Pizza più birra 7 euro soltanto?
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fonte:
- Giornale di Vicenza
L?iniziativa ?promozionale? del presidente nazionale di Confcommercio Billè è piaciuta poco nel Veneto (solo 28 adesioni) e per niente nella nostra provincia
Anche il prezzo scontato è contestato dall?Adiconsum : «Ancora troppo alto»
Almeno il presidente nazionale di Confcommercio-Fipe Sergio Billè ha mantenuto il patto. Durante una puntata di ?Porta a porta? infatti aveva promesso che agli italiani sarebbe stata offerta l?opportunità di mangiare una pizza e di berci dietro una birra per 7 euro ?soltanto?: proprio l?altro ieri, durante l?assemblea della Federazione italiana pubblici esercizi tenutasi a Saint Vincent in provincia di Aosta, Billè ha annunciato il varo del menù a prova di caro-euro, che è stato subito adottato da 177 pizzaioli sparsi per il Bel Paese, da Verbania a Matera. Un altro patto, per il quale era stato dato abbondantemente fiato alle trombe, è stato invece largamente disatteso da… un altro presidente.
Ma come avverte un vecchio adagio, ?non è tutto oro quel che luccica?.
Intanto gli stessi pizzaioli hanno risposto in modo molto difforme alla chiamata del loro ?presidentissimo?. Se sono già pochi 177 in campo nazionale, nel Veneto hanno la consistenza numerica delle mosche bianche (28 in tutta la regione, esattamente 23 nel Veneziano e quasi tutti concentrati in tre-quattro paesi, soltanto 5 nel Veronese), mentre, come si evince dall?elenco ufficiale che si può consultare sul sito www.il patto della pizza.it, non ce n?è nemmeno uno nelle altre cinque province, Vicentino compreso.
Inoltre se, come attestano i numeri, l?idea di Billè è stata accolta con freddezza dai pizzaioli berici (circa 400 tra città e ?campagna?) non ha nemmeno creato un vero entusiasmo nei vertici della Fipe. Infatti il giudizio del presidente provinciale Renzo Rizzi è molto misurato: «Il patto della pizza è una iniziativa provocatoria, che, peraltro ha colto nel segno, perchè anche se hanno aderito meno di duecento locali, quindi l?1 per mille, ha fatto e sta facendo notizia. Credo che lo scopo sia quello di affrontare con intelligenza una situazione innegabile di crisi: le famiglie vanno meno a mangiar fuori perchè hanno meno soldi, il fatto che lavorino di più le pizzerie da asporto significa che, quando può, la gente cerca di risparmiare, con il menù pizza-birra a 7 euro e a 7,30 anche col caffè si cerca di vincere la disaffezione per una ?margherita? fuori casa almeno una volta alla settimana». Sulla stessa lunghezza d?onda è anche Ornella Vezzaro presidente provinciale della Confesercenti, che peraltro a quest?iniziativa fa solo da spettatrice: «È un?opportunità, che può avere effetti positivi, come è accaduto per il cinema quando i gestori di sale, per recuperare spettatori, hanno cominciato a praticare una volta alla settimana forti sconti». Entrambi sono d?accordo anche sull?inopportunità di proporre di sfondare verso il basso il tetto dei 7 euro o di estendere l?iniziativa a più giorni della settimana. Dice Rizzi: «Attenti, sul prezzo di una pizza pesano il costo della materia prima, lo stipendio del pizzaiolo, l?affitto del locale, acqua, luce e gas e le tasse». Aggiunge la Vezzaro: «Se la promozione è una volta alla settimana l?esercente il sacrificio può farlo, se è sette giorni su sette prima o poi deve chiudere: quando facciamo i bilanci ai nostri associati i numeri li vediamo e non sono certamente quelli che si immaginano quanti non sono del settore».
E la contestazione arriva dai consumatori proprio su quei 7- 7,50, per i quali la Fipe nazionale ha coniato lo slogan ?la pizza a un prezzo pazzo non è una pazzia?. Infatti mentre il Codacons ha apprezzato l?iniziativa degli esercenti, auspicandone un?estensione anche ai ristoranti, c?è invece chi ritiene ?pazzo? anche il prezzo scontato. Precisa Renato Lanaro responsabile della sezione vicentina di Adiconsum-Cisl: «Far pagare, con birra, 7 euro una ?margherita? o qualsiasi altra pizza semplice non mi sembra uno sforzo sovrumano: la materia prima costerà al massimo 1 euro, 1 e mezzo. A Billè serviva dimostrare che la sua federazione è attenta ai problemi dei consumatori. Non è così che si calmierano i prezzi, ma usando una mano più leggera sui prezzi di tutti quei prodotti, tipo carne, verdura, olio e latte, che costitiscono la dieta degli italiani, nella quale non mi risulta che ci sia la pizza. Il patto? la classica sparata propagandistica di mezza estate».
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