8 Gennaio 2007

BOTTA E RISPOSTA




Gentilissimo Direttore, di ritorno dall?estero prendo visione di una corrispondenza tra un giornalista collaboratore del suo giornale e l?associazione di cui sono uno dei presidenti. Senza entrare nel merito delle ragioni che spingono questo giornalista ad attaccare ingiustamente e con affermazioni palesemente false la nostra associazione, credo che sia dovere del Direttore del quotidiano che egli utilizza per esternare le proprie prese di posizione porre su un piano quantomeno di parità l?esternatore, anche se collaboratore della testata, e i soggetti pubblici o con riconoscimento pubblico cui egli si rivolge. E questo prima e al di là dell?obbligo giuridico previsto dalla legge sulla stampa di rettificare le false affermazioni e di risponderne, anche per il Direttore della testata, ove si ravvisi in esse una qualche responsabilità. Dunque tale giornalista ha – come suo diritto – dato notizia di un «fatto» vero e indubitabile, ossia l?apertura di un call center a pagamento le cui ragioni di utilità innanzitutto per i cittadini consumatori non mi preme in questo momento stare qui a ribadire nuovamente.

Nel far questo, tuttavia, questo giornalista ha – a mio parere – violato palesemente precise regole sia fissate dalle leggi del nostro ordinamento, sia dal codice deontologico degli iscritti all?Ordine dei giornalisti. Egli, infatti, ha accusato l?associazione di truffa, ladrocinio, violazione di norme fissate dall?Autorità delle comunicazioni, che prevedono pesanti sanzioni a carico di chi le viola. Egli ha accusato l?associazione di carpire la buona fede dei consumatori facendo pagare loro il tempo dell?annuncio (in realtà assolutamente gratuito) che precede l?accesso al call center, accesso che, ovviamente, è assolutamente volontario e consapevole sia al servizio che rende che al suo costo, commettendo una palese calunnia, tra l?altro del tutto gratuita. La seconda grave violazione è consistita nel non sentire – come prevede il codice deontologico dei giornalisti – prima di pubblicare il suo pezzo, il soggetto per così dire «accusato». Questa seconda violazione è stata tanto più grave in quanto si è risolta in un danno per l?associazione (che è stata accusata calunniosamente di fatti totalmente falsi) ma, peggio ancora, in un danno per il Direttore della testata, che ne deve assumere le responsabilità per omesso controllo, e in un danno per gli ignari lettori de il Giornale, che sono stati ingannati con notizie del tutto infondate. Ma fin qui saremmo in una normale dialettica cui si assiste tutti i giorni sulla stampa, tra giornalisti e cittadini o enti.

Quel che risulta davvero incomprensibile è che costui anziché ammettere onestamente il grave errore commesso e darne notizia ai lettori a tutela dei loro diritti (oltre che dei nostri) è arrivato a «perdere la brocca», dimostrando anche uno scarso equilibrio che è particolarmente pericoloso in chi gestisce l?informazione. Ora, poi, lo stesso giornalista, evidentemente assillato dall?essere stato colto in clamoroso errore e disinformazione fornita ai suoi lettori, tenta in tutti i modi di trasformare la questione, che è una banale questione di difetto di informazione, in una questione «politica», tentando di portare l?attenzione dei lettori (e probabilmente del Direttore del giornale) dalla scorrettezza professionale a una sorta di tenzone politica del tutto risibile.

Su tale ultimo aspetto gradirei che Lei ricordasse al suo collaboratore che, in coerenza con una linea decisa dall?associazione da tempo, ho accettato di prestare la mia candidatura sia al Governo Prodi alle ultime elezioni, che al Governo regionale Storace in quello precedente e il programma della Lista Consumatori cui ho aderito volentieri (che non ha assolutamente nulla a che fare con l?associazione Codacons) era sempre lo stesso che ieri piaceva al suo giornalista, e oggi non piace più. Senza andare troppo fuori tema Le chiedo la cortesia di dare ospitalità sul suo giornale alle integrali esternazioni del suo collaboratore che le riallego in copia (all. 1) e, se lo ritiene, anche alla nostra garbata replica. Ritengo che con questa il confronto, almeno per noi, possa ritenersi chiuso, salvo mai graditi seguiti eventualmente necessari in altre sedi.


Avv. Carlo Rienzi


Presidente Codacons



Egregio Rienzi, rispondo atitolo personale e le spiegouna volta
per tuttecomestanno le cose. Il21dicembre scorso abbiamo pubblicato
un articolo che nella sua sostanza, che componeva notizia e
titolazione, resta corrispondente a verità: il Codacons, che dovrebbe
tutelare i consumatori, ha istituito un numero telefonico che
costa la bellezza di 1 euro e 50 alminuto (più Iva più 10 centesimi
alla risposta)ma che corrisponde solo a un centralino che fissa un
appuntamento al quale potrai accedere, peraltro, solo pagando
altri 50 euro d?iscrizione annui. Ciò posto, non c?è alcunché da
rettificare: a parte, previo verifica, il dettaglio secondo il quale, a
vostro dire, l?annuncio iniziale del vostro numero telefonico non è
pagamento sicché la tariffa da un euro e mezzo scatta dopo una
manciata di secondi.
Di tale particolare, del tutto secondario rispetto al resto dell?articolo,
tanto che esso compare in fondo all?articolo medesimo, voi in
ogni caso non avete chiesto rettifica: avete preannunciato querela
e chiesto la mia radiazione dall?Ordine dei giornalisti, questo a
margine di una missiva che abbiamo integralmente pubblicato nonostante
la sua debordante lunghezza. Non ci sarebbe altro, a
parte la nostra estrema tolleranza il vostro permettervi di usare
termini come «truffa, ladrocinio, calunnia, inganno, notizie infondate,
errore, disinformazione, pericoloso e scarso equilibrio»: questoamargine
di un articolo corretto, il che permetterebbe di essere
semmai noi a querelare voi. Ma non è il nostro mestiere. Vi siete
permessi di sostenere che l?articolista avrebbe «perso la brocca» (e
nonl?avrebbe persa, dunque, chi haminacciato radiazioni e querele)
e vi siete permessi di mandare un comunicato titolato «Facci di
bronzo o Facci da schiaffi».
E magari pensate che potremmo aver problemi ad andare, noi,
in tribunale. La precisazione che siete anche un partito politico,
infine, è stata data il 6 gennaio scorso quando l?articolo originale
risale al 21 dicembre: tanto per sottolineare quanto fosse al centro
dei nostri pensieri. Abbiamo segnalato che siete anche un partito
politico perché lo siete, e perché la richiesta di radiazione di un
giornalista, da parte di un partito, va comunque registrata. Non
cercate voi di buttarla in politica, semmai: il nostro articolo riportava
fatti, e non parlava di politica. In tal senso sconsigliamo di
tentar di sostenere la tesi per cui Lista Consumatori e Codacons
nonabbiano nullaache fare: il simbolo elettorale che avete presentato
alle elezioni riporta la scritta «Codacons-Lista consumatori»
come pure si può leggere nell?home page del vostro sito internet.
Romano Prodi del resto ha scritto pubblichemissive a lei personalmente,
non a noi. Per queste e per altre ragioni che «il confronto
possa ritenersi chiuso» è una concessione nostra e non sua.

Filippo Facci



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