Tim, Vodafone e Wind nel mirino Antitrust
Ricorso di Tele2 e dei consumatori. Istruttoria per abuso di posizione dominante
ROMA – L?Antitrust avvia un?istruttoria sulla telefonia mobile. Nel mirino di Giuseppe Tesauro, ormai a pochi giorni dalla scadenza del suo mandato di presidente, fissata l?8 marzo, i maggiori gestori: Tim, Vodafone e Wind, accusati di «abuso di posizione dominante». L?ipotesi più grave adombrata è quella di «cartello»: un?intesa restrittiva della concorrenza.
FINANZA IN AZIONE – La notizia dell?apertura del procedimento ieri non è giunta nei modi canonici: non è stato il bollettino dell?Antitrust a diffonderla, ma l?indiscrezione, messa poi in circolazione dalle agenzie di stampa, che la Finanza stava acquisendo materiale nelle sedi dei tre gestori. Una modalità che non ha mancato di destare una certa irritazione da parte delle società coinvolte, che hanno comunque tutte offerto piena collaborazione.
L?istruttoria nasce dai ricorsi presentati da quattro aziende concorrenti, Tele2, Rete Italy, Startel e Twc, e da un?associazione dei consumatori, il Codacons. Secondo gli operatori, i tre maggiori gestori «avrebbero rifiutato di negoziare accordi di accesso» alla propria rete, negando così spazio agli «operatori di telefonia mobile virtuale». Secondo l?Antitrust, «non si può escludere che questi comportamenti possano integrare un?intesa restrittiva della concorrenza». L?istruttoria tende anche ad accertare «presunti abusi» consistenti «nell?offerta di servizi di terminazione fisso-mobile ai propri concorrenti a un prezzo superiore a quello che gli stessi gestori fanno pagare ai propri clienti aziendali». Tim, Vodafone e Wind inoltre «avrebbero attuato comportamenti commerciali volti a impedire agli operatori di telecomunicazioni l?utilizzo dei contratti business per la rivendita di servizi all?utenza finale». Per Tim e Vodafone, l?Antitrust ipotizza anche «l?applicazione di prezzi pressoché identici in alcune offerte commerciali all?utenza business» che potrebbero essere il segno di «intese restrittive». Il procedimento si chiuderà entro il 28 aprile 2006.
I VIRTUALI – Il nocciolo del ricorso sta nel fatto che nel nostro Paese, secondo i ricorrenti, non ci sono le condizioni perché possa operare un «operatore virtuale», cioè un gestore di telefonini, privo di una propria rete, che si appoggia a quella di un altro gestore. Il motivo andrebbe ricercato nel rifiuto, da parte di Tim, Vodafone e Wind, di vendere a operatori virtuali l?utilizzo della propria rete, un veto che impedirebbe la libera concorrenza. «Non vogliamo creare problemi a nessuno – ha spiegato l?amministratore delegato di Tele2, Andrea Filippetti -, vogliamo solo sbloccare il mercato a tutto vantaggio dei consumatori, che godrebbero delle tariffe più basse praticate nei Paesi in cui la concorrenza dell?operatore virtuale è stata resa possibile». Un esempio? «In Italia i tre gestori in questione fanno pagare un “sms“ 15 centesimi, altrove costa anche 4-5».
LE REAZIONI – «Troviamo davvero incredibile che un operatore come Vodafone, che è nato per rompere il monopolio, possa essere accusato di fare cartello» è l?unico commento della società Vodafone. Qualcun altro fa notare che la data del 2011, indicata dall?Autorità delle telecomunicazioni come quella dopo la quale sarà possibile l?ingresso nella telefonia mobile di operatori virtuali, ha una giustificazione nei forti investimenti che i tre attuali gestori si sono sobbarcati per lanciare l?Umts. «Non è giusto – sostengono costoro – che ora qualcuno ne approfitti senza avere investito».
Ribattono i ricorrenti che l?emanazione recente del Codice unico delle comunicazioni avrebbe abrogato quella delibera dell?Authority, aprendo in sostanza il mercato agli operatori virtuali.
-
Sezioni:
- Rassegna Stampa
-
Aree Tematiche:
- TELEFONIA
-
Tags: antitrust, cartello, istruttoria, rete italy, tele2, telefonia mobile, tesauro, Vodafone, wind
