PARMALAT: SCAJOLA CON BONDI, ITALIANI SIANO UNITI
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fonte:
- Ansa
SPECIE BANCHE, SI SPERA MEDIOBANCA MEDI, LEHMAN LAVORA A LISTA
(ANSA) – MILANO, 25 OTT – “Qualunque persona di buon senso
gli avrebbe chiesto di restare, lui ha risposto positivamente e
mi auguro che ci sia analoga reazione da parte degli azionisti,
e visto che gli italiani sono persone di buon senso mi auguro
che l`8 novembre facciano questa scelta“. Così il ministro
alle Attività Produttive Claudio Scajola, elogiando il
commissario straordinario di Parmalat, ha implicitamente
invitato gli azionisti italiani e in particolare ovviamente
investitori istituzionali e le banche a fare un fronte unico in
vista dell` assemblea del 7 novembre (l`8 in seconda
convocazione).
Banche che, secondo gli analisti ascoltati dal Financial
Times, avrebbero il 27% del capitale, mentre quelle straniere
sono in possesso di un sicuro altro 9%. Questo mentre fondi e
investitori anglosassoni che hanno chiesto esplicitamente a
Enrico Bondi di restare al timone (Harbert, Cerberus, York più
un` altra quindicina con quote minori) hanno un` altra porzione
tra il 10 e il 15%, o forse anche di più visto che gli ex
obbligazionisti anglosassoni sono stati i primi a chiedere l`
intervento di Lehman Brothers per mettere in piedi una lista
capitanata dallo stesso già commissario straordinario.
In pratica, mentre si avvicina l` assemblea, si vanno facendo
più chiari i rapporti di forza e le possibili alleanze, mentre
il titolo continua tutto sommato ad essere ben rastrellato in
Borsa, dove oggi è passato un altro 0,7% del capitale chiudendo
però in calo del 2,31% a 2,32 euro. Bondi agli occhi “dei
mercati“ è una garanzia, ha evidenziato Scajola, ha preso 22
mesi fa “un` azienda che era al fallimento ed è riuscita a non
far perdere neanche un posto di lavoro“. Tanto basta, oltre al
fatto che il commissario “é logico completi la sua opera,
anche perché ci sono ancora aperti dei contenziosi con alcune
banche nel mondo“. Ed una di queste, la Wells Fargo Bank
National Association ha ridotto entro il 2% la sua
partecipazione.
Il punto è che la posizione delle banche italiane non è
similare per tutte. Capitalia, che ha il 5,5% di Collecchio,
potrebbe essere interessata ad avere Bondi alla testa del gruppo
dal momento che il contenzioso legale che Bondi ha nei suoi
confronti è tutto sommato inferiore a quello di altri istituti.
Anche Intesa ha già `transato` con Parmalat alcune richieste,
ma rimane però azionista della concorrente Granarolo – che ha
da tempo pronta l` Opa da lanciare su Collecchio – con il 20%.
Poi, ancora, altre richieste risarcitorie riguardano Unicredit e
San Paolo. Insomma, le posizioni delle banche italiane sono
variegate, in questi giorni vi sono contatti fra esse per vedere
se è possibile riuscire a non scontrarsi in assemblea, ma la
presentazione delle liste per il cda scade presto, a fine
ottobre. Di conseguenza, da molte parti – informano fonti
bancarie – ci si aspetta una mediazione che dovrebbe essere
affidata in mano a Mediobanca. Perché Piazzetta Cuccia è
tradizionalmente la naturale stanza di compensazione delle
problematiche della finanza italiana e degli istituti di
credito, perché non è azionista di Parmalat di cui è stata
advisor per il ritorno in Borsa. Però, i tempi sono stretti e
la ricerca di unità difficile. Intanto, un secco no alla
riconferma di Bondi al vertice della Parmalat è giunto
dall`Intesaconsumatori (Adoc, Adusbef,
Codacons e Federconsumatori) che ricordano in una nota come
“per la questione dei bond Argentina è stato restituito il 25%
del capitale investito, mentre per la vicenda Parmalat è stata
restituita solo una media compresa tra il 12 e il 18% del
capitale“.(ANSA).
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