PARMALAT: A GIUDIZIO 4 BANCHE ESTERE, IN AULA A GENNAIO
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fonte:
- Ansa
GRECO, BENE PER INVESTITORI; ISTITUTI, COMPORTAMENTI CORRETTI
(ANSA) – MILANO, 13 GIU – A poco più di dieci giorni dalla
decisione del Tribunale di Milano di ritenere inammissibili le
richieste di patteggiamento di Calisto Tanzi e altri nove
imputati coinvolti nel crack della Parmalat, si riaccendono i
riflettori sulla vicenda giudiziaria della società di
Collecchio.
Quattro istituti di credito esteri – Morgan Stanley, Ubs,
Deutsche Bank e Citigroup – accusati di aggiotaggio e di aver
fornito notizie false al mercato, sono stati rinviati a giudizio
dal giudice per l`udienza preliminare di Milano, Cesare Tacconi,
e dovranno comparire, il prossimo 22 gennaio, innanzi alla
seconda sezione penale del Tribunale meneghino.
Il prossimo 18 giugno, invece, lo stesso gup milanese
dovrebbe decidere sulla richiesta di patteggiamento di Nextra e
di quattro suoi funzionari, già avanzata nelle scorse
settimane. Nel dettaglio, una sanzione pecuniaria di 500 mila
euro e la confisca di circa un milione di euro – cifra
corrispondente al profitto del reato – oltre ad una offerta di
risarcimento nei confronti dei possessori di obbligazioni,
costituiti parte civile, pari all`1% del valore nominale di un
bond emesso poco prima del fallimento dell`azienda parmigiana.
“E` la prima volta – ha osservato il pubblico ministero,
Francesco Greco – che si fa un processo alle banche accusate di
avere manipolato il mercato: sarà un processo molto
difficile“. La decisione del Gup, ha aggiunto, “é positiva
per i risparmiatori anche se sarebbe auspicabile che tutti i
soggetti coinvolti trovassero una soluzione extragiudiziale“.
Benevolo il giudizio del magistrato – che non ha mancato di
ricordare “l`impegno e il lavoro continuo“ svolto dalla
Procura nel corso degli anni – meno concilianti, verso la mossa
di Tacconi, gli istituti di credito, pronti a fare quadrato,
sulla bontà del loro comportamento nella vicenda.
Se Citigroup sottolinea una “totale fiducia nella
giustizia“ e si dice convinta che “il vaglio dibattimentale
consentirà di accertare“ la sua “estraneità ai fatti
contestati“, in casa Deutsche Bank si “continua a ritenere gli
addebiti non fondati“ tanto che la banca “contesterà
vigorosamente il procedimento“. Morgan Stanley, dal canto
proprio, tende a evidenziare come “le operazioni, e la
condotta dell`azienda“ siano state del “tutto corrette, non
essendo“ l`istituto “a conoscenza dell`insolvenza di
Parmalat“ mentre Ubs, “rimane dell`avviso“ che non vi sia
“alcun comportamento da parte sua o da parte di suoi dipendenti
che possa qualificarsi come concorso in un reato di
aggiotaggio“.
Guardando all`udienza del prossimo gennaio, proprio la
difesa di Ubs, poi, non ha mancato di sottolineare la
possibilità di riproporre, innanzi alla seconda sezione penale
del Tribunale, la questione di competenza giurisdizionale, già
eccepita davanti al Gup, in merito all`applicazione alle banche
straniere, che non hanno sede in Italia, della Legge 231 sulla
responsabilità amministrativa delle imprese.
Applicazione, a giudizio del Gup Tacconi invece, più che
legittima poiché – si legge nell`ordinanza siglata oggi – “nel
momento in cui l`ente estero decide di operare in Italia ha
l`onere di attivarsi e uniformarsi alle previsioni normative
italiane“: diversamente “l`ente si attribuirebbe una sorta di
autoesenzione dalla normativa“ in contrasto con le regole
codificate.
Considerazioni, queste, gradite dal Codacons e dall`Adusbef,
secondo le quali, con il rinvio a giudizio degli istituti di
credito si riconosce, nel caso Parmalat, anche “una grave
responsabilità delle banche“.(ANSA).
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