2 Marzo 2005

Cellulari, l`Antitrust contro i big

Cellulari, l`Antitrust contro i big

Sospetti di accordi per impedire l`ingresso di nuovi operatori e allineare i prezzi per l`utenza business

MILANO ? L`Antitrust indaga su Tim, Vodafone e Wind. Ieri l`Autorità garante per la concorrenza ha annunciato di aver aperto un`istruttoria per abuso di posizione dominante e ha inviato la Guardia di finanza nelle sedi romane e milanesi dei tre operatori per raccogliere documentazione.
Il provvedimento riguarda la possibilità per altri operatori, sprovvisti di una propria rete telefonica mobile, di acquistare traffico dai tre big per poi rivenderlo al dettaglio. Nei mesi scorsi un gruppo di gestori attivi nel fisso e nel mercato Internet ha chiesto senza esito agli operatori mobili di firmare un accordo all`ingrosso. Secondo l`Antitrust il rifiuto di Tim, Vodafone e Wind potrebbe avere il fine « di impedire l`ingresso nel mercato al dettaglio dei servizi mobili da parte di gestori alternativi. Allo stato non si può escludere che i comportamenti, posti in essere in modo omogeneo e simultaneo, possano integrare un`intesa restrittiva della concorrenza » .
Le accuse dell`Antitrust sono due: barriere contro nuove società e comportamenti anticoncorrenziali nel mercato aziendale.
Contro Tim, Vodafone e Wind, che a differenza di Tre sono notificati come operatori con « significativo potere di mercato » , si è schierata per prima con una denuncia la svedese Tele2, presente in Italia solo nella telefonia fissa ma già attiva in Finlandia, Danimarca, Norvegia, Austria, Olanda e Svizzera come rivenditore di traffico cellulare. L`hanno poi seguita il Codacons e gli operatori ReteItaly, Startel e Trans World Communications mentre la Virgin di Richard Branson, che ha già un servizio simile in Inghilterra, ha annunciato un ulteriore ricorso ( si veda « Il Sole 24 Ore » del 27 gennaio).
Barriere a nuovi operatori. Per spiegare l`istruttoria c`è bisogno di una distinzione tecnica, tra operatore mobile virtuale, figura non prevista dalla regolamentazione italiana almeno fino al marzo 2011, e fornitore avanzato di servizi ( Esp). La principale richiesta avanzata da Tele2 e dagli altri riguarda appunto la possibilità di operare come Esp, cioè una società che rivende il servizio del gestore di rete mobile utilizzando il proprio marchio commerciale ma, a differenza dell`operatore virtuale, non ha numerazione propria e non può emettere sim card. Questo servizio non solo è consentito ma è considerato dall`Authority per le comunicazioni utile alla concorrenza: « L`Autorità ? si legge in una delibera del 2000 ? anche attraverso una funzione di monitoraggio delle relazioni tra i diversi operatori, incentiva la crescita di tali operatori e di nuove forme di relazione e di accordi commerciali tra gestori » .
La delibera in questione è la stessa con cui l`Autorità per le tlc, per tutelare gli investimenti di chi aveva deciso di acquisire una licenza Umts, stabilì invece lo stop a « operatori mobili virtuali per almeno otto anni dall`avvio dell`attività commerciale di terza generazione » . Tuttavia anche su questo vincolo, ribadito nei giorni scorsi dal ministro delle Comunicazioni Maurizio Gasparri, Tele2 ha chiesto un intervento dell`Antitrust allo scopo di anticipare la scadenza.
Dal 2000 a oggi, è la tesi dell`operatore svedese, il mercato è profondamente cambiato. Blu e Ipse sono uscite di scena e sul campo sono rimasti solo in quattro. Tim e Vodafone controllano quasi l` 80% del mercato e con Wind superano il 95%; nell`ultimo anno la discesa dei prezzi si è fermata al 3% contro l` 8% della Germania e il 10% della Francia. In più l`evoluzione tecnologica, con offerte integrate fissomobile, richiede nuove regole.
I prezzi. L`Antitrust dovrà verificare se Tim, Vodafone e Wind nelle offerte integrate fisso mobile riservano alle proprie divisioni commerciali condizioni favorevoli rispetto a quelle che applicano a operatori concorrenti e se limitano questi ultimi nella possibilità di rivendita di contratti aziendali. Infine c`è un`appendice riservata solo a Tim e Vodafone, sospettati di un`intesa illegittima attraverso l`applicazione di « prezzi pressoché identici in alcune offerte commerciali all`utenza business » , quindi in questo caso ai clienti finali.
L`apertura del provvedimento dell`Antitrust rientra ancora nella gestione di Giuseppe Tesauro ? il cui mandato scade formalmente l` 8 marzo ? ma la sua conclusione, prevista entro il 28 aprile 2006, sarà uno dei compiti più delicati nelle mani del nuovo presidente, Antonio Catricalà. Nel fotomontaggio, da sinistra, gli a. d. di Vodafone ( Pietro Guindani), Tim ( Marco De Benedetti) e Wind ( Tommaso Pompei).

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