22 Dicembre 2004

Fumo, governo diviso. E Sirchia invia i Nas

Fumo, governo diviso. E Sirchia invia i Nas

Billè scrive a Berlusconi: necessaria una proroga. D?accordo Martino e Matteoli

ROMA Una cortina di fumo divide l?Italia. Da una parte il governo, sostenuto dalle associazioni dei consumatori, che introduce, a partire dal 10 gennaio, la nuova legge anti-tabacco. Dall?altra i gestori di bar, ristoranti ed esercizi vari che contestano, con toni accesi, la normativa. Onde spegnere, oltre che le sigarette illecite, anche le speranze di chi spera ancora in uno slittamento della normativa, il ministro della Salute Sirchia ha ieri sguinzagliato in tutte le regioni d?Italia, con un?operazione che aveva il sapore di una prova generale alla vigilia del debutto, i nuclei antisofisticazione dei carabinieri. I Nas hanno fatto irruzione in 150 ospedali, 23 case di riposo, 9 case di cura, 2 uffici Asl, 4 scuole, 28 uffici postali, 2 metropolitane, 6 aeroporti e porti, 1 autobus, 30 stazioni ferroviarie, 2 uffici giudiziari, 3 uffici regionali, 16 uffici postali e 8 locali di intrattenimento e gioco. Le 284 ispezioni hanno partorito 59 contravvenzioni: 48 indirizzate a nicotinomani sorpresi con il mozzicone fumante in aree vietate degli ospedali, 3 ad altrettanti direttori sanitari rei di non aver esposto in posizione visibile i cartelli anti-fumo.
Attualmente è proibito accendere una sigaretta nei locali della pubblica amministrazione (ministeri, questure, uffici finanziari), in quelli privati che svolgono funzioni pubbliche (per esempio le banche dove si pagano i tributi), nelle strutture ospedaliere, nei cinema, in luoghi di lavoro con incompatibilità oggettiva (distributori di carburanti, cucine, poli chimici). Tra venti giorni il divieto verrà esteso a tutti i locali pubblici e privati aperti al pubblico, dallo studio dell?avvocato al salone del parrucchiere, in negozi, alberghi, bar e ristoranti. Chi vorrà accogliere i fumatori dovrà attrezzarsi con sale separate dotate di appositi impianti di aerazione. I detrattori della legge denunciano: sacrosanto il principio ma nella pratica il provvedimento è un pasticcio, fumo negli occhi degli italiani. Il presidente della Confcommercio, Sergio Billè, si è fatto interprete del disagio degli esercenti, ha preso carta e penna e ha scritto una lettera al presidente del Consiglio Berlusconi chiedendo una proroga dell?entrata in vigore della legge: «per consentire l?emanazione di una circolare interpretativa», «la promozione di una campagna di comunicazione finalizzata alla corretta informazione di cittadini e lavoratori» e «una riflessione sulla decisione di addossare ai conduttori dei locali una vera e propria responsabilità oggettiva per i comportamenti dei clienti» (per il gestore che non denuncia i trasgressori c?è la multa da 200 a 2.000 euro). Man forte agli esercenti la dà il ministro dell?ambiente Matteoli che si schiera a favore del rinvio: «In consiglio dei ministri io e il collega della Difesa Martino abbiamo manifestato il nostro disaccordo con Sirchia. Personalmente sono a favore dei consigli, non delle imposizioni». Di segno opposto l?intervento del presidente della Camera Casini che ha invitato i deputati questori a fare in modo che anche a Montecitorio dal 10 gennaio siano rispettate le nuove norme.
Intanto l?Intesaconsumatori minaccia di ricorrere al Tar qualora rinvii, slittamenti o proroghe dovessero prendere corpo. «Il Governo dicono non ascolti Billè. Le nuove regole antifumo sono una delle poche iniziative da sottoscrivere, rispetto ad una serie di leggi fatte ad hoc per pochi intimi del governo e contro gli interessi generali del Paese. I danni che il fumo passivo arreca alla salute umana e all?economia del Paese per le sue ricadute sanitarie e sociali sono enormi». Domani verrà pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la circolare esplicativa che, nelle intenzioni, renderà la nuova legge meno fumosa.

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