Da oggi i buoni pasto sono di nuovo validi
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fonte:
- La Padania
Sospesa l?agitazione dopo l?intervento del ministro Scajola. I consumatori: protesta fermata perché gli esercenti perdevano troppi soldi
Roma – Da oggi stop allo sciopero dei buoni pasto. La fine dell?agitazione è stata annunciata da Sergio Billè, presidente di Confcommercio, al termine di riunione straordinaria dell?Anseb, l?associazione nazionale delle società emettitrici di buoni pasto.
La decisione è stata presa dalla Fipe-Confcommercio dopo le rassicurazioni arrivate dai ministri Siniscalco e Scajola. In particolare, il ministro per le attività produttive, si è impegnato a nome del governo a risolvere la questione, con un decreto o un emendamento al disegno di legge sulla competitività.
«UN ILLECITO A DANNO DEI CONSUMATORI»
Più che le rassicurazioni politiche, secondo l?Adoc (Associazione di difesa dei consumatori), ha convincere i bar e i supermercati a fermare la protesta è stato il calo degli affari. «La decisione della Fipe di revocare lo sciopero – dice l?associazione – è una decisione saggia, vantaggiosa per i consumatori ma soprattutto per gli stessi esercenti, che già iniziavano a sentirne gli effetti negativi in termini di vendite». Secondo l?Adoc infatti, circa il 36% di chi ha l?abitudine di utilizzare i buoni pasto, si è organizzato in questi ultimi giorni portandosi il pranzo da casa. Soddisfatto anche il Codacons: «È finalmente terminato quello che non era uno sciopero, ma un illecito a danno dei consumatori di tutta Italia. Adesso il Governo deve aprire alla concorrenza fissando un tetto massimo per le imprese che operano nel settore, facendo così diminuire le commissioni e i costi».
BASSA L?ADESIONE «CIRCA IL 45%»
Con lo stop della protesta finisce una querelle che, nelle ultime due settimane, ha opposto gli uni agli altri, in ordine più o meno sparso, esercenti, consumatori-lavoratori, aziende private ed enti pubblici, governo e società che emettono i ticket, con quest?ultime principali imputate e obiettivo della protesta. E con i consumatori-lavoratori nella posizione di incolpevoli danneggiati. A scatenare la protesta, la questione delle commissioni, troppo alte, secondo i titolari dei pubblici esercizi, anche del 13% a fronte del 2-3% di dieci anni fa. Da qui la richiesta al governo, di intervenire a vietare le gare al massimo ribasso. Per parte loro il popolo dei buoni pasto, stimato in oltre 2 milioni di lavoratori al giorno, non ha fatto mancare le sue critiche agli stessi esercenti, accusati di essersi già rifatti delle alte commissioni, rialzando i prezzi. «Dal 2001 a oggi – ha denunciato il Codacons – un pasto fuori casa costa mediamente l?83% in più» e col ticket da 5 euro è sempre più difficile consumare un pasto. Altre associazioni di consumatori hanno invece preso di mira le aziende, chiedendo loro di versare ai lavoratori il corrispettivo dei buoni direttamente in busta paga. Resta poi da capire se e quanto la protesta sia stata efficace. Sicuramente è servita a dare visibilità al problema, ma le cifre sull?effettiva adesione dei commercianti, nelle diverse città, restano diverse a seconda della fonte. In più, il comportamento degli operatori non è stato uguale in tutte le città, con Milano e Roma che sembrano aver registrato bassi tassi di adesione allo sciopero. Secondo l?Adoc, l?adesione complessiva alla protesta ha riguardato solo il 45% degli esercenti.
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