9 Gennaio 2005

Si torna a comprare ma i prezzi sono alti

Si torna a comprare ma i prezzi sono alti







Quello appena trascorso verrà archiviato come il Natale dei paradossi, con le famiglie che hanno stretto la cinghia sui prodotti alimentari ma che, in alcuni casi, non hanno badato a spese quando si è trattato di elettronica e gioielli. È uno degli aspetti messi in luce da Adiconsum, Adusbef, Codacons e Federconsumatori all`indomani della partenza dei saldi nella regione. A giudicare dal via vai nei centri storici e nei grandi magazzini, ma anche nei negozi di periferia fuori dagli abituali giri urbani, le vendite promozionali sembrano essere cominciate sotto una buona stella. I timidi segnali della mini ripresa non nascondono tuttavia le incertezze per un 2005 sul quale incombono, tra prezzi, tasse e tariffe, una raffica di aumenti.
“Sui consumi di Natale avvertiamo un trend positivo che conferma i livelli 2003 – sostiene Salvatore Lombardi, presidente regionale di Federconsumatori – con una flessione su alcune tipologie, come tessile, abbigliamento e calzature, che contiamo possano recuperare con i saldi“. Per le associazioni le dinamiche dei prezzi sono state il frutto di una manovra complessa con offerte allettanti in certi settori, vedi elettronica digitale, computer portatili e tv, e impennate anomale ad esempio sui prezzi dei prodotti alimentari. “Siamo reduci da un fine anno nel quale il pesce ha subito rincari dal 30 al 100% rispetto al 2003 – fa notare Carla Falcinelli, presidente regionale del Codacons – mentre l`ananas, per citare un prodotto tipico, ha raggiunto 3,5 euro al chilo. Questo ha indotto le persone a risparmiare sia sul cenone di Natale che di San Silvestro“.
Le quattro associazioni, che a breve si riuniranno in una federazione (vedi altro articolo), non snocciolano dati scientifici ma scontrini, non sbandierano accordi di facciata ma i risultati di un`azione svolta sul campo, al fianco dei consumatori ma anche degli stessi commercianti. “La stagione dei saldi volge al tramonto – fa notare Severo Ottaviani, segretario regionale Adusbef – ed i commercianti, specie medi e piccoli, hanno bisogno di più libertà, con la possibilità, ad esempio, di praticare sconti tutto l`anno, in relazione alle proprie esigenze. Ne trarrebbe vantaggio il mercato ed i consumatori. Così facendo i prezzi di abbigliamento e calzature sarebbero inferiori e la gente non aspetterebbe i saldi per comprare“.
Nonostante gli sconti, infatti, i prezzi di molti prodotti restano fuori dalla portata delle tasche dei perugini e degli umbri. “È lecito domandarsi se dietro tali listini – fanno notare – non si celino processi speculativi che sfuggono agli stessi negozianti“. Intanto, attraverso i loro 007 sguinzagliati nei negozi della regione, le associazioni hanno tratto le prime conclusioni sui saldi invernali. “A Foligno come a Perugia, l`inizio è incoraggiante – aggiunge Lombardi – e gli sconti dal 30 al 50% sono veri“. “I negozi sono affollati – aggiunge la Falcinelli – ma bisogna vedere quanto la gente compra. Il successo dei saldi, che ci auguriamo, conferma la necessità di azioni per calmierare il mercato. A noi interessa che l`economia giri bene e che le aziende escano dalla crisi“. Le associazioni consigliano i negozi che si frequentano abitualmente “nei cui confronti – dicono – siamo sicuri non sia necessario fare raccomandazioni“.
I segnali della mini-ripresa non nascondono le incertezze per un futuro sul quale incombono gli aumenti di gas, luce, telefono, rc auto, tributi locali e trasporti. “É scandaloso quanto accade con i prodotti petroliferi – fa notare Rodolfo La Sala, segretario regionale di Adiconsum – con la quotazione del greggio che scende, il prezzo del gasolio che sale e quello della verde che non cala. Lo stesso vale per gli aumenti annunciati del 4,5% sulle autostrade. Ci dipingono come bastian contrari, ma il nostro obiettivo è diffondere una coscienza e sensibilizzare i consumatori su certi temi“. A cominciare da quello dei tributi locali e nazionali. “Un anziano con un`entrata di 500 euro al mese non può pagare le stesse tariffe di una famiglia che ne guadagna 5mila“, fa notare Lombardi. “La tassazione deve tenere conto delle fasce sociali“.

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