22 Maggio 2007

CEI: BAGNASCO; FAMIGLIE POVERE, 7 SU 10 SONO AL SUD

CEI: BAGNASCO; FAMIGLIE POVERE, 7 SU 10 SONO AL SUD / ANSA

ULTIMO RAPPORTO ISTAT, NEL MEZZOGIORNO DISAGIO E` FORTE

(ANSA) – ROMA, 21 MAG – La povertà è stabile in Italia ma

il Mezzogiorno si conferma come un`area di grande disagio, non

solo per numero di famiglie che vivono sotto la soglia (il 24%

rispetto al 4,5% del nord e al 6% del centro) ma anche per

intensità della povertà che raggiunge il 22,7% rispetto al

17,5% e al 18,9%. E` quanto emerge l`ultimo rapporto Istat sulla

povertà pubblicato nel 2006. I poveri in Italia sono

7.577.000, pari al 13,1% della popolazione residente (era il

13,2% l`anno precedente). Si tratta dell`11,1% (era l`11,7%)

delle famiglie residenti, ossia di 2.585.000 nuclei familiari.

Per l`Istat, queste oscillazioni non sono statisticamente

significative.

– POVERTA` FA RIMA CON SUD. Nel Mezzogiorno il 24% delle

famiglie è sotto la soglia di povertà. Nel mezzogiorno risiede

il 70% delle famiglie povere. La regione meno povera è l`

Emilia-Romagna (2,5%); segue la provincia di Bolzano (4%) e la

Lombardia (3,7%). In fondo alla classifica, Sicilia (30,8%),

Campania (27%), Basilicata (24,5%). Al sud in positivo spicca

l`Abruzzo dove la percentuale di famiglie povere è l`11,8%.

– COME SONO LE FAMIGLIE POVERE. Sono quelle numerose, composte

da anziani e da disoccupati. I nuclei con 5 o più componenti

presentano livelli di povertà più elevati: il 26,2% di queste

famiglie vive in povertà, sfiora il 40% al sud. Tra le famiglie

con almeno un anziano l`incidenza di povertà (13,6%) è

superiore di oltre 2 punti percentuali alla media e sale al

15,2% tra quelle con almeno due over 65. Povertà contenuta

invece tra i single (3,5%) e le coppie senza figli di giovani

(4,8%). A forte rischio di povertà anche le famiglie con a capo

una persona con basso titolo di studio (17,6%), 4 volte

superiore a quella tra le famiglie con a capo una persona che ha

conseguito almeno la licenza media superiore (4,5%). Sono povere

8 famiglie su 100 con a capo un lavoratore autonomo; la quota

sale a 9 tra le famiglie di lavoratori dipendenti e a 12 con

capofamiglia ritirato dal lavoro. L`esclusione dal mondo del

lavoro determina situazioni di particolare svantaggio: è povera

quasi 1/3 delle famiglie (31,4%) con a capo una persona in cerca

di occupazione (l`83% è al sud); in questo caso, l`incidenza

raggiunge infatti il 43,3%. Fra l`altro, oltre 1/4 delle

famiglie (26,1%) con almeno una persona in cerca di occupazione

vive in povertà relativa e si sfiora il 40% se a cercare il

lavoro sono due o più persone.

– ANZIANI MENO POVERI RISPETTO AL 2004. Anche se sono sotto la

soglia di povertà, gli anziani stanno meglio. Tra le famiglie

con almeno un anziano, la povertà è passata dal 15% al 13,6%

e, in misura maggiore, fra quelle con due o più anziani (dal

17,3% al 15,2%). Fra gli anziani soli si è passati dal 13,7%

all`11,7% e, fra le coppie con persona di riferimento

ultrasessantacinquenne, dal 15,1% al 12,9%.

– FRA LE NON POVERE, A RISCHIO 1 FAMIGLIA SU 10. Fra le famiglie

non povere (l`88,9%), il 7,9% rischia di diventarlo e sono

considerate “quasi povere“, ossia presentano livelli di spesa

per consumi superiori alla linea standard di non oltre il 20%.

Si tratta, appunto, di una famiglia non povera ogni 10, di una

ogni 5 al Sud.

Per il ministro della solidarietà sociale, Paolo Ferrero,

questi dati “fotografano una situazione drammatica per larghe

fasce della popolazione italiana“ e che “le tanto vituperate

pensioni sono l`unico strumento che difenda alcune fasce sociali

dalla povertà“. Il ministro per le politiche della famiglia,

Rosy Bindi, sottolinea invece le misure previste nella

finanziaria: “con la Finanziaria 2007 – dice – abbiamo visto

giusto, disegnando una manovra che mira a coniugare con

interventi strutturali sviluppo e giustizia sociale“.

I dati dell`Istat sono stati criticati dal Codacons per il

quale le famiglie povere sarebbero almeno il triplo di quelle

registrate. Critiche anche dal sindacato Usi/Rdb ricerca,

presente anche all`Istat. A suo avviso, “é una statistica

notoriamente insulsa e nasconde al paese l`unico dato

significativo, quello sulla povertà assoluta. In realtà –

afferma il sindacato – la povertà relativa è una misura che

dice poco o nulla sull`indigenza del paese, visto che anche in

una comunità di ricchi, il meno ricco risulterebbe

relativamente povero“.(ANSA).

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