Le ricariche dei cellulari nel mirino dell`Authority
Le ricariche dei cellulari nel mirino dell`Authority
Non hanno mai fatto la felicità degli utenti ma adesso, contro i costi di ricarica per i cellulari, si sono schierate compatte anche Antitrust ed Authority delle telecomunicazioni. Il giudizio dei due garanti al termine di un`indagine avviata a giugno è netto: “Occorre un intervento di rimodulazione sul contributo di ricarica dei cellulari“ per alimentare la concorrenza fra i diversi operatori ma soprattutto per “ottenere in prospettiva rilevanti riduzioni delle tariffe“. I risultati dell`inchiesta condotta dagli organi guidati da Antonio Catricalà e Corrado Calabrò parlano chiaro: nel solo 2005, Vodafone, Tim, Wind e 3 Italia si sono spartiti una torta da più di 1,7 miliardi di euro, tanti sono i ricavi lordi incassati dagli operatori grazie alle ricariche. Di questi, meno di 800 milioni sono legati ai costi sostenuti dagli operatori, ma i restanti 950 sono un surplus che le Autorità hanno tutta l`intenzione di limare. Non a caso, sottolinea la nota congiunta di Antitrust e Authority, “ci sono i margini per un intervento dell`Agcom per garantire tutte le fasce di clientela, specie quelle economicamente più deboli“. Dall`indagine emerge infatti che sono proprio i clienti più deboli, che si devono accontentare di ricariche da tagli inferiori ai 50 euro, quelli maggiormente colpiti dal costo fisso. Ad esempio, il costo di ricarica incide per il 48,3% del credito acquistato per importi inferiori ai 20 euro. Non solo, mentre l`incidenza del costo di ricarica sul credito acquistato dal 2003 al 2005 è progressivamente diminuita per i `taglì sopra i 50 euro, per quelli sotto i 20 euro è aumentata del 18%. Un fardello che, ribadiscono le Autorità, “rappresenta un`anomalia italiana“, anche perchè nel nostro Paese il 90% degli utenti preferisce le schede prepagate rispetto al servizio in abbonamento, contro una media europea del 50%. Per questo motivo, si legge nel documento conclusivo dell`indagine, l`Agcom si muoverà per ottenere una maggiore trasparenza delle tariffe telefoniche, semplificandole con “una riparametrazione nel prezzo minutario“ dei costi sopportati dai gestori e traslati sugli utenti, oppure per “rimuovere il carattere regressivo del contributo di ricarica, prevedendone piuttosto una connotazione di proporzionalità e di corrispondenza ai costi effettivi“. Quali che siano i rimedi che verranno proposti dagli uomini di Calabrò, immediata è arrivata la reazione delle associazioni a tutela dei consumatori, con Adoc e Codacons che si sono schierati a fianco delle autorità. Il Codacons, inoltre, ha aperto una nuova vertenza, denunciando i gestori davanti a 102 Procure per ottenere la restituzione di almeno due miliardi di euro.
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