bella, direttore dell`Ufficio Studi di Confcommercio, “perché non ci sono evidenze empiriche da far saltare sulla sedia“. Alla base del panico che ha colpito le associazioni di consumatori ci sarebbe insomma, secondo Bella, “un problema di metodo molto serio, che ha a che fare con la democrazia economica“.“Ogni valutazione deve basarsi su fonti inoppugnabili“, spiega il direttore del centro studi di Confcommercio, “e le cifre ottenute con protocolli internazionali parlano di un`inflazione che in Italia sarà intorno all`1,6% nel 2007; se poi spostiamo l`attenzione sui prodotti alimentari e sulle bevande il dato dell`Istituto di statistica non va oltre il 2,4%“. Ragion per cui andrebbero misurati i toni: “Non ci sono evidenze oggettive per dire che l`inflazione al consumo in Italia sia un problema prioritario“, aggiunge Bella, “prioritaria è la crisi di crescita che il nostro paese attraversa da 15 anni e che fa apparire più grave un modestissimo aumento di prezzo“. Aumento peraltro preannunciato da tempo: “Se le tariffe di riferimento delle farine crescono del 30-40% stabilmente per diverso tempo è legittimo aspettarsi un aumento dei prezzi di alcuni prodotti“, aggiunge il direttore del Centro Studi. Anche Federdistribuzione tende ad abbassare i toni allarmanti delle associazioni: “A fronte di alcuni aumenti di materie prime si registrano cali nell`ortofrutta“, fa sapere l`associazione, “è una questione ciclica e per questo la spesa alimentare non dovrebbe registrare grossi cambiamenti“.
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