Pizza a prezzo fisso, ne discute la Fipe
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fonte:
- Denaro.it
Fa discutere la proposta lanciata dal presidente nazionale di Confcommercio Sergio Billè, su un menu fisso a 7,5 euro comprendente pizza margherita, birra e caffè. Per i pizzaioli di Napoli il prezzo ipotizzato da Billè è addirittura superiore a quello reale praticato in città.
?Il patto per la pizza? Ne parleremo a Saint Vincent il prossimo 4 luglio nel corso dell?assemblea nazionale della Fipe?, lo afferma Antonio Pace, presidente della Fipe-Confcommercio della provincia di Napoli e presidente dell?Associazione Verace Pizza napoletana, dopo l?annuncio a sorpresa del presidente nazionale Sergio Billè (al vertice anche della federazione dei pubblici esercizi) dell progetto per bloccare il prezzo di una pizza semplice, con bibita e caffè a soli 7 euro e mezzo?. Dopo una lunga stagione di attacchi all?euro, indicato come il proncipale imputato dell?aumento vertiginoso dei prezzi, arriva la proposta-provocazione di calmierare almeno il settore della ristorazione con un menu fisso, magari un giorno a settimana e in tutta Italia, che comprende pizza margherita, birra e caffè a 7,5 euro. “Il patto della pizza, cioè un prezzo fisso a sette euro e mezzo per pizza, birra e caffè? La proposta mi sembra degna di nota – afferma Antonio Pace – e da approfondire. Indubbiamente l`iniziativa emersa a ?Porta a Porta? è in linea con la necessità di dare segnali di tranquillità al consumatore in un momento di forte crisi economica e quindi merita tutta la nostra attenzione, ma anche uno studio dettagliato per coinvolgere il maggior numero di pizzerie?.Ma a Napoli il patto della pizza sembra addirittura un affare per i pizzaioli.
A quel prezzo infatti,nei locali tradizionali e non nei ristoranti con servizio curato ai tavoli e con offerta di menu completo, si rientra senza affanno nel budget individutato da Billè o addirittura far lucrare qualche euro in più all?esercente. Ben diverso invece, il discorso nei ristoranti, dove il costo della pizza risente delle spese di gestione, del personale e del valore aggiunto dell?offerta del menu. Insomma è un vero e proprio caso,quello del patto della pizza, che fa sussultare Sergio Miccù, il presidente dei pizzaioli di Napoli: “In occasione della trasmissione “Porta a Porta“ – dice Miccù – alla presenza del presidente della Confcommercio Sergio Billé, sono stati analizzati i costi dei prodotti alimentari e in particolare, il prezzo di vendita della famosa pizza napoletana. La proposta del mix di prodotti, pizza margherita, birra e caffé a 7 euro e mezzo, non è vantaggiosa per il consumatore in quanto, ad oggi, i costi della pizza classica che vengono applicati nelle pizzerie sul territorio nazionale sono di gran lunga inferiori a quelli esposti. E` necessario effettuare – conclude Miccù – una distinzione tra pizzeria e ristorante/pizzeria, che certamente risultano di fatto entità commercialmente distinte anche in virtù della preparazione e consumazione del prodotto pizza“.Secondo i calcoli effettuati dal Codacons,l`associazione dei consumatori infatti, la classica margherita ha subito un rincaro del 66 per cento e la Quattro stagioni è passata da un prezzo di 10mila lire a 8 euro (+55 per cento): il coperto, poi, è praticamente raddoppiato, dalle 1.500-2.000 lire del 2001 a 1,5-2 euro del 2005. Rincari a due cifre, infine, si segnalano anche per supplì (+56 per cento), lattina di Coca Cola (+54 per cento) e caffé (+19 per cento).
“Se davvero Billé vuole intervenire incisivamente – sottolinea il presidente Carlo Rienzi – allora deve impegnarsi per far sì che sui cartellini dei prezzi sia esposta la doppia valuta euro/lira per aiutare i consumatori a comparare i prezzi e stanare i commercianti disonesti“. Sulla stessa linea il commento di Adusbef e Federconsumatori, secondo cui “il patto della pizza è la prova provata, la dimostrazione più tangibile dell`assioma 1.000 lire=1 euro: se una pizza margherita, una bevanda e un caffé costavano 4 anni fa 7.500 lire, portando il prezzo a 7,5 euro si spaccia come favore il raddoppio dei prezzi ai consumatori: spremuti, presi in giro e sfiduciati“.
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