Il petrolio non scalda l?inflazione
Il petrolio non scalda l?inflazione
Gli alimentari bilanciano l?aumento della benzina. Il futuro resta però incerto
Roma. Il caro-petrolio non sposta l?inflazione che resta inchiodata anche in maggio, per il quarto mese consecutivo, al 2,3%. La corsa dei prezzi della benzina, ormai vicini alla soglia di 1,2 euro al litro, sembra quindi non pesare più di tanto sulle tasche degli italiani. Alimentari e comunicazioni bilanciano i rincari alla pompa di benzina e consentono al carovita di non ingranare la quinta sulla scia dell?oro nero. Brescia si conferma sotto la media con un incremento dello 0,2% e un tasso tendenziale dell?1,9%. Ma i prossimi mesi, avvertono gli analisti, saranno più difficili: Banca Intesa prevede un rimbalzo dei prezzi già per giugno e luglio, con un autunno però all?insegna del rallentamento. Estate in calo, con una nuova accensione delle tensioni inflative rimandata all?autunno, invece, per il Ref.
Secondo le 13 città campione che ieri hanno diffuso i dati, i prezzi su base mensile sono cresciuti dello 0,2%. L?aumento più forte spetta a Perugia (»0,4%), mentre la più virtuosa è risultata essere Ancona, dove i prezzi sono rimasti invariati. Il dato, però, è in attesa della conferma dell?Istat, che arriverà già oggi, anche se bisognerà attendere fino al 15 giugno per conoscere il dato definitivo.
L?effetto petrolio è stato sopravalutato dagli esperti macroeconomici, che nelle stime di inizio mese stimavano un aumento dei prezzi del 2,4-2,5% proprio a causa del caro greggio. Ed i rialzi registrati alla pompa sono stati bilanciati dal raffreddamento dei prezzi di altre voci del paniere, come ad esempio gli alimentari che lo scorso anno, di questi tempi, facevano segnare consistenti incrementi sui timori di gelate e siccità.
I consumatori gridano intanto allo scandalo, guardando «dati che sono a dir poco incredibili», mentre i sindacati ritengono che un?inflazione a questi livelli impedisca il rilancio economico del paese. Scettico anche il vice ministro delle Attività Produttive Adolfo Urso, secondo il quale il dato di maggio è buono ma non «sufficiente rispetto all?esigenza, per noi prioritaria, di ridurre il tasso al di sotto del 2%». Cauti anche i commercianti: per la Confcommercio «il fatto che non si sia verificato un rialzo non significa che si può stare con le mani in mano». Il pericolo non è scampato, secondo il presidente di Confcommercio, Sergio Billè: «Temevamo un rialzo dell?inflazione che per fortuna non c?è stato. Ma non possiamo stare fermi». E per il presidente della Confesercenti, Marco Venturi, le preoccupazioni «restano alte» non solo per il petrolio, ma anche per «gli aumenti tariffari già annunciati».
Pur non avendo fatto schizzare i prezzi, il caro-greggio ha infiammato le polemiche. Per il Codacons il dato delle città campione «stride fortemente con gli ultimi aumenti del prezzo della benzina, aumentati da gennaio ad oggi del 13%, e quindi non sono credibili». Secondo l?Intesa dei Consumatori e la Federconsumatori, «è impossibile che l?inflazione sia ferma al 2,3%» e che i prezzi si continuino a rilevare in base all?attuale paniere «che va assolutamente rivisto».
Soddisfazione è stata espressa da Coldiretti per l?influenza sull?inflazione della riduzione dei prezzi al dettaglio del 10,3% per le verdure e del 2,5% per la frutta: mangiare prodotti italiani – si legge in una nota – fa bene alla salute, alla dieta e al portafoglio. Infine, i consumatori, che tornano all?attacco dell?Istat: per l?Intesa «i dati sull?inflazione sono una vergogna continua, una presa in giro che deve finire». E Carlo Rienzi, presidente del Codacons, giudica non credibile il dato poichè «i prezzi della benzina sono aumentati da gennaio del 13%».
Intanto, i dati sulle retribuzioni contrattuali orarie e per dipendente dicono che ad aprile i salari sono cresciuti dello 0,2% rispetto a marzo e del 2,8% rispetto ad aprile 2003. Lo comunica l?Istat. Il tasso di inflazione (Nic) nello stesso mese era pari al 2,3%. Alla fine di aprile 2004 – comunica l?Istat – i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per le parti che regolano il trattamento economico, riguardavano 5,2 milioni di lavoratori dipendenti. L?aumento delle retribuzioni registrato nel periodo gennaio-aprile, relativamente al corrispondente periodo dell?anno precedente, è del 2,6%.
L?indice delle retribuzioni orarie contrattuali per l?intera economia, proiettato per l?intero anno in corso, in base alle sole applicazioni previste dai contratti in vigore alla fine di aprile 2004, registrerebbe un incremento del 2%.
Di tale aumento complessivo, poco meno della metà (0,9%) sarebbe determinato dai miglioramenti previsti per l?anno 2004, mentre la parte restante (1,1%) deriva dalla dinamica registrata nell?anno 2003. Alla fine di aprile 2004 la quota di contratti nazionali vigenti, relativa all?intera economia risulta pari al 40,6% dei contratti nazionali di lavoro osservati.
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