23 Ottobre 2005

Ricordate la favola dei vestiti nuovi dell`imperatore?

Ai quattro venti che il sovrano a passeggio in pompa magna è in realtà nudo dalla testa ai piedi e i sudditi adulti ammettono d`aver taciuto fino a quel momento per timore? Così ieri, dopo la denuncia del deputato diessino Alberto Nigra, ennesima vittima di uno dei cosiddetti “bidoni telefonici“, la redazione de La Stampa ha ricevuto decine di chiamate di utenti solidali. Tutti volevano raccontare la loro diretta esperienza, il servizio di segreteria addebitato in bolletta senza che fosse mai stato richiesto, il contratto firmato “a tradimento“ con la promessa d`una riduzione sostanziosa della tariffa base e rivelatosi invece un integrativo di extra a pagamento. Certo, le associazioni dei consumatori conducono da anni una battaglia legale contro le prepotenze di alcuni gestori telefonici, abili ad intercettare l`ingenuità dei clienti e ad utilizzarla per fini commerciali. I siti internet di Codacons, Adoc, Adusbef, Federconsumatori, aggiornano continuamente sulle procedure avviate. Ma quando tocca ad un nome noto, ad un politico, ad uno come Alberto Nigra che nonostante la carica di deputato si ritrova sulla bolletta il costo di un cordless non richiesto al pari di un qualsiasi utente Telecom, la leggenda metropolitana diventa realtà. E giù decine di telefonate. Pensionati, studenti, professionisti. Perfino un dipendente di Telecom Italia che, a condizione di non rivelare la sua identità, interviene nel dibattito con una testimonianza dalla prima linea: “Quando il deputato Nigra avanza il sospetto che “simili sbagli non siano imputabili ai semplici addetti ma ai livelli dirigenziali“ ha ragione. E` esattamente così“. Il problema, secondo lui, sta nell`organizzazione del lavoro: “Per la commercializzazione di prodotti e servizi, Telecom si affida a ditte esterne che spacciandosi per la casa madre rifilano adsl e cordless senza neanche contattare i clienti“. Dal suo punto di vista, gli addetti ai call center non c`entrano: “Si tratta quasi sempre di co.co.co. che per paura di perdere il posto si piegano ai voleri di questa legge ingiusta. Ho provato a informare i miei superiori, stufo di assistere a simili soprusi. Ne ho ricavato un prezioso consiglio; continuare a farmi gli affari miei. La cosa buffa è che quando i responsabili scoprono questi misfatti fingono incredulità ma poi non fanno niente perchè gli sta bene così. Possibile che nessuno possa fare nulla?“. I diretti interessati tacciono. O almeno, tacciono sull`origine del problema denunciato da Alberto Nigra, dal presidente di Adusbef Alessandro Di Benedetto, da centinaia di utenti “bidonati“, e liquidano le accuse come “qualunquismo“. Ieri, alla redazione de La Stampa, hanno chiamato anche dai piani alti della Telecom. Volevano far presente che “un`azienda da sette milioni di utenti non può essere processata per degli episodi isolati“. Che quando si parla di numeri tanto grandi “i disguidi possono capitare“. Che dare addosso alla Telecom “è diventato ormai una specie di sport nazionale“. Proteste comprensibili. Anche perché Telecom non è l`unico gestore contestato. Ma gli utenti costretti a controllare ogni mese la bolletta del telefono come fosse un estratto conto non si accontentano d`una spiegazione vaga. Se le associazioni dei consumatori calcolano che nell`ultimo anno i “bidoni telefonici“ sono aumentati del 250% vorrà dire che forse la leggenda metropolitana tanto leggenda non è. O comunque: smette di esserlo quando c`incappi.

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