22 Aprile 2003

Stangata in agguato in bar e pizzerie




Così, mentre il Codacons preannuncia una vera e propria campagna per l`abolizione della voce e del relativo costo di “pane e coperto“, si scopre che i giovani, in pizzeria continuano ad andarci ma, spesso, per garantirsi anche la successiva uscita al pub, non consumano bevande.
Non solo. Mentre fino a qualche tempo fa era possibile stabilire una regolarità nella frequentazione dei locali pubblici, ora è c`è una volatilità che spiazza gli stessi operatori. «I consumi fuori casa – fa notare Marco Crocioni, ristoratore – non hanno più regolarità e se prima, durante la settimana, andavano in crescendo, ora sono fluttuanti e non è più possibile stabilire in anticipo se il lunedì è il giorno “nero“ della settimana e il week end il periodo migliore». Stando all`indagine Istat 2000 e 2001 sugli stili di vita degli umbri, si scopre che la percentuale di persone che pranzano fuori casa è passata dal 18,3 al 19,6 segnando un passo in avanti soprattutto dei bar, a danno dei ristoranti. «È la conseguenza della scomparsa di quei locali dove si poteva mangiare con menu fisso e a buon mercato“, dice Carla Falcinelli, presidente del Codacons Umbria. “Si tratta di un fenomeno molto locale che altrove resta invece diffuso. Basti pensare che a Torino con 8,50 euro è possibile consumare primo, secondo, contorno, acqua, vino e caffè. In Umbria è impensabile». La replica degli esercenti. «Sono cambiate le tendenze dei turisti – spiega Francesco Filippetti, presidente regionale Confesercenti – e chi prima usufruiva del menu turistico ora è diventato un turista “mordi e fuggi“ che preferisce prendersi un panino all`alimentare. Se c`è stata questa scelta è perché quel tipo di servizio non veniva più recepito. Se i commercianti devono puntare sulla qualità bisogna accettare il fatto che certi tipi di attività vadano scomparendo».
I prezzi delle portate restano il pasto più difficile da digerire per i clienti, rappresentando un cruccio anche per gli esercenti. «Alcuni prezzi sono aumentati – aggiunge Romano Cardinali, presidente Fipe Confcommercio – ma sono cresciuti anche i costi “burocratici“ a cominciare dalle tariffe energetiche». Per Confesercenti, non si tratta comunque di un fenomeno locale. «Invitiamo a fare il giro d`Italia in questo momento – aggiunge Filippetti – a Roma, ad esempio, con meno di 30-40 euro non si mangia neanche un primo e un antipasto. L`allarmisno in Umbria non esiste». In realtà, anche chi si è limitato a convertire i prezzi in euro (una pizza e una birra, 5,68 euro) fatica a mantenere il menu di un anno fa. «Non so per quanto tempo si potrà andare avanti – aggiunge Marco Crocioni – perché molti generi, alla font, hanno subito ritocchi. Le vongole, ad esempio, da 10-12 mila lire sono passate a 10-12 euro al chilo“. Nel frattempo, però, sono cambiate anche le abitudini nelle quantità consumate. «Molti giovani vengono – spiega il titolare di una pizzeria – mangiano antipasto o pizza ma non prendono né acqua né birra». Non sarà forse colpa della moda ma anche dei costi?

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