Telecom raddoppia le spese per spedire la bolletta
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fonte:
- La Padania
Costi passati da 330 a 716 lire: un affare da cento miliardi all anno. Ma i consumatori non ci stanno
Nuovi guai all orizzonte per Telecom Italia. Sull ex monopolista della telefonia fissa italiana pende una denuncia per truffa, oltre a una diffida all Autorità delle telecomunicazioni. E per capire il perché è sufficiente prendere in mano una delle ultime bollette pervenute nelle case degli utenti Telecom. Alla voce spese di spedizione bolletta balza all occhio una – tanto per cambiare – sgradita sorpresa: le spese sono balzate da 0,17 a 0,37 euro. Cioè da circa 330 a 716 lire. Insomma, sono più che raddoppiate. E l Iva è esclusa. Se n è accorto anche il Codacons, che facendo due conti in tasca alla società telefonica denuncia l esorbitante giro d affari nel quale si traduce questo aumento in apparenza irrisorio. Se prima, quando le spese di spedizione ammontavano a 17 centesimi di euro, l utente era costretto a sborsare ogni anno, Iva inclusa, 1,22 euro (ossia 2.362 lire) per farsi recapitare a casa la bolletta, oggi la medesima spesa sale a 2,64 euro (pari a 5.112 lire). Con un aumento quindi superiore al 100%. Ma non basta. Per rendere l idea dell effetto che questo aumento provoca alle finanze di Telecom, occorre moltiplicare i 2 euro e 64 centesimi corrisposti da ogni utente per il totale degli utenti attualmente abbonati a Telecom, ossia circa venti milioni. La cifra che si ottiene è da capogiro: 52.800.000 di euro all anno, cioè oltre cento miliardi di lire. A tanto ammonta la cifra che entrerà nelle tasche di Telecom in seguito all aumento delle spese di spedizione della bolletta, contro i 24.400.000 euro dello scorso anno. Ma i consumatori non ci stanno. Non solo suona assurdo pagare per sapere quanto si deve pagare – perché questo significa l espressione spese di spedizione bolletta – ma che l importo di tale spesa venga addirittura raddoppiato, sembra davvero troppo. Oltre al danno, la beffa. Tanto più che, come hanno sentenziato diversi giudici di pace in tutta Italia, Telecom non ha il diritto di imporre ai suoi clienti tali spese, ritenute illegittime. È lecito raddoppiare l entità di spese che già di per sé non dovrebbero esistere? È quanto si è chiesto il Codacons, che si è mosso per presentare un esposto alla Procura della Repubblica a Roma, nonché una diffida all Autorità delle comunicazioni, allo scopo di verificare se il comportamento tenuto da Telecom, raddoppiando una spesa che gli utenti non dovrebbero sostenere, possa configurare eventualmente il reato di truffa. Nell attesa, tutti i clienti Telecom che volessero sottrarsi alla vessazione di spese illegittime possono scegliere di avvalersi di uno strumento alternativo alla bolletta per posta, pratico e gratuito: la bolletta on line. In altre parole, visualizzando la fattura direttamente su internet e procedendo alla stampa del bollettino di pagamento. Non è un buon periodo per Telecom. Tanti nodi stanno venendo al pettine. È di qualche giorno fa la sentenza pronunciata dal giudice di pace di Torre Annunziata (Napoli), che accogliendo la richiesta di un utente ha condannato Telecom Italia alla restituzione di quanto percepito sotto forma di canone, oltre al pagamento delle spese giudiziarie. La sentenza è stata formulata sulla base dell articolo 3 del dpr 318/97, che impone a Telecom Italia di fornire il servizio universale su tutto il territorio nazionale (servizio che dal 1° gennaio 1998 – dice la legge – può essere fornito anche da altri organismi di telecomunicazioni), ma che non fa cenno al versamento di un canone. La norma precisa che sostenere l onere del servizio spetta esclusivamente agli operatori che gestiscono reti pubbliche di telecomunicazioni, ai fornitori di servizi di telefonia vocale accessibili al pubblico e agli organismi che prestano servizi di comunicazioni mobili e personali. Non all utente, insomma, sul quale non dovrebbe gravare alcun costo aggiuntivo, compreso il canone. La sua legittimità non può essere sostenuta neppure in base alla clausola del contratto che lega Telecom ai suoi utenti. Clausola che il giudice ha ritenuto ingiusta e vessatoria, quindi inefficace, con riferimento all art. 1.469 bis del Codice Civile ( Clausole vessatorie nel contratto tra professionista e consumatore ). Da parte sua, Telecom non fa corrispondere alcun servizio al pagamento del canone fisso, pagamento che viene preteso persino nel bimestre in cui il traffico telefonico è nullo. Dopo la bagarre scatenata per gli onerosi servizi telefonici che gli utenti non hanno richiesto, ma che si sono trovati addebitati in bolletta, per Telecom si prospetta una nuova bufera.
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