14 Giugno 2007

PARMALAT: A GIUDIZIO 4 BANCHE ESTERE, IN AULA A GENNAIO

PARMALAT: A GIUDIZIO 4 BANCHE ESTERE, IN AULA A GENNAIO/ANSA




GRECO, BENE PER INVESTITORI; ISTITUTI, COMPORTAMENTI CORRETTI









(ANSA) – MILANO, 13 GIU – A poco più di dieci giorni dalla

decisione del Tribunale di Milano di ritenere inammissibili le

richieste di patteggiamento di Calisto Tanzi e altri nove

imputati coinvolti nel crack della Parmalat, si riaccendono i

riflettori sulla vicenda giudiziaria della società di

Collecchio.

Quattro istituti di credito esteri – Morgan Stanley, Ubs,

Deutsche Bank e Citigroup – accusati di aggiotaggio e di aver

fornito notizie false al mercato, sono stati rinviati a giudizio

dal giudice per l`udienza preliminare di Milano, Cesare Tacconi,

e dovranno comparire, il prossimo 22 gennaio, innanzi alla

seconda sezione penale del Tribunale meneghino.

Il prossimo 18 giugno, invece, lo stesso gup milanese

dovrebbe decidere sulla richiesta di patteggiamento di Nextra e

di quattro suoi funzionari, già avanzata nelle scorse

settimane. Nel dettaglio, una sanzione pecuniaria di 500 mila

euro e la confisca di circa un milione di euro – cifra

corrispondente al profitto del reato – oltre ad una offerta di

risarcimento nei confronti dei possessori di obbligazioni,

costituiti parte civile, pari all`1% del valore nominale di un

bond emesso poco prima del fallimento dell`azienda parmigiana.

“E` la prima volta – ha osservato il pubblico ministero,

Francesco Greco – che si fa un processo alle banche accusate di

avere manipolato il mercato: sarà un processo molto

difficile“. La decisione del Gup, ha aggiunto, “é positiva

per i risparmiatori anche se sarebbe auspicabile che tutti i

soggetti coinvolti trovassero una soluzione extragiudiziale“.

Benevolo il giudizio del magistrato – che non ha mancato di

ricordare “l`impegno e il lavoro continuo“ svolto dalla

Procura nel corso degli anni – meno concilianti, verso la mossa

di Tacconi, gli istituti di credito, pronti a fare quadrato,

sulla bontà del loro comportamento nella vicenda.

Se Citigroup sottolinea una “totale fiducia nella

giustizia“ e si dice convinta che “il vaglio dibattimentale

consentirà di accertare“ la sua “estraneità ai fatti

contestati“, in casa Deutsche Bank si “continua a ritenere gli

addebiti non fondati“ tanto che la banca “contesterà

vigorosamente il procedimento“. Morgan Stanley, dal canto

proprio, tende a evidenziare come “le operazioni, e la

condotta dell`azienda“ siano state del “tutto corrette, non

essendo“ l`istituto “a conoscenza dell`insolvenza di

Parmalat“ mentre Ubs, “rimane dell`avviso“ che non vi sia

“alcun comportamento da parte sua o da parte di suoi dipendenti

che possa qualificarsi come concorso in un reato di

aggiotaggio“.

Guardando all`udienza del prossimo gennaio, proprio la

difesa di Ubs, poi, non ha mancato di sottolineare la

possibilità di riproporre, innanzi alla seconda sezione penale

del Tribunale, la questione di competenza giurisdizionale, già

eccepita davanti al Gup, in merito all`applicazione alle banche

straniere, che non hanno sede in Italia, della Legge 231 sulla

responsabilità amministrativa delle imprese.

Applicazione, a giudizio del Gup Tacconi invece, più che

legittima poiché – si legge nell`ordinanza siglata oggi – “nel

momento in cui l`ente estero decide di operare in Italia ha

l`onere di attivarsi e uniformarsi alle previsioni normative

italiane“: diversamente “l`ente si attribuirebbe una sorta di

autoesenzione dalla normativa“ in contrasto con le regole

codificate.

Considerazioni, queste, gradite dal Codacons e dall`Adusbef,

secondo le quali, con il rinvio a giudizio degli istituti di

credito si riconosce, nel caso Parmalat, anche “una grave

responsabilità delle banche“.(ANSA).

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