3 Marzo 2005

Indagine Antitrust su TIM, Vodafone e Wind

Indagine Antitrust su TIM, Vodafone e Wind

L`Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha deliberato l`avvio di un`istruttoria nei confronti di TIM, Vodafone e Wind al fine di accertare l`eventuale abuso di posizione dominante. Il procedimento prende le mosse dalle denuncie di alcuni operatori concorrenti, secondo cui TIM, Vodafone e Wind avrebbero posto in essere abusi di posizione dominante nel mercato dell`accesso alle infrastrutture di rete mobile e nei mercati della terminazione su singole reti mobili, nonché intese nel mercato dell`accesso, nel mercato dei servizi finali di comunicazione mobile e nelle offerte commerciali all`utenza business.

Secondo le accuse, in primo luogo i 3 gestori, congiuntamente dominanti sulle infrastrutture di rete, avrebbero rifiutato di negoziare accordi di accesso, al fine di impedire l`ingresso nel mercato al dettaglio dei servizi di comunicazione mobile da parte di operatori alternativi quali MVNO (Mobile Virtual Network Operator), ESP (Enhanced Service Provider) e Reseller. Secondo l?Antitrust, ?non si può escludere che i descritti comportamenti, in quanto posti in essere omogeneamente e simultaneamente dai tre gestori mobili nei confronti di tutte le imprese richiedenti, possano integrare un`intesa restrittiva della concorrenza?, ovvero un cartello. L`istruttoria è poi volta ad accertare i presunti abusi posti in essere da TIM, Vodafone e Wind, ciascuno dominante sulla propria rete mobile, consistenti nell`offerta di servizi di terminazione fisso-mobile ai propri concorrenti ad un prezzo superiore a quello che gli stessi gestori fanno pagare ai propri clienti aziendali per l`intero servizio integrato fisso-mobile.

In particolare, secondo le accuse le 3 società applicherebbero condizioni economiche o tecniche di favore nei confronti delle proprie divisioni commerciali nella vendita di servizi di terminazione, al fine di escludere qualsiasi concorrente dal mercato dei servizi integrati all`utenza finale business.

In terzo luogo, i tre gestori mobili avrebbero attuato comportamenti commerciali volti ad impedire agli operatori di telecomunicazioni l`utilizzo dei contratti business per la rivendita di servizi all`utenza finale, così ostacolando qualsiasi forma di concorrenza nel mercato retail dei servizi mobili.

Infine, l`istruttoria dovrà accertare se l`applicazione da parte dei primi due operatori, Tim e Vodafone, di prezzi pressoché identici in alcune offerte commerciali all`utenza business costituisca anch`essa una violazione del divieto di intese restrittive della concorrenza. Secondo le accuse, i due gestori si sarebbero accordati per praticare gli stessi prezzi.

L?Antitrust in una nota rileva che ?tutti i comportamenti denunciati appaiono idonei a pregiudicare il commercio tra gli Stati membri della Comunità europea, in quanto interessano una parte sostanziale del mercato comune e costituirebbero, pertanto, violazioni degli articoli 81 e 82 del Trattato CE?. Il procedimento dovrà concludersi entro il 28 aprile 2006.

In attesa della decisione dell`Antitrust, si muovono le associazioni di consumatori, secondo il mancato ingresso degli operatori mobili virtuali (MVNO) sul mercato italiano ha causato agli utenti un danno di 150 miliardi di euro.

In una nota, il Codacons sostiene che “il blocco degli operatori virtuali nel mercato della telefonia è voluto non solo dai gestori telefonici, ma anche dall?Autorità per le garanzie nelle comunicazioni“.

L?Autorità, con la delibera del 2000 ?Condizioni regolamentari relative all?ingresso di nuovi operatori nel mercato dei sistemi radiomobili?, ha ritenuto non risultasse giustificato un intervento della regolamentazione diretto a fissare le condizioni per l?ingresso nel mercato degli MVNO.

Secondo il Codacons, “l?evoluzione del mercato italiano dimostra come sarebbe risultato più opportuno ormai da tempo favorire lo sviluppo della concorrenza per mezzo di un?apertura sul versante dei servizi piuttosto che su quello della rigida protezione regolatoria degli investimenti infrastrutturali. E ciò favorendo l?ingresso di operatori licenziatari che, pur non disponendo di una propria infrastruttura, offrissero servizi al pubblico contribuendo così al miglioramento delle condizioni di offerta e allo sviluppo di nuovi servizi“.

“ La chiusura dell?Autorità – prosegue la nota dell`associazione – ha inevitabilmente influenzato il livello dei prezzi e dei servizi di comunicazioni mobili praticati a danno degli utenti consumatori, che risulta ancora oggi tra i più elevanti nell?ambito europeo“.

A fronte di questo blocco, la delibera dell?Autorità non impone restrizioni per l?ESP (Fornitore avanzato di servizi), cioè di una società che rivende il servizio del gestore di rete mobile utilizzando il proprio marchio commerciale ma, a differenza dell`operatore virtuale, non ha numerazione propria e non può emettere sim card. Il Codacons si chiede “come mai in Italia l?ESP non ha avuto attuazione? Quale lobby ha impedito di far partire il servizio?“.

La mancata concorrenza in Italia sul fronte degli operatori virtuali e degli ESP, conclude il Codacons, ha provocato danni economici per gli utenti pari ad almeno 150 miliardi di euro, mantenendo le tariffe telefoniche tra le più elevate d?Europa.

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