Arriva Eclipse, il cellulare `monastico`. Ma i consumatori dicono basta alle mode
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fonte:
- Adnkronos on line
D`Ascienzo (Codacons): “Si arriva a chiedere finanziamenti per telefonini di ultima generazione o griffati“. Golino (Adusbef): “Molti nuovi modelli si inceppano“. Bosco, (Adiconsum): “Non si può cambiare come se fosse una camicia sporca“
Roma, 5 gen. (Ign) – Bello, pratico e soprattutto essenziale. Anche perché serve solo per telefonare. E` Eclipse, il prototipo di cellulare pensato dal designer Rune Larsen. Un concept con Form factor quadrato, spessore minimo, tastiera a sfioro e display monocromatico di tipo trasparente a cristalli liquidi che mostra i menù e, a slide, scompare dietro la tastiera. Manca qualsiasi altra funzionalità, come il Bluetooth, la fotocamera e il lettore MP3 ma in compenso è capace di enorme autonomia. Un cellulare controcorrente, in un mercato che incentiva continuamente la sostituzione dei vecchi modelli da parte degli utenti. E infatti, in un tempo di corsa al megapixel, alla memoria esagerata come ad ogni tipo di connettività applicata, questo cellulare `monastico`, spartano nelle funzioni, riporta alla semplicità e forse alla `pulizia` della chiamata e degli sms. Potrebbe essere il cellulare del futuro? Motorola, Nokia, Samsung, Lg, Sony-Ericsson e Nec, solo per citare le più famose aziende produttrici di telefonini, lanciano mediamente ogni sei mesi un nuovo modello con utility sempre più accattivanti. Di certo le associazioni dei consumatori sono sature delle novità che affollano il mercato della telefonia mobile. E in coro dicono `basta` alle mode, al consumismo volgare come alla tendenza, diffusa nel Belpaese, a cambiare continuamente il proprio portatile. “C`è un eccesso di consumi dato da una stimolazione continua che a sua volta crea bisogni inesistenti“, dice infatti Gianluca D`Ascienzo, vicepresidente del Codacons, a Ign, testata on line del Gruppo Adnkronos. “Un contesto di fondo – aggiunge – deve far riflettere: oggi si arriva a chiedere finanziamenti per comprare telefonini di ultima generazione o cellulari griffati. Fermo restando che non siamo contro la ricerca o lo sviluppo della tecnologia, va anche ricordato che ci sono famiglie che non riescono ad arrivare a fine mese. Anche in questo caso, l`etica non guasta“. Più duro il giudizio che arriva da Lucio Golino, legale Adusbef, che a Ign spiega: “Molti dei nuovi modelli di telefonini si inceppano perché hanno software sperimentali che richiedono aggiornamenti. Mentre questo avviene per i pc e dunque i prodotti vengono migliorati, non sempre accade la stessa cosa con i portatili. Se un telefonino si guasta, il consumatore lo riporta al venditore e questi, a sua volta, lo `gira` alla casa che lo ha prodotto. Devi lasciare il cellulare per 15-20 giorni e se non è in garanzia le tariffe arrivano fino a 70 euro per farlo riparare. Anche perché, mette in guardia l`Adusbef, “per la telefonia mobile non abbiamo ancora una class action, ovvero l`azione collettiva dei consumatori rispetto a `vizi` di un telefonino venduto in massa. Se avessimo questo strumento, i produttori si guarderebbero bene dal non testarli“. Il consiglio “spassionato“ dell`Adusbef è perciò semplice: “Se uno ha un telefono se lo tenga. O almeno non lo cambi in continuazione, perché spesso le funzioni aggiuntive non servono“. E poi c`è un fatto – incalza Golino – malgrado la `volgarizzazione` di questi prodotti per cui si potrebbe adattare l`antico adagio e dire `tot capita, tot telefonini`, il cellulare è ancora uno status symbol. Per alcuni l`ultima generazione è indispensabile, come il Suv. Un`ostentazione fuori luogo. I consumatori non si facciano attrarre dall`ultimo ritrovato. Il vecchio, almeno, garantisce le prestazioni“. “Non rincorrere l`ultima moda“, è anche il consiglio che arriva da Antonio Bosco, responsabile per la telefonia dell`Adiconsum, che a Ign sottolinea: “Buttarsi sul modello appena uscito è uno spreco di denaro“. Allo stesso tempo, l`associazione fa notare come “ormai siamo il Paese più saturo al mondo per quanto riguarda le attivazioni di sim. Le tariffe in questi ultimi tempi si sono abbassate, ma non si arresta la competizione per le modifiche che invogliano il consumatore, anche se spesso di tratta di cambiare colore o di `accorciare` il proprio cellulare di mezzo centimetro“. “La moda, soprattutto per i ragazzi, è ormai diventata globale. Ai miei tempi – ricorda Bosco – si faceva con le scarpe… Sta tutto al buon senso dei genitori, che dovrebbero far capire ai figli che il cellulare non si può cambiare come se fosse una camicia sporca“.
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