Si torna a comprare ma i prezzi sono alti
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fonte:
- Il Messaggero
Quello appena trascorso verrà archiviato come il Natale dei paradossi, con le famiglie che hanno stretto la cinghia sui prodotti alimentari ma che, in alcuni casi, non hanno badato a spese quando si è trattato di elettronica e gioielli. È uno degli aspetti messi in luce da Adiconsum, Adusbef, Codacons e Federconsumatori all`indomani della partenza dei saldi nella regione. A giudicare dal via vai nei centri storici e nei grandi magazzini, ma anche nei negozi di periferia fuori dagli abituali giri urbani, le vendite promozionali sembrano essere cominciate sotto una buona stella. I timidi segnali della mini ripresa non nascondono tuttavia le incertezze per un 2005 sul quale incombono, tra prezzi, tasse e tariffe, una raffica di aumenti.
“Sui consumi di Natale avvertiamo un trend positivo che conferma i livelli 2003 – sostiene Salvatore Lombardi, presidente regionale di Federconsumatori – con una flessione su alcune tipologie, come tessile, abbigliamento e calzature, che contiamo possano recuperare con i saldi“. Per le associazioni le dinamiche dei prezzi sono state il frutto di una manovra complessa con offerte allettanti in certi settori, vedi elettronica digitale, computer portatili e tv, e impennate anomale ad esempio sui prezzi dei prodotti alimentari. “Siamo reduci da un fine anno nel quale il pesce ha subito rincari dal 30 al 100% rispetto al 2003 – fa notare Carla Falcinelli, presidente regionale del Codacons – mentre l`ananas, per citare un prodotto tipico, ha raggiunto 3,5 euro al chilo. Questo ha indotto le persone a risparmiare sia sul cenone di Natale che di San Silvestro“.
Le quattro associazioni, che a breve si riuniranno in una federazione (vedi altro articolo), non snocciolano dati scientifici ma scontrini, non sbandierano accordi di facciata ma i risultati di un`azione svolta sul campo, al fianco dei consumatori ma anche degli stessi commercianti. “La stagione dei saldi volge al tramonto – fa notare Severo Ottaviani, segretario regionale Adusbef – ed i commercianti, specie medi e piccoli, hanno bisogno di più libertà, con la possibilità, ad esempio, di praticare sconti tutto l`anno, in relazione alle proprie esigenze. Ne trarrebbe vantaggio il mercato ed i consumatori. Così facendo i prezzi di abbigliamento e calzature sarebbero inferiori e la gente non aspetterebbe i saldi per comprare“.
Nonostante gli sconti, infatti, i prezzi di molti prodotti restano fuori dalla portata delle tasche dei perugini e degli umbri. “È lecito domandarsi se dietro tali listini – fanno notare – non si celino processi speculativi che sfuggono agli stessi negozianti“. Intanto, attraverso i loro 007 sguinzagliati nei negozi della regione, le associazioni hanno tratto le prime conclusioni sui saldi invernali. “A Foligno come a Perugia, l`inizio è incoraggiante – aggiunge Lombardi – e gli sconti dal 30 al 50% sono veri“. “I negozi sono affollati – aggiunge la Falcinelli – ma bisogna vedere quanto la gente compra. Il successo dei saldi, che ci auguriamo, conferma la necessità di azioni per calmierare il mercato. A noi interessa che l`economia giri bene e che le aziende escano dalla crisi“. Le associazioni consigliano i negozi che si frequentano abitualmente “nei cui confronti – dicono – siamo sicuri non sia necessario fare raccomandazioni“.
I segnali della mini-ripresa non nascondono le incertezze per un futuro sul quale incombono gli aumenti di gas, luce, telefono, rc auto, tributi locali e trasporti. “É scandaloso quanto accade con i prodotti petroliferi – fa notare Rodolfo La Sala, segretario regionale di Adiconsum – con la quotazione del greggio che scende, il prezzo del gasolio che sale e quello della verde che non cala. Lo stesso vale per gli aumenti annunciati del 4,5% sulle autostrade. Ci dipingono come bastian contrari, ma il nostro obiettivo è diffondere una coscienza e sensibilizzare i consumatori su certi temi“. A cominciare da quello dei tributi locali e nazionali. “Un anziano con un`entrata di 500 euro al mese non può pagare le stesse tariffe di una famiglia che ne guadagna 5mila“, fa notare Lombardi. “La tassazione deve tenere conto delle fasce sociali“.
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