Confcommercio vede nero Ira del Codacons
-
fonte:
- Brescia Oggi
Paura per i consumi «Mai così in basso»
Roma. L?Italia arranca, il Paese non cresce e i consumi delle famiglie non sono stati mai così bassi. «Quello delle famiglie italiane è il dato più negativo registrato negli ultimi 10-11 anni», registra con allarme il presidente della Confcommercio, Sergio Billè. Il suo ufficio studi ha sfornato ieri il nuovo quadro previsionale economico per il 2005 e il 2006 da cui emerge una fotografia dell?Italia a dir poco preoccupante. «È una situazione quasi da ultima spiaggia», dice Billè, commentando le previsioni di crescita che emergono dal rapporto. Il Pil, quest?anno, non crescerà oltre lo 0,3% ed anche il dato sull?andamento attuale fornito giovedì da Istat e Eurostat, «ha fatto cadere l?ultimo velo di ottimismo che, sia pure appuntato con gli spilli, ancora ci restava». Anche i consumi «vanno di pari passo con il Pil, cioè assai male», continua Billè che però avverte: l?inflazione rischia di ripartire perché la «politica di contenimento» attuata dai commercianti, sembra «essere arrivata al capolinea a causa delle continue e progressive tensioni cui sono sottoposti i costi dei servizi di base e le tariffe».
Di fronte alla «straordinarietà di questa crisi», servono interventi urgenti («non c?è più tempo per altre dilazioni e rinvii») e non solo una manovra correttiva che, per tenere sotto controllo il deficit al 3,5% del Pil, dovrebbe addirittura arrivare a sfiorare i 26 miliardi di euro. Serve invece, dice Billè, dare un drastico taglio alla spesa pubblica, con interventi tali da far apparire «rose e fiori» anche la politica Thatcheriana. Poi, bisogna far ripartire i consumi (nel 2005 solo +0,3%) ridando forza al potere di acquisto delle famiglie anche rinnovando tutti quei contratti ormai scaduti. Solo con quest?operazione si sarebbe potuto infatti evitare un taglio di circa 4,4 miliardi di euro: a tanto ammonta infatti la mancata spesa per acquisto di beni e servizi derivante dal rinvio della firma del 42% dei contratti in attesa di rinnovo. Anche il contratto degli statali, quindi, è un «dente che va tolto», in fretta ed evitando quella «grottesca schermaglia di trattativa» avviata – senza aver prima reperito le risorse necessarie per chiudere – in un quadro di «politica del last-minute» che «rischia di fare, a spese del mercato, le nozze con fichi secchi».
«Qualcuno ci deve spiegare come si possono rilanciare i consumi lasciando le buste paga di milioni di lavoratori dentro il freezer», taglia corto Billè, che invita «i gestori della politica ad avere più rispetto e molta, molta più considerazione per chi sta smarrendo il senso della prospettiva e sta avendo persino difficoltà ad arrivare alla fine del mese».
La rabbia dei consumatori. Ma il presidente Codacons, Carlo Rienzi, attacca senza mezzi termini la Confcommercio e il presidente Billè: «La prima misura per far riprendere i consumi potrebbe risiedere nelle dimissioni di Billè, soggetto che in questi 4 anni ha difeso con inaudita tenacia la politica degli arrotondamenti dei prezzi, delle speculazioni e degli aumenti, dei ricarichi pesanti sui prezzi all?ingrosso. Se il Paese è in crisi e le famiglie non comprano più», prosegue Rienzi, «la responsabilità va ricercata in questi comportamenti scorretti dei commercianti, che rischiano essi stessi di finire sul lastrico. L?unica possibilità per far riprendere i consumi», conclude Rienzi, «sta nel liberalizzare i saldi, lasciando liberi i commercianti di scegliere come e quando vendere la merce a prezzi scontati, favorendo la concorrenza e la riduzione dei prezzi».
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- ECONOMIA & FINANZA
