3 Settembre 2003

Anche A Ravenna Scoppia La Polemica Sugli Aumenti Dei Prezzi

Profila La Rivoluzione Degli Orari Dei Negozi, Anche A Ravenna Scoppia La Polemica Sugli Aumenti Dei Prezzi Al Consumo

A Due Giorni quindi dall?incontro fra l?assessore a Commercio e Turismo, Elio Gasperoni con i rappresentanti delle associazioni e dei sindacati per ragionare su una città ?più aperta? e quindi su una riduzione delle giornate di chiusura obbligatorie, c?è chi da un lato lancia l?idea di monitorare l?andamento dell?inflazione e di mettere in atto eventuali correttivi, e chi, dall?altro, si prepara a lanciare anche a livello locale lo sciopero della spesa in programma per il 16 settembre che, per ora, vede ?unite nella lotta? Adoc, Adusbef, Codacons e Federconsumatori.A proporre l?istituzione di un ?tavolo di responsabilizzazione delle parti? per controllare le dinamiche locali dei prezzi è il consigliere comunale di Forza Italia Ravenna, Federico Fronzoni che scrive: ?contro l?aumento dei prezzi che intaccano i salari, è necessario quantomeno un controllo di merito?. Del tavolo, ipotizza Fronzoni, ?potrebbero far parte il Comune e la Prefettura, soprattutto in termini di coordinamento, la Camera di Commercio e le Associazioni dei Commercianti e degli Artigiani, le associazioni degli industriali e quelle dei consumatori. Il compito sarebbe quello del monitoraggio continuo e dello studio delle dinamiche dei prezzi su base locale durante l?intero periodo dell?anno, con le eventuali azioni correttive nei confronti delle azioni speculative e quindi ingiustificate?.La proposta dell?ex assessore ombra alle Attività produttive non incontra però il sostegno delle due associazioni del commercio.?Un tavolo per controllare le dinamiche locali dei prezzi? A chi serve? Siamo nel mercato libero e un organismo come questo sarebbe un ritorno all?antico?, afferma il presidente provinciale di Ascom Confcommercio, Graziano Parenti. ?Mi fa venire in mente il vecchio comitato prezzi della Prefettura, ma allora i prezzi erano sottoposti a regime di controllo – gli fa eco il segretario provinciale Confesercenti, Roberto Lucchi – . Con un tavolo solo locale non si rivolve certo il problema, ne serve uno a livello nazionale per mettere mano a tutta la filiera. E comunque – prosegue il dirigente dell?associazione di piazza Bernini – un consumatore si orienta da solo. Se vado in un ristorante e alla fine mi viene presentato un conto troppo salato, la seconda volta non ci torno. Il discorso comunque sarebbe lunghissimo da fare. Così come è vero che c?è un aggravio di costi che grava sulle imprese. Siamo attenti e disponibili al confronto – chiosa Lucchi – ma non a tornare indietro a cose che non ci sono più?.?Non esiste alcun commerciante che alza i prezzi per non vendere, i negozi bisogna viverli – è ancora Parenti a parlare -. C?è una differenza di incidenza dei costi fissi a seconda delle tipologia degli esercizi e del mercato, c?è un aumento dei prezzi all?origine che non deve essere attribuito sempre e solo al settore della produzione agricola, ma anche all?industria della trasformazione. C?è un discorso di una particolare dinamica dei consumi per cui le primizie le vogliono tutti in qualsiasi mese dell?anno. Il negoziante è l?anello debole della catena, e posso dire a proposito della stragrande maggioranza dei nostri associati, che normalmente si lavora fino a luglio per pagare le tasse, e solo da agosto si lavora per cominciare a guadagnare?. Fatto sta che le polemiche sui prezzi non solo vengono definite pretestuose dal presidente provinciale di Confesercenti, Roberto Manzoni, ma addirittura ?deleterie? visto che ?contribuiscono a fare crollare le vendite? soprattutto ai danni delle piccole aziende. ?In condizioni di stagnazione dei consumi, peraltro molto prolungate – afferma Manzoni – i commercianti pur dovendo fare i conti con numerosi aumenti dei costi a partire da quelli delle tariffe dei servizi, non alzano i prezzi ad arte e non hanno alcun interesse a farlo. Il registro imprese della Camera di Commercio a Ravenna nei primi sei mesi dell?anno registra un saldo negativo del commercio di 46 aziende nel movimento tra nuove iscrizioni e cessazioni. Questa situazione insieme all?andamento negativo delle vendite, così come all?aumento delle aziende in chiusura preannunciata per i prossimi mesi, segnala un problema serio e da affrontare in primo luogo a livello nazionale. Altro che nuovi spazi per la grande distribuzione, servono politiche per rilanciare i consumi?, conclude Manzoni.Comunque ?l?aumento dei prezzi è un dato di fatto – sottolinea malizioso il responsabile provinciale dell?Adoc, Enzo Romeo Camanzi – , più complicato è cercare di capirne l?origine. Ci sono certamente aumenti a livello di produzione che non sempre sono giustificati da problemi meteorologici. Diciamo che un po? tutti ne approfittano e che praticamente ormai un euro viene scambiato con le vecchie mille lire. Non è un caso che l?Italia abbia assorbito il maggiore aumento dal cambio di lire in euro. Come Adoc abbiamo chiesto l?istituzione nelle prefetture di un tavolo per controllare i prezzi. E questo tavolo – prosegue Camanzi – c?è stato al momento del passaggio dalle vecchie lire all?euro. Da gennaio a marzo, tutto è stato sotto controllo, poi i prezzi sono aumentati a livello esponenziale?.Ci sono questioni particolari che sono state segnalate dai cittadini alla vostra associazione?? Proprio questa mattina una signora ha telefonato per segnalare che il marito aveva pagato in una friggitoria di Marina del pesce fritto a 32 euro al chilo, un?enormità e le patatine fritte 16 euro, sempre al chilogrammo. Oppure basti pensare che in uno stabilimento balneare mezzo litro di minerale costa un euro e dieci centesimi, una cosa assurda. Noi come Adoc abbiamo lanciato l?idea di costituire un osservatorio sui prezzi. Crediamo che ci sia la necessità effettiva di un confronto e di un controllo?.

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