26 Ottobre 2005

PARMALAT: SCAJOLA CON BONDI, ITALIANI SIANO UNITI

PARMALAT: SCAJOLA CON BONDI, ITALIANI SIANO UNITI /ANSA

SPECIE BANCHE, SI SPERA MEDIOBANCA MEDI, LEHMAN LAVORA A LISTA

(ANSA) – MILANO, 25 OTT – “Qualunque persona di buon senso

gli avrebbe chiesto di restare, lui ha risposto positivamente e

mi auguro che ci sia analoga reazione da parte degli azionisti,

e visto che gli italiani sono persone di buon senso mi auguro

che l`8 novembre facciano questa scelta“. Così il ministro

alle Attività Produttive Claudio Scajola, elogiando il

commissario straordinario di Parmalat, ha implicitamente

invitato gli azionisti italiani e in particolare ovviamente

investitori istituzionali e le banche a fare un fronte unico in

vista dell` assemblea del 7 novembre (l`8 in seconda

convocazione).

Banche che, secondo gli analisti ascoltati dal Financial

Times, avrebbero il 27% del capitale, mentre quelle straniere

sono in possesso di un sicuro altro 9%. Questo mentre fondi e

investitori anglosassoni che hanno chiesto esplicitamente a

Enrico Bondi di restare al timone (Harbert, Cerberus, York più

un` altra quindicina con quote minori) hanno un` altra porzione

tra il 10 e il 15%, o forse anche di più visto che gli ex

obbligazionisti anglosassoni sono stati i primi a chiedere l`

intervento di Lehman Brothers per mettere in piedi una lista

capitanata dallo stesso già commissario straordinario.

In pratica, mentre si avvicina l` assemblea, si vanno facendo

più chiari i rapporti di forza e le possibili alleanze, mentre

il titolo continua tutto sommato ad essere ben rastrellato in

Borsa, dove oggi è passato un altro 0,7% del capitale chiudendo

però in calo del 2,31% a 2,32 euro. Bondi agli occhi “dei

mercati“ è una garanzia, ha evidenziato Scajola, ha preso 22

mesi fa “un` azienda che era al fallimento ed è riuscita a non

far perdere neanche un posto di lavoro“. Tanto basta, oltre al

fatto che il commissario “é logico completi la sua opera,

anche perché ci sono ancora aperti dei contenziosi con alcune

banche nel mondo“. Ed una di queste, la Wells Fargo Bank

National Association ha ridotto entro il 2% la sua

partecipazione.

Il punto è che la posizione delle banche italiane non è

similare per tutte. Capitalia, che ha il 5,5% di Collecchio,

potrebbe essere interessata ad avere Bondi alla testa del gruppo

dal momento che il contenzioso legale che Bondi ha nei suoi

confronti è tutto sommato inferiore a quello di altri istituti.

Anche Intesa ha già `transato` con Parmalat alcune richieste,

ma rimane però azionista della concorrente Granarolo – che ha

da tempo pronta l` Opa da lanciare su Collecchio – con il 20%.

Poi, ancora, altre richieste risarcitorie riguardano Unicredit e

San Paolo. Insomma, le posizioni delle banche italiane sono

variegate, in questi giorni vi sono contatti fra esse per vedere

se è possibile riuscire a non scontrarsi in assemblea, ma la

presentazione delle liste per il cda scade presto, a fine

ottobre. Di conseguenza, da molte parti – informano fonti

bancarie – ci si aspetta una mediazione che dovrebbe essere

affidata in mano a Mediobanca. Perché Piazzetta Cuccia è

tradizionalmente la naturale stanza di compensazione delle

problematiche della finanza italiana e degli istituti di

credito, perché non è azionista di Parmalat di cui è stata

advisor per il ritorno in Borsa. Però, i tempi sono stretti e

la ricerca di unità difficile. Intanto, un secco no alla

riconferma di Bondi al vertice della Parmalat è giunto

dall`Intesaconsumatori (Adoc, Adusbef,

Codacons e Federconsumatori) che ricordano in una nota come

“per la questione dei bond Argentina è stato restituito il 25%

del capitale investito, mentre per la vicenda Parmalat è stata

restituita solo una media compresa tra il 12 e il 18% del

capitale“.(ANSA).

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